Dal vasto mondo

GERMANIA-PORTOGALLO
Due dati emergono

Elezioni: astensionismo e crisi della sinistra
Le elezioni tedesche e portoghesi appena celebrate possono offrire qualche spunto per riflettere sulla situazione politica in Europa. La cronaca rileva in Portogallo la vittoria di José Socrates, premier socialista uscente, il quale si afferma su Manuela Ferreira Leite, leader del partito socialdemocratico che, a dispetto del nome, costituisce la principale formazione della destra portoghese. Anche in Germania prevale il premier uscente, Angela Merkel, questa volta con un’affermazione del centrodestra a scapito della sinistra moderata. Apparentemente due risultati opposti e simmetrici, ma se si guarda più approfonditamente si scorge una realtà un po’ più articolata.
In Portogallo, Socrates perde la maggioranza assoluta dei seggi che aveva ottenuto nel 2005. In primavera era andata anche peggio, quando alle europee era stato superato dai socialdemocratici. Oggi, nonostante il sistema elettorale premi oltremodo chi ottiene la maggioranza relativa, è costretto a ricercare alleati per poter governare. I partiti del “Blocco di Sinistra”, la quarta formazione del Paese, già in campagna elettorale avevano annunciato la loro indisponibilità ad un’alleanza con Socrates, accusandolo di condurre politiche neoliberiste che dimenticano ogni attenzione sociale. In effetti diversi deputati della destra “socialdemocratica”, sorridendo, definiscono il premier “più a destra” di loro e probabilmente solo la inadeguatezza di Manuela Ferreira Leite ha impedito alla loro formazione il sorpasso. La candidata della destra, infatti, ha perso il consenso delle europee enfatizzando posizioni poco comprensibili, come il “no” ad ogni intervento infrastrutturale in grado di legare maggiormente il Portogallo all’Europa, dall’Alta Velocità all’aeroporto di Lisbona. La Ferreira ha tuonato in queste settimane sull’impossibilità di un accordo con Socrates ed ora, dato il veto a sinistra, ai socialisti non resta che tentare un’alleanza di governo con il partito popolare, una formazione dalle origini democratico-cristiane trasformatasi gradualmente in un partito conservatore che occupa la destra dello schieramento politico portoghese. Come si può intuire, un’alleanza tutt’altro che spontanea.
Più facile sembra il futuro del governo tedesco. I socialdemocratici della Spd (in questo caso, senza equivoci, la sinistra moderata del Paese) hanno perso un terzo dei loro voti, scendendo al 23%, il risultato più basso degli ultimi 60 anni. La sinistra radicale Die Linke (“la sinistra”) e i Verdi si dividono in parti più o meno uguali un altro 22% dei voti, mentre a destra i liberali guadagnano un 4% raggiungendo il 14%. Se si guarda ai risultati elettorali la sopravvivenza di “das Kueken”, il pulcino, come Helmut Kohl chiamava la Merkel, non è dovuta al successo, ma ad una rendita di posizione. Con lei la Cdu-Csu ottiene il peggior risultato di sempre e “Angie” (come la chiamano i tifosi) rimane cancelliere grazie al rifiuto di Spd di un’intesa con “die Linke”. Con la sinistra divisa, “Angie” può scegliere il miglior offrente tra Spd e liberali.
Alcuni dati comuni sembrano emergere dai due dati elettorali. Il primo è il continuo allontanarsi della gente dalla politica, con astensioni che sfiorano il 30% in Germania e il 40% in Portogallo, un dato da non sottovalutare. In modo analogo i partiti di governo perdono sistematicamente voti. Socrates è graziato dall’inconsistenza dell’avversaria e Merkel dalle divisioni della sinistra. Proprio la crisi delle sinistre è un altro dato problematico. In questi anni le “deregulation” dei governi di centrodestra (o di quelli di centrosinistra che li imitavano) hanno favorito la crisi. Per contrastarla, dappertutto sono state applicate politiche che appartengono alla tradizione del centrosinistra: Merkel ha fatto l’esatto contrario di ciò che aveva promesso nel 2005, non ha ridotto le tasse e ha usato lo stimolo pubblico per sostenere l’economia, altrettanto hanno fatto Sarkozy e gli altri governi europei. Il centrodestra nega se stesso nelle scelte di politica economica e sociale e vince, mentre il centrosinistra sembra vergognarsi di sé, cerca di mostrarsi liberista, come Blair, Socrates e Schroeder, e si esaurisce in dibattiti senza fine sulla propria identità da rinnovare. In Germania, Oskar La Fontaine, già ministro delle finanze e segretario Spd, ha tentato qualcosa di nuovo. Abbandonando Schroeder creò “die Linke” con l’obiettivo di dare rappresentanza politica alla fascia sociale che, a Est come a Ovest, stava perdendo le tutele e andava ad alimentare il disagio sociale. Oggi ha inglobato gli impresentabili comunisti di Gysi e, nonostante questo, ha raggiunto il 12,5% sottraendo voti alla sinistra moderata, ma senza riuscire a proporre né un’alternativa né un dialogo.

Obama negli Usa è riuscito a ridare centralità a idee come comunità, Stato, lavoro, solidarietà e giustizia. In Europa sembrano vecchie. Chi le usa non le pronuncia e chi le proponeva ieri sembra vergognarsene e non ne trova di nuove. A vent’anni dalla caduta del Muro la transizione continua.