Dal vasto mondo

MIGRAZIONI
Anche noi fummo respinti

La storia dell’emigrazione italiana e la cronaca dell’immigrazione in Italia
“La storia ci ricorda che anche noi italiani soffrimmo in casa altrui a seguito degli atteggiamenti ostili e che sarebbe opportuno non ripetere gli stessi errori. Ai nostri emigrati, nonostante fossero inizialmente meno istruiti di quanto lo siano oggi gli immigrati latinoamericani e non mancassero i problemi, si dischiuse in America Latina un positivo processo di integrazione”. Lo ha detto il 29 settembre mons. Piergiorgio Saviola, direttore generale della Fondazione Migrantes, introducendo il convegno sui flussi migratori tra l’Italia e i Paesi dell’America Latina, in occasione della presentazione del volume “America Latina-Italia: vecchi e nuovi migranti”(ed. Idos) promosso da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.

Non buonismo ma realismo. “Viene da chiedersi – ha detto mons. Saviola – se sia in sintonia con questo passato l’accoglienza che noi italiani stiamo riservando ai cittadini stranieri. Il comportamento di molti italiani e diverse decisioni pubbliche fanno pensare più alla diffidenza che alla volontà di una integrazione effettiva degli immigrati che ci stanno aiutando a superare carenze di natura demografica e occupazionale”. Perché l’emigrazione “non si traduca in uno scacco, il fenomeno migratorio deve promuovere congiuntamente il miglioramento delle condizioni economiche ma anche la serenità familiare e il benessere spirituale: questi sono obiettivi irrinunciabili secondo la dottrina sociale cristiana”. “Nessuno è contro le regole e la sicurezza purché servano per tutelare noi e loro in una corretta ottica di pari opportunità che è il fondamento di una vera politica di integrazione”, aveva detto il giorno prima mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione del volume. Per mons. Feroci la sicurezza “senza integrazione, non porta lontano: questo non è buonismo ma realismo perché integrazione significa coinvolgere i nuovi cittadini nel conseguimento degli obiettivi del nostro Paese”. Occorre “collegare il passato dell’Italia, Paese di emigrazione di massa, con l’immigrazione che sta trovando sbocco nel nostro Paese”, scrivono nella presentazione del volume mons. Saviola, mons. Feroci e mons. Vittorio Nozza (direttore di Caritas Italiana).

Alcuni dati. Secondo i dati forniti dal volume – frutto di una ricerca promossa dagli autori del Dossier statistico immigrazione Caritas-Migrantes e presentato in contemporanea anche a Milano – dei circa 4 milioni di italiani emigrati all’estero oltre 1 milione (poco meno di un terzo) vive in America Latina, che con una incidenza del 37,9% del totale si colloca subito dopo l’Europa per la presenza di italiani. L’Argentina, con oltre mezzo milione di presenze, è il secondo Paese al mondo per presenza di italiani dopo la Germania, seguita da Brasile (oltre 200 mila), Venezuela (circa 100 mila), Uruguay con oltre 72 mila e Cile con oltre 40 mila italiani. In Italia i latinoamericani sono invece 316 mila: 73 mila ecuadoriani, 70 mila peruviani, 37 mila brasiliani, 18 mila dominicani, il resto da altri Paesi. La presenza italiana in America Latina – spiegano i curatori del volume – diventa addirittura “imponente quando si tiene conto dei discendenti degli italiani, che sarebbero circa la metà dell’attuale popolazione argentina e quasi un sesto (31 milioni) di quella del Brasile dove, nello Stato di San Paolo, raggiungerebbero il 50%”. Alto è anche il numero di richieste di acquisizione della cittadinanza italiana “jure sanguinis”. Nel 2006, rispetto ai 71 mila casi definiti positivamente, vi erano 1 milione e 83 mila pratiche in giacenza.

Quale insegnamento? Alla fine del 2007, su 2.704.450 lavoratori nati all’estero, quelli nati in America Latina sono 248.000 (9,2%). Ogni 10 presenze, 4 si trovano nel Nord Ovest e 2 nel Nord Est, mentre 2 sono nel Centro e 1 nel Sud. Il loro inserimento occupazionale avviene in gran parte nelle famiglie per il servizio alle persone. “Proprio perché questo inserimento non facilita i ricongiungimenti familiari – dicono i curatori del volume – non è stato raggiunto l’equilibrio di genere con la venuta dei mariti e dei figli, con i pesanti problemi socio-affettivi che ne conseguono”. Dalla ricerca emerge che quando un italiano sposa una cittadina straniera in un quinto dei casi sceglie una latinoamericana (brasiliane in testa) e in un decimo dei casi è la donna italiana che sceglie lo sposo tra i latinoamericani (argentini in testa). Altro dato: dei 600 mila alunni con cittadinanza straniera iscritti nell’anno scolastico 2007-2008, un decimo (60.223) è di origine latinoamericana. “La ricerca – spiega il coordinatore Franco Pittau – unisce un secolo e mezzo di emigrazione italiana in America Latina e quasi 50 anni di presenza in Italia dei latino-americani: noi cerchiamo di capire quale insegnamento dobbiamo trarre dalla nostra storia migratoria per modellare il nostro comportamento con gli immigrati in Italia”.