ASSOCIAZIONI: FORUM LAVORO
Un nuovo protagonismo
Per tradurre la dottrina sociale in coerenti scelte sociali e politiche
“Concorrere ad uno sforzo riformatore che sappia affrontare in modo nuovo le questioni sociali italiane, a partire dalla salvaguardia del patrimonio costituito dal lavoro in tutte le sue dimensioni e dalle esigenza di rafforzare e sostenere il ruolo sociale della famiglia”: è questo l’intento del “Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica del mondo del lavoro”, istituito nei mesi scorsi da parte di Movimento cristiano lavoratori (Mcl), Cisl, Confcooperative, Confartigianato, Compagnia delle Opere (Cdo), e che ha promosso a Roma il 29 settembre un convegno su “Caritas in veritate. Persona, lavoro, sviluppo”. Il portavoce del Forum, Natale Forlani, ha precisato che “un nuovo protagonismo delle associazioni e dei militanti che si ispirano alla dottrina sociale della Chiesa è più che mai necessario per concorrere a rivitalizzare la qualità dell’azione sociale e a ricostruire il sistema dei valori sui quali innestare una nuova fase di sviluppo della nostra Italia”.
Ricerca del “bene comune”. “L’Enciclica Caritas in veritate sta suscitando un ampio dibattito a livello internazionale in quanto ha portato in luce una realtà, evidenziata anche dalla crisi economica e finanziaria: che c’è un ordine delle cose da rimettere a posto per realizzare davvero lo sviluppo di tutti i popoli”: lo ha detto mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste, che ha sottolineato come “gli errori relativi alla verità suscitano problemi di tipo cruciale per uno sviluppo vero e diffuso. Ad esempio, temi quali la bioetica e la tecnica vanno collocati prima delle soluzioni di tipo economico perché orientano le scelte di fondo e possono favorire lo sviluppo autentico di cui la società ha bisogno”. Secondo Giorgio Guerrini, presidente della Confartigianato Imprese, “è urgente e importante rafforzare il protagonismo delle associazioni del mondo del lavoro per affermare quei valori che il Papa ci ha indicato nell’enciclica. Queste organizzazioni di ispirazione cattolica sono state protagoniste fondamentali nello sviluppo del nostro Paese e per l’emancipazione dei lavoratori e potranno far fare ulteriori passi avanti in questa direzione grazie al coinvolgimento di imprenditori, lavoratori e soci cooperatori in vista della ricerca del bene comune”.
Proporre la “cultura del dono”. “La società ha oggi bisogno di vedere riconosciute vie concrete di solidarietà per favorire una reale inclusione delle persone più deboli”: lo ha detto il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero. “Dall’enciclica di Benedetto XVI emerge una prospettiva nuova della solidarietà, personalista e relazionale, che si rafforza grazie alla cultura del dono, indicata dal Papa con particolare evidenza. Benedetto XVI non parla di assistenzialismo – ha aggiunto – bensì di inclusione, facendo sentire tutti responsabili di tutti e questo è il nome nuovo della solidarietà”. Secondo Massimo Ferlini, vice-presidente della Compagnia delle Opere, “l’enciclica ci insegna che lo sviluppo senza carità può decadere in violenza. Occorre una corretta logica economica, politica e partecipativa facendo crescere persone responsabili di un nuovo modello di sviluppo, a partire da se stessi e dalla propria gente”. Ferlini ha anche sottolineato “che occorre metterci un «in più» della giustizia, che è la carità e la sussidiarietà. Così si valorizzano le energie e il capitale umano facendo impresa ed economia alla luce dei valori cristiani indicati dal Papa”.
Una “cosa seria e duratura”. “Con la nostra presenza noi puntiamo a fare della democrazia una cosa seria e duratura”: così il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. “Ci siamo costituiti in Forum quando abbiamo sentito dire dal Papa che tutti gli uomini impegnati in realtà sociali si impegnino collettivamente affinché la società sia migliore e più rispettosa dell’uomo”, ha aggiunto Bonanni, auspicando “un aumento della partecipazione che è l’unico sistema di controllo e crescita vera dei servizi richiesti dalla società”. Ha citato “il disastro della scuola e della sanità, dovuti a una scarsa partecipazione collettiva. Si afferma invece sempre più fortemente l’esigenza di irrobustire i corpi intermedi, perché così facendo aumenta il senso di responsabilità personale e collettiva”. Bonanni ha anche espresso una critica “alle banche più grandi che prendono denaro a costi bassissimi e fanno trading, chiudendo la porta in faccia a privati, famiglie e piccoli imprenditori. Il governo dovrebbe porre delle condizioni agli istituti bancari, perché il credito non sia bloccato. Per questo diciamo di guardare alle banche del territorio, che sono più vicine alle reali esigenze della gente”. L’economista Stefano Zamagni ha definito l’enciclica quale “primo documento della dottrina sociale della Chiesa dell’era della post-modernità”, che – ha aggiunto – propone “una visione del mercato come economia civile che tende alla inclusione di tutti, rispetto all’economia darwiniana che invece tendenzialmente premia il più forte ed esclude il debole”.