Dal vasto mondo

DIOCESI: GENOVA
Accogliere con generosità

L’arcivescovo Angelo sulla “grandezza del sacerdozio”
Ha preso il via domenica 27 settembre, con una celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo, card. Angelo Bagnasco, il nuovo anno pastorale della diocesi di Genova. Nell’omelia l’arcivescovo ha invitato i presenti – sacerdoti, religiosi e religiose, laici – a “guardare con gratitudine verso Cristo buon pastore e a rinnovare in Lui la fiducia: egli non abbandona mai i suoi; è il Re glorioso, il Risorto, il Vivente. Per questo nessuna difficoltà deve abbattere chi opera in suo nome e con la sua grazia. Anzi, se vissute in comunione con Cristo, le difficoltà rafforzano la fede, aumentano l'amore per la Chiesa, confermano il desiderio di amare gli uomini e di servire il mondo”.

Durante l’Anno Sacerdotale. “L’anno pastorale prende avvio mentre è in corso l’anno sacerdotale, per i 150 anni dalla morte di san Giovanni Maria Vianney, il santo Curato d’Ars, patrono dei sacerdoti e, in particolare, dei parroci”, ricorda mons. Marco Doldi, vicario episcopale per l’evangelizzazione. “Un anno – aggiunge mons. Doldi – voluto espressamente da Benedetto XVI, come ha ricordato il cardinale, per promuovere il rinnovamento interiore dei presbiteri, per sollecitarli a scegliere la santità come forma di vita ordinaria”. Si tratta “di un’occasione di grazia che noi sacerdoti non vogliamo perdere: è in gioco l’efficacia del nostro apostolato e anche la nostra felicità”. La sfida della santità deve essere accolta con generosità: “La dobbiamo al Signore, che ci ha chiamati, la dobbiamo alla Chiesa, la dobbiamo al mondo, che ci scruta per intravedere un modo diverso di vivere”. L’arcivescovo non ha temuto di dire che “si tratta di un autentico dovere nei confronti del Signore, che ha chiamato alla partecipazione allo stesso suo sacerdozio”.

Le mete. L’anno sacerdotale non coinvolge solo per i ministri ordinati, ma tutta la comunità diocesana. Così pastori e fedeli sono invitati a camminare insieme, guardando ad alcune mete, indicate con chiarezza e semplicità dell’arcivescovo. Innanzitutto, ha sottolineato il card. Bagnasco, “riflettere sulla grandezza del sacerdozio ordinato e sulla preziosità dei sacerdoti. Che grazia per una comunità avere il suo sacerdote!”. Poi “riscoprire e vivere la preghiera per le vocazioni; promuovere la generosa e giusta collaborazione dei fedeli laici sotto la guida di coloro che sono stati costituiti pastori; riscoprire il sacerdozio regale, comunicato a tutti con il battesimo; intensificare tutti, ministri ordinati, consacrati e fedeli, il cammino verso la santità”.

Gli strumenti per l’anno. Il card. Bagnasco ha indicato quindi i mezzi per raggiungere gli obiettivi enunciati. Si parte con “la lettura e l’utilizzo delle Lettere pastorali”: la prima, “Camminare nelle vie dello Spirito. Alle sorgenti della vita spirituale”, è già nota da tempo ed è stata indicata dall’arcivescovo come base per i cammini di catechesi in diocesi (vicariali, interparrocchiali o parrocchiali). La seconda è interamente dedicata ai sacerdoti ed è composta da otto capitoli: la bellezza del sacerdozio e la santità; l’affettività, la castità come cuore della fraternità sacerdotale; la carità pastorale a partire dal dono di sé stessi; la centralità dell’Eucaristia; la regola di vita del presbitero; la retta intenzione, la presenza di Dio, le priorità pastorali; la devozione a Maria. In appendice: gli appuntamenti dell’Anno Sacerdotale; la preghiera al Sacro Cuore; il decreto sulle indulgenze, legate all’Anno Sacerdotale. Vi sarà poi una piccola Lettera, da portare nelle case in occasione della benedizione alle famiglie, che avrà come argomento il sacerdozio battesimale, in forza del quale i fedeli esercitano un autentico culto spirituale. Ancora, il cardinale ha evidenziato l’impegno di ravvivare e motivare i Consigli pastorali – sia parrocchiali, sia vicariali – prima forma di partecipazione dei fedeli laici alla vita della Chiesa e primo aiuto ai pastori, alcuni dei quali “potrebbero vivere momenti di stanchezza”. Infine, occorre continuare il lavoro svolto negli ultimi due anni. L’arcivescovo ha indicato, specialmente, la riflessione teologica e pastorale sul matrimonio e la famiglia, definita “nucleo fondamentale, ineguagliabile, insostituibile”. Così il Consiglio presbiterale sta lavorando al fine di migliorare la normativa circa la preparazione e la celebrazione del sacramento. “Il nuovo anno pastorale – conclude mons. Doldi – è un tempo che la divina provvidenza offre a tutti come dono e come responsabilità. Se vissuto intensamente, porterà tanti frutti”.