Dal vasto mondo

DIOCESI: NOLA
Tra illegalità e speranza

Il vescovo Beniamino e “l’arte di educare”
L’educazione è una sfida, un’emergenza. Ma è anche una risposta necessaria, la più concreta possibile, ai malesseri dei territori. La Chiesa di Nola si è interrogata dal 23 al 25 settembre su cosa significhi educazione in un luogo ben preciso: la vasta periferia Nord di Napoli, 700 mila abitanti in cui le punte di disoccupazione arrivano al 25 per cento e il bene comune è usurpato dalla collusione tra camorra, affari e politica.

Organizzare il bene. A guidare i lavori il vescovo della città di Paolino, mons. Beniamino Depalma. “L’arte dell’educare non si può ridurre ad un insieme di tecniche o a una combinazione di competenze – ha detto il vescovo dando il via al convegno – ma rappresenta un atto d’amore dell’uomo verso l’uomo”. Il titolo dell’appuntamento diocesano, “Educare è cosa del cuore”, riprende un’esortazione di san Giovanni Bosco, “educatore – spiega mons. Depalma – da prendere a modello in una realtà contraddittoria come la nostra, segnata da una diffusa illegalità ma anche da abbondanti segni di speranza”. Proprio su questo, mons. Depalma si è fermato con maggiore profondità: “Come Chiesa locale ci avviamo con entusiasmo verso il decennio dell’educazione. Siamo consapevoli infatti che tutti i problemi di ordine sociale, culturale, politico, economico del nostro territorio, e in particolar modo la camorra, hanno una matrice educativa”. Non si agisce solo sul versante della denuncia, ha aggiunto il vescovo: “Solo percorsi di legalità, di giustizia, di rispetto, attivati in modo congiunto e diffuso da famiglie, scuole, Chiesa, associazioni e istituzioni, solo una sinergia per il bene potrà farci gustare la libertà e la dignità della nostra condizione umana”. Il male, ha detto mons. Depalma, “è sempre organizzato”. Ma ora “anche il bene deve organizzarsi: non è questo il tempo degli eroi solitari”.

Ritornare al “senso dell’educazione”. Il 23 settembre ospite del convegno è stato Giuseppe Savagnone, da lungo tempo docente alle scuole superiori. La sua è stata un’analisi dura delle difficoltà del mondo adulto: “Le nuove generazioni sono state sempre problematiche. Ma in passato trovavano un punto di riferimento in un mondo adulto che, nel bene o nel male, aveva delle convinzioni e proponeva dei messaggi che aiutavano i giovani a trovare la loro identità, fosse pure per contrasto. Oggi perfino quello è diventato impossibile, perché genitori e docenti non hanno più certezze loro stessi. Soprattutto – e ciò è ancora più grave – non hanno una «tensione educativa» perché non sanno più neppure che cosa significa educare. E senza la consapevolezza di ciò che questo implica l’educazione non può realizzarsi”. Di conseguenza, “è al senso dell’educazione che bisogna ritornare, prima ancora che cercare «ricette» più o meno efficaci, e sono gli adulti innanzitutto a doverlo riscoprire. Una precisazione preliminare, in questa riscoperta, riguarda il fine da perseguire, che non è una trasmissione di competenze o di abilità, e neppure la «formazione» della personalità del giovane, come se questi fosse una materia informe da plasmare, ma consiste piuttosto nel risvegliare le sue energie profonde, la sua attenzione, la sua cura”. Un’avventura affascinante. Anche Paola Bignardi, docente ed ex presidente nazionale dell’Azione Cattolica, intervenuta il 24 settembre, ha condiviso la disamina sul mondo adulto, ma non ha rinunciato a vedere nell’educare innanzitutto “un’avventura umana affascinante, di cui ricominciare a parlare mostrandone anche la bellezza, non solo la difficoltà”. In coerenza con queste parole, Bignardi ha proposto una sorta di nuovo vocabolario: “Occorre riconoscersi in un progetto educativo. Coscienza, libertà, corpo, pensiero, affettività, socialità, responsabilità, trascendenza: mi pare che un progetto educativo credibile debba oggi dichiarare come intende favorire la maturazione di ragazzi e giovani in ordine a questi aspetti che, come qualificano la vita di una persona, cosi debbono qualificare i percorsi educativi che ne sostengono la crescita”. Parole spiegate con passione una dopo l’altra, fermandosi in particolare sulla prima: “Oggi come sempre la coscienza è spazio dell'interiorità, della solitudine con se stessi, dell'esperienza della libertà come grandezza, come rischio, talvolta anche come dramma. È un grande spazio che si apre davanti all’educazione, questo. Esso riguarda almeno la consegna ai giovani dell’alfabeto dell’interiorità, inteso come capacità di riconoscere, di capire e di dare valore a ciò che accade dentro; è la possibilità di sperimentare le dimensioni che stanno oltre la superficie, le parole che stanno oltre la chiacchiera, le esperienze che costruiscono l’esistenza: il silenzio, l’ascolto, la gratuità. Dentro la coscienza si sperimenta quella gerarchia di valori che l’educazione consegna”. L’ultimo giorno di convegno è stato invece dedicato a laboratori ristretti, cui hanno partecipato sacerdoti e laici impegnati nella pastorale diocesana. Al centro i cinque ambiti del Convegno Ecclesiale di Verona 2006 (vita affettiva, lavoro e festa, fragilità umana, tradizione, cittadinanza), per realizzare anche nella Chiesa nolana una “pastorale integrata” che metta al centro la persona, concretizzando il passaggio “dagli uffici agli ambiti”.