Dal vasto mondo

DIOCESI: BOLZANO-BRESSANONE
Sulla strada della sobrietà

Crisi, uomo e ambiente: il vescovo Karl invita ad adottare nuovi stili di vita
“Occorre adottare nuovi stili di vita, adattabili a tutta l’umanità”. Lo ha detto nei giorni scorsi il vescovo di Bolzano-Bressanone, mons. Karl Golser, intervenendo alla tavola rotonda “La crisi, l’uomo e l’ambiente nella Caritas in veritate” organizzata dalla Caritas diocesana, dall’Istituto diocesano per la giustizia, pace e salvaguardia del creato e dal Teatro Cristallo di Bolzano. Approfondendo il tema dell’ambiente così come il Papa lo affronta nella sua terza enciclica, mons. Golser ha sottolineato come la natura sia “espressione di un disegno di amore e di verità”. In essa, ha ricordato il vescovo riprendendo le parole del Papa, “l’intera famiglia umana deve trovare le risorse necessarie per vivere dignitosamente, con l’aiuto della natura stessa, dono di Dio ai suoi figli, e con l’impegno del proprio lavoro e della propria inventiva”. In questo senso si rende indispensabile che l’uomo contemporaneo modifichi mentalità, adottando stili di vita “che tengano conto del bene dell’intera umanità”. La Chiesa in questo contesto “ha un compito educativo nei confronti dell’uomo, promuovendo un’ecologia dell’uomo”.

Una rete interdiocesana. Mons. Golser ha ricordato l’esistenza di una rete interdiocesana “Nuovi stili di vita”, che comprende 24 diocesi del Nord Italia, in procinto di lanciare un appello per la Conferenza di Copenaghen (che si terrà a dicembre), nella quale la comunità internazionale “dovrà definire le linee di un’efficace azione di contrasto del riscaldamento del pianeta per i prossimi decenni”. Nell’appello si sottolinea che “diventa prioritario far fronte al mutamento climatico, poiché esso pone una fondamentale questione di giustizia, che interroga le nostre coscienze: nei confronti dei poveri, delle generazioni future, ma anche di ogni altra creatura che abita il pianeta”. La rete interdiocesana sottolinea che “occorrono interventi mirati ed efficaci, condivisi su scala planetaria, con strategie di breve, medio e lungo termine, anche su scala locale”. In questo senso si sollecita l’Unione europea e, in primo luogo, il governo italiano ad “assumersi impegni forti e vincolanti per il contenimento del mutamento climatico”. “Occorre imparare a vivere un’esistenza più sobria – ha affermato mons. Golser – centrata sulle relazioni, evitando acquisti e sprechi inutili”.

Economia e morale. L’imprenditore altoatesino Franz Staffler ha illustrato nel corso della tavola rotonda gli effetti della crisi economica. “Negli ultimi anni – ha evidenziato – è aumentata la possibilità da parte degli imprenditori di recarsi all’estero, dove la manodopera costa decisamente meno. Tuttavia gli effetti positivi di questa delocalizzazione devono portare benefici anche nei Paesi in cui una produzione si trasferisce. Non bisogna dimenticare, infatti, che dietro ogni decisione economica ce n’è sempre una morale. Va pertanto stigmatizzato l’atteggiamento di quelle aziende che ricercano degli utili smisurati, che vanno a discapito delle fasce più deboli della popolazione”.

Non solo aiuti ai Paesi poveri. Di cooperazione e sviluppo nei Paesi più poveri del mondo ha parlato l’economista Giuseppe Folloni dell’Università di Trento. “La crisi – ha spiegato – è stata generata dai comportamenti errati dei mercati finanziari statunitensi, comportamenti copiati da moltissimi altri Paesi, e le ripercussioni maggiori si sono avute nei Paesi in via di sviluppo, in cui sono diminuiti i flussi di denaro in entrata, sono calate le esportazioni e sono diminuite anche le rimesse”. Folloni ha mostrato come gli aiuti a pioggia non favoriscano un vero sviluppo delle popolazioni a cui sono destinati. “Troppi aiuti generano dipendenza – ha commentato l’economista – tant’è che ci sono Paesi che decidono di essere poveri per ricevere i contributi dall’estero”. Folloni ha quindi posto l’accento sull’importanza della promozione dello sviluppo dei Paesi poveri, “che si concretizza non attraverso il semplice invio di aiuti economici, quanto piuttosto sull’offerta di incontri che permettano alle popolazioni di fare esperienza diretta di come sia possibile una realtà diversa da quella in cui si trovano a vivere”.

Per il bene di tutti. Dell’enciclica “Caritas in veritate” sì è parlato in questi giorni anche in occasione dell’assemblea della sezione altoatesina dell’Ucid (Unione cattolica imprenditori dirigenti), aperta dal vescovo mons. Golser e alla quale ha partecipato anche il presidente nazionale Angelo Ferro. “L’enciclica di Benedetto XVI – ha detto il vescovo – è un testo ricco, che ci deve invitare a riflettere su temi di grande attualità”. “In una società che ha fatto della separatezza e della frammentazione il suo paradigma – ha aggiunto Ferro – l’enciclica del Papa ci spinge a riscoprire il senso profondo dell’unità, che non è fine a se stessa, ma, vissuta in spirito di carità, ci porta a promuovere il bene di tutti. Benedetto XVI ci ricorda l’importanza del fare, dell’avere e del conoscere per essere di più. Ciò significa che l’obiettivo delle nostre azioni non è l’arricchimento personale, quanto piuttosto il bene di tutti, del quale automaticamente godiamo anche noi stessi”.