Dal vasto mondo

CEI: CONSIGLIO PERMANENTE
Sereni e propositivi

La conferenza stampa di mons. Mariano Crociata
“Non abbiamo nessuna chiarezza da fare, per quel che ci risulta i fatti sono davanti a tutti”. Con queste parole mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, ha risposto alle domande dei giornalisti in merito ad una “richiesta di chiarezza sui fatti di Terni”. Durante la conferenza stampa (29 settembre 2009) di presentazione del comunicato finale del Consiglio episcopale permanente (Cep), mons. Crociata ha ricordato che Dino Boffo, “con le sue dimissioni da direttore di Avvenire, ha voluto dire la sua volontà di non esporre la Chiesa a ulteriori attacchi, e da parte sua ha chiarito in questo modo come si tratti di un’iniziativa che ha in una lettera anonima il suo punto di appoggio, dunque non ha altri argomenti da offrire”. Durante il Cep, comunque, “i vescovi non hanno discusso” in merito alla situazione del quotidiano cattolico, in quanto “Avvenire è una società editrice con il suo Consiglio di amministrazione”, mentre “si è parlato – ha riferito mons. Crociata – con grande dispiacere di un attacco personale che ha colpito una persona che ha servito con grande professionalità la Chiesa in Italia, col giornale Avvenire, e della volontà di andare avanti con questo servizio, senza lasciare che un tentativo di intimidazione intacchi la volontà di continuare a servire la Chiesa e il Paese in serenità, nella ricerca del bene pastorale del popolo cristiano e del bene comune di tutto il Paese”. Sempre rispondendo alle domande dei giornalisti, il segretario generale della Cei ha poi allargato il discorso ai media, definiti “un ambito di grande rilevanza”, e in particolare ai media cattolici, assicurando la volontà della Chiesa italiana di “continuare a svolgere, e a far svolgere, il loro servizio a tutti quegli strumenti che sono riconducibili alla iniziativa della Cei”. Durante la recente assise dei vescovi, comunque, “non si è parlato di questo tema, né si pensa a ristrutturazioni particolari”. “Certamente – ha proseguito mons. Crociata – con calma si provvederà alla nomina di chi dovrà prendere la responsabilità, dopo le dimissioni del dottor Boffo, di dirigere il quotidiano cattolico e si continuerà a seguire con attenzione questo ambito dei media, che ha come obiettivo quello di far giungere nella maniera più efficace possibile, e più rispettosa del senso della Chiesa nel territorio, il suo messaggio, che è pastorale e di animazione cristiana della vita sociale, all’interno della responsabilità che la Chiesa in Italia ha nei confronti del Paese”.

Questione meridionale ed “esigenza educativa”. “Avvertiamo più che mai l’esigenza educativa, in riferimento alla cosiddetta questione meridionale”. E non è una “pura coincidenza” con il tema degli Orientamenti pastorali della Cei per il prossimo decennio, ma una constatazione “che corrisponde all’urgenza maggiore che emerge”. Mons. Crociata ha inquadrato in questi termini la “questione meridionale” dal punto di vista dei vescovi. “I problemi che il Mezzogiorno presenta – ha proseguito – sono di vario genere: dai gravi problemi legati ad un fenomeno come quello della disoccupazione, soprattutto giovanile, ad altri problemi che riguardano l’esercizio delle responsabilità pubbliche, ad esempio degli amministratori delle Regioni o degli enti locali, fino alla promozione del senso civico”. Ciò significa, per la Cei, che “c’è un’esigenza educativa che va messa a fuoco”, e che per la Chiesa italiana comporta “l’impegno a far diventare le nostre comunità luoghi in cui crescano, maturino, siano accompagnati, nel loro processo di evoluzione, veri cristiani e autentici cittadini”. Un compito, questo – ha puntualizzato mons. Crociata – che le Chiese del Sud “hanno già assolto e continuano ad assolvere”, ma nello stesso tempo “un impegno che la Chiesa italiana vuole assumere ancora di più”, in quanto “decisivo per una società più giusta e solidale, nel rapporto organico di tutte le componenti dell’unità nazionale”.

Federalismo, “fine-vita”, immigrazione e pace. Sul federalismo, i vescovi raccomandano “l’equilibrio tra le esigenze dell’unità e della solidarietà nazionale, da una parte, e i vantaggi, l’importanza, l’utilità – dall’altra – di quei passi verso il federalismo che si siano compiuti o che si stanno compiendo”. “Le vicende dei mesi scorsi suggeriscono, incoraggiano, fanno ritenere necessaria una legge che prevenga l’arbitrio: per il resto, auspichiamo una soluzione condivisa”: è la posizione dei vescovi sul “fine-vita”, questione su cui mons. Crociata ha espresso l’auspicio “che il Parlamento trovi il modo, nella maniera più condivisa, di pervenire alla conclusione di un iter legislativo in fase abbastanza avanzata”. Il riferimento è al testo già licenziato dal Senato, definito anche da mons. Crociata – come già dal card. Bagnasco – “un punto di equilibrio significativo”. Riguardo all’immigrazione, tra i vescovi “c’è preoccupazione per il giusto equilibrio tra la legalità, il rispetto delle esigenze di pace sociale e, nello stesso tempo, l’accoglienza, il rispetto delle persone”. Visto che “l’immigrazione è ormai un fenomeno di grandi proporzioni”, ha detto mons. Crociata, “l’attenzione all’esigenza dell’integrazione è imprescindibile, secondo tempi e modalità che vanno accolte e accompagnate per la salvaguardia del bene di tutti”. Interpellato, infine, sul dibattito in corso circa la permanenza delle truppe italiane in Afghanistan, il segretario generale della Cei ha risposto che si tratta di “una responsabilità politica e istituzionale di una nazione, nel novero di altre nazioni”. La “responsabilità” da assumersi è che “si compia davvero un processo di superamento della violenza, dei conflitti e s’inneschi un processo di pace”.