BENEDETTO XVI – REPUBBLICA CECA
La speranza della Chiesa
Terzo giorno (28 settembre 2009)
“Ai nostri giorni la santità è ancora attuale” o “non è piuttosto un tema poco attraente ed importante?”. Così Benedetto XVI a Stará Boleslav, durante l’omelia della santa messa alla Spianata sulla via di Melnik per la ricorrenza liturgica di San Venceslao, patrono della nazione. Nell’ultimo giorno del viaggio apostolico nella Repubblica Ceca (26/28 settembre), il Pontefice ha ricordato che il secolo passato “ha visto cadere non pochi potenti, che parevano giunti ad altezze quasi irraggiungibili” perché “chi ha negato e continua a negare Dio e, di conseguenza, non rispetta l’uomo, sembra avere vita facile e conseguire un successo materiale” ma “basta scrostare la superficie per costatare che, in queste persone, c’è tristezza e insoddisfazione”. “Il valore autentico dell’esistenza umana non è commisurato solo su beni terreni e interessi passeggeri”, ha aggiunto il Papa, “perché non sono le realtà materiali ad appagare la sete profonda di senso e di felicità che c’è nel cuore di ogni persona”.
Nel rievocare l’esempio di San Venceslao, il Santo Padre ha incoraggiato ad essere credibili perché non basta “apparire buoni ed onesti” ma “occorre esserlo realmente”. La lezione di vita del santo di Praga, “che ebbe il coraggio di anteporre il regno dei cieli al fascino del potere terreno”, offre un modello da imitare per camminare “con passo spedito verso la santità”. “Fedele agli insegnamenti evangelici che gli aveva impartito la santa nonna, la martire Ludmilla”, il giovane sovrano Venceslao “ancor prima di impegnarsi nel costruire una convivenza pacifica all’interno della Patria e con i Paesi confinanti, si adoperò per propagare la fede cristiana, chiamando sacerdoti e costruendo chiese” e, “animato da spirito evangelico, giunse a perdonare persino il fratello, che aveva attentato alla sua vita”. Quello di San Venceslao è un esempio difficile da seguire, ha detto il Papa, “poiché la fede è sempre esposta a molteplici sfide” ma “quando ci si lascia attrarre da Dio che è Verità, il cammino si fa deciso, perché si sperimenta la forza del suo amore”.
Porta della libertà. “Non è difficile costatare che in ogni giovane c’è un’aspirazione alla felicità, talvolta mescolata ad un senso di inquietudine; un’aspirazione che spesso però l’attuale società dei consumi sfrutta in modo falso e alienante”. Dopo aver ringraziato i numerosi giovani riunitisi alla Spianata sulla via di Melnik a Stará Boleslav, Benedetto XVI ha rivolto loro un messaggio affermando che, “purtroppo non sono pochi i vostri coetanei che si lasciano attrarre da illusori miraggi di paradisi artificiali per ritrovarsi poi in una triste solitudine”, ma ci sono anche “tanti ragazzi e ragazze” che vogliono trasformare “la dottrina nell’azione per dare un senso pieno alla loro vita”. Il Signore, ha ribadito il Papa, “viene incontro a ciascuno di voi”, “bussa alla porta della vostra libertà e chiede di essere accolto come amico” perché “quando il cuore di un giovane si apre ai suoi divini disegni, non fa troppa fatica a riconoscere e seguire la sua voce”. Nasce così l’esigenza di considerare “seriamente la chiamata divina a costituire una famiglia cristiana”, dal momento che “la società ha bisogno di famiglie cristiane, di famiglie sante”. Se invece il Signore “chiama a seguirlo nel sacerdozio ministeriale o nella vita consacrata”, ha proseguito il Santo Padre, non bisogna esitare a “rispondere al suo invito” perché “la Chiesa, anche in questo Paese, ha bisogno di numerosi e santi sacerdoti e di persone totalmente consacrate al servizio di Cristo, Speranza del mondo”. E proprio la speranza “si coniuga bene con la giovinezza” e la Chiesa si attende che i giovani, “speranza della Chiesa”, si facciano “messaggeri della speranza”. In conclusione, Benedetto XVI ha invitato i giovani “a vivere con gioia ed entusiasmo la vostra fede” e “di crescere nell’unità tra di voi e con Cristo”.
Generazioni future. “La Chiesa in questo Paese è stata veramente benedetta con una straordinaria schiera di missionari e di martiri, come anche di santi contemplativi, tra i quali vorrei in particolare ricordare Sant’Agnese di Boemia, la cui canonizzazione, proprio venti anni fa, fu messaggera della liberazione di questo Paese dall’oppressione atea”. Nel corso della cerimonia di congedo all’aeroporto internazionale “Stara Ruzyne” di Praga, Benedetto XVI ha ringraziato per la “generosa ospitalità durante la mia breve permanenza in questo splendido Paese” sottolineando “l’importanza del dialogo ecumenico in questa terra che ha assai sofferto per le conseguenze della divisione religiosa al tempo della guerra dei Trent’anni”. “Se i nostri occhi rimangono aperti alla bellezza della creazione di Dio e le nostre menti alla bellezza della sua verità”, ha concluso il Santo Padre, “allora possiamo davvero sperare di rimanere giovani e di costruire un mondo che rifletta qualcosa della bellezza divina, in modo da offrire ispirazione alle future generazioni per fare altrettanto”.