Dal vasto mondo

MASS MEDIA E DINTORNI
Non è tutto Santoro quel che luccica…

La brutta piega del dibattito sulla libertà di stampa
«È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui, ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e della buona fede». Parla chiaro l’articolo 2 della Legge n.69 del 3 febbraio 1963, che regola l’attività dei giornalisti secondo i principi della libertà d’informazione e di opinione sanciti dalla Costituzione italiana. Le parole hanno un peso: libertà di informazione, verità sostanziale dei fatti, doveri di lealtà e buona fede.
Altrettanto chiaro è l’obiettivo che dovrebbe caratterizzare l’offerta informativa del servizio pubblico: garantire un prodotto di qualità, imparziale e corretto, capace di rappresentare la realtà in tutti i suoi aspetti e dar conto delle sue varie interpretazioni. Secondo le linee guida editoriali interne, i giornalisti che lavorano per la Rai sono chiamati ad agire professionalmente «con il massimo di correttezza, compiutezza e obiettività, svolgendo il loro compito senza interferenze di parte oltre che con il doveroso rispetto delle condizioni psicologiche e delle esigenze morali degli utenti, perché soltanto in questo modo crescerà nel Paese una opinione pubblica informata e democratica».
Le riflessioni sul “caso Santoro” (l’ennesimo) e sulla funzione del giornalismo si devono collocare all’interno di questi capisaldi, altrimenti si esce dal seminato per degenerare verso la demagogia e la vana polemica (anti)politica. La prima puntata di “Annozero” giovedì scorso ha scatenato vibranti reazioni da parte della maggioranza e dell’opposizione parlamentare. Il tema era proprio la libertà di stampa, gli ospiti erano politici dell’una e dell’altra parte insieme a direttori di testate facenti più o meno direttamente riferimento al centrodestra e al centrosinistra. Il parterre, quindi, teoricamente garantiva quella “par condicio” che dovrebbe essere sempre richiesta in trasmissioni del genere. E che dovrebbe in realtà caratterizzare qualunque messaggio giornalistico, attraverso la tv, la carta stampata, la radio, internet, proprio perché l’informazione in quanto tale è un’attività di servizio.
Preceduta da avvertimenti, veti incrociati, dissidi pubblici fra il conduttore Michele Santoro e il direttore di RaiDue Massimo Liofredi, la trasmissione ha avuto accesi (e prevedibili) seguiti polemici. Al centro del contendere gli argomenti trattati, ancora una volta relativi in buona parte alle inchieste sulla presenza di escort e ragazze disinvolte a Palazzo Grazioli e, in generale, alle frequentazioni poco raccomandabili del Presidente del Consiglio e di altri esponenti politici di spicco, dell’una e dell’altra parte politica.
A qualcuno le incursioni giornalistiche e l’impostazione dell’intera puntata non sono piaciute, e così il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha ritenuto di dover convocare i vertici Rai «per verificare se trasmissioni come Annozero rispettino l’impegno a garantire un’informazione completa e imparziale». Il viceministro allo Sviluppo economico, Paolo Romani, ha addirittura aperto un’istruttoria sulla trasmissione, in riferimento all’articolo 39 del contratto di servizio, con la convocazione del Presidente della Rai Paolo Garimberti e del Direttore generale Mauro Masi.
Gli altri media non sono stati a guardare. Molti testate hanno fatto da chiassoso contorno alla vicenda, sia sollecitando alla vigilia le tifoserie pro e contro Santoro; i giornali di partito (ci sono, eccome se ci sono) hanno come al solito gettato benzina sul fuoco per sostenere a priori le tesi dei lori editori (politici) di riferimento. Risultato: la solita bagarre con la gara a chi grida più forte e una tasso di qualità informativa vicino allo zero.
Proprio i toni del confronto sono ciò che stona di più. Se il Presidente del Consiglio o altri esponenti da noi eletti in Parlamento adottano comportamenti non conformi alla morale e al rispetto della loro stessa funzione, questo è certamente un argomento di interesse generale, che non può essere glissato al di là degli eventuali risvolti giudiziari. Chi ci governa e ci rappresenta deve avere un profilo etico al di sopra di ogni sospetto, in ogni situazione pubblica e privata. Un potere democratico non può avere nulla da temere dall’informazione. Non devono però essere esasperati i modi: la polemica non aiuta a capire e la funzione dell’informazione è quella di spiegare, prima ancora che di (pur legittimamente) criticare.
Il ministro Scajola chiede di «finirla con l’ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull’infamia, sulle porcherie». Siamo d’accordo con lui e non potrebbe essere altrimenti. Ma il monito vale se riguarda tutti i mezzi di comunicazione, tutti i giornalisti e tutte testate informative, sia quelle di proprietà pubblica che quelle di proprietà privata.

MARCO DERIU