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INTERNET
Tutti contro Google Book

Mentre si attende la sentenza di un giudice Usa
Non bastavano il Dipartimento di Giustizia statunitense e la Commissione Europea, ora a schierarsi contro Google Book sono anche tre colossi dell’IT del calibro di Microsoft, Yahoo ed Amazon: per l'azienda di Mountain View la battaglia si fa più difficile ed il futuro dello strumento sviluppato da Google diventa ogni giorno più incerto.
Google Book Search è nato per permettere la ricerca nel testo di libri antichi digitalizzati oppure in commercio. Nel caso in cui il volume digitalizzato non sia protetto da copyright, Google permette di consultarlo integralmente e di scaricarlo in formato PDF. Altrimenti, a seconda dell'accordo stipulato con l'editore che detiene i diritti per lo sfruttamento dell'opera, consente di visualizzare piccole porzioni del testo (snippet), intere pagine (copertina, indice ecc.) oppure solo di effettuare ricerche nei dati identificativi.
Il servizio ha subito suscitato un vespaio di polemiche: non è passato neppure qualche mese dalla sua presentazione (avvenuta con il nome di Google Print, nel 2004, alla Buchmesse di Francoforte), quando a Mountain View arrivano le prime citazioni in giudizio. Nel settembre del 2005 è la Authors Guild of America a chiamare davanti ad una Corte USA BigG ed in seguito, nell’ottobre dello stesso anno, anche l'Associazione degli editori americani presenta una denuncia per “estesa violazione del copyright”. Nello stesso anno, l’allora presidente della Biblioteca nazionale francese, Jean-Noël Jeanneney, attacca il progetto di Google ravvisandovi il rischio di una eccessiva egemonia della cultura anglosassone su quella europea.
Google, però, non molla e tenta la carta dell’accordo con gli editori: mette sul piatto 125 milioni di dollari per chiudere la class action e consentire l’avvio del servizio. L’accordo, accettato dagli editori, ricompensa con 45 milioni di dollari gli autori dei libri già on-line e prevede un complesso sistema di strumenti di controllo, il Book Rights Registry: nel registro saranno presenti tutti gli autori che lo chiederanno e attraverso di esso gli autori stessi saranno ricompensati per la messa a disposizione delle proprie opere. Un business non solo per autori ed editori, nell’accordo, infatti, Google si riserva il 37% dei guadagni generati con la vendita dei libri e la pubblicità affiancata alle anteprime dei testi.
Ora l’accordo deve essere approvato da un giudice federale ed è qui che entrano in gioco i tre colossi dell’IT: Microsoft, Yahoo ed Amazon radunati, insieme ad associazioni no-profit ed alcuni editori, sotto l'egida della Open Book Alliance (OBA) chiedono che l’accordo sia bocciato perché rischia, a loro dire, di rendere inaccessibile questo nuovo mercato. Secondo l’OBA, Google si ritroverebbe in mano un patrimonio di 18 milioni di titoli, che non consentirebbe ad altri concorrenti di affacciarsi in questo nuovo mercato. Per fare luce sulla vicenda sono scesi in campo anche il Dipartimento di Giustizia Americano, che ha da poco ufficializzato l’apertura di un’inchiesta, e la Commissione Europea, che vuole capire fino in fondo cosa possa accadere nel caso in cui la proposta di BigG fosse resa definitiva dalla decisione del giudice.

ANTONIO RITA