SALVAGUARDIA DEL CREATO
Cambiare rotta
Convegno ad Assisi sulla “conversione ecologica”
Un bene di tutti e per tutti.
L’aria, filo conduttore della Giornata, è un bene comune “nel senso più pieno del termine”, ha ricordato mons. Arrigo Miglio, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro. È un bene “di tutti e per tutti” e “può essere salvaguardato unicamente con l’impegno di ciascuno”. Ecco dunque, ha sottolineato il prelato, che “siamo chiamati a condividere i beni del creato con le generazioni di oggi e di domani”. A tal fine “è importante insistere sul compito educativo” al quale è chiamata anche “ogni comunità cristiana”: educare alla “responsabilità”, sapendo “che renderemo conto al prossimo e a Dio creatore dell’uso che facciamo dei beni della terra”. È chiaro il legame tra aria e vita, ha aggiunto Simone Morandini della Fondazione Lanza, dal momento che “solo chi respira è vivente”. Morandini ha poi ripercorso il messaggio dei vescovi per l’occasione, soffermandosi laddove si parla “del peccato, che nasce da un rapporto sbagliato con il creato”, al quale va opposto “un profondo rinnovamento del nostro modo di vivere e dell’economia”.
Le quattro conversioni.
Secondo il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, sono “almeno quattro” le conversioni che sottendono alla “conversione ecologica”: “conversione culturale”, “estetica”, “etica” e “spirituale”. Il vescovo ha presentato queste quattro “conversioni” attraverso la figura di san Francesco. Così la prima, simboleggiata dalla spogliazione del Santo di Assisi davanti al vescovo, “non significa rigetto della cultura, ma perorazione di una cultura e una tecnica che sappiano stare al passo con Dio”. La “conversione estetica”, invece, vede il diverso rapporto di Francesco e del padre rispetto ai beni: mentre quest’ultimo se ne voleva appropriare con il denaro, Francesco “c’invita ad innalzare lo sguardo e a godere delle creature”. Ancora, la “conversione etica” sottende “l’atteggiamento della custodia”: come il vescovo accoglie Francesco ormai spogliato di tutto, povero e fragile, così noi “dobbiamo custodire la natura che ci è affidata”. Da ultimo, la “conversione spirituale”, “invito alla lode” come è rappresentato dal Cantico delle creature.
Realtà contraddittoria.
La prima sessione del convegno, dedicata a “comprendere i cambiamenti e le loro cause”, ha visto gli interventi di Danilo Mainardi (Università Ca’ Foscari – Venezia) sulle “intelligenze naturali”, Franco Prodi (Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr – Bologna) sulle “cause naturali e antropiche” dei cambiamenti climatici ed Enrico Porceddu (Università della Tuscia – Viterbo) sui “problemi della produttività agroalimentare e forestale”, oltre al sottosegretario del Ministero dell’ambiente Roberto Menia e a due imprenditori, Mauro Moretti (Ferrovie dello Stato) ed Ezio Martini (Kerself). Di natura prettamente ecumenica, invece, la seconda sessione. Qui Letizia Tomassone, vicepresidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), ha parlato del “legame essenziale tra ecologia e giustizia”, denunciando la “chiara situazione di squilibrio nell’accesso alle risorse” e la “realtà contraddittoria” di un consumo, simbolo di benessere, che porta a un impoverimento di vaste aree del pianeta.
Una rivoluzione spirituale.
“Un cambiamento del cuore”, partendo dal riconoscimento che “il mondo è stato creato da Dio”, è stato chiesto dall’igumeno p. Andrei Boitsov della Chiesa ortodossa russa in Italia, mentre mons. Vincenzo Paglia ha auspicato un “concilio degli spiriti nobili” per affrontare il problema e dare avvio a una “grandissima rivoluzione spirituale”. Mons. Paglia ha inoltre ripreso la sollecitazione della vicepresidente della Fcei per denunciare la “cinica freddezza con cui oggi si tratta il dramma dell’immigrazione”. I migranti, ha sottolineato il vescovo, sono “in fuga da persecuzioni, ma anche e soprattutto dalla povertà prodotta dal degrado ambientale: un degrado spesso causato proprio per produrre il superfluo per gli abitanti dei Paesi ricchi”.
A CURA DI FRANCESCO ROSSI