Dal vasto mondo

Scuole ed educazione
Come e quanto si investe?

Comincia l’anno scolastico e non può non essere un’occasione collettiva per domandarsi quanto, e come, il Paese investe sulla scuola, ma non solo, sul proprio sistema educativo e dunque sul suo futuro. Per questo servono, scostando le dispute politiche e i problemi sindacali, che pure sono così rilevanti, e che devono essere affrontati nelle sedi opportune, momenti di riflessione ad un tempo concreti e profondi, che permettano quella capacità di “visione” che è necessaria ad un Paese maturo. Si deve insomma evitare il pericolo di trasferire sui grandi nessi che tengono insieme il paese i ritmi sincopati, contraddittori, le prospettive a breve che la politica e la dialettica tra partiti e schieramenti necessariamente porta con sé: e non solo in Italia.
E’ anche in questo quadro che si può leggere la scelta che la Chiesa in Italia sta facendo sull’educazione come tema centrale per il prossimo decennio. Ne rappresenta una sorta di premessa il “Rapporto-proposta” che il Comitato per il progetto culturale, presieduto dal card. Ruini, presenterà nei prossimi giorni. Intorno alla “sfida educativa” l’obiettivo è promuovere una consapevolezza larga e profonda, che possa dar luogo, nel nostro Paese, a una sorta di alleanza per l’educazione, in grado di coinvolgere tutti i soggetti interessati al problema, dalla famiglia alla scuola, al mondo del lavoro, a quello dei media.
“Ci vuole l’educazione e ci vogliono maestri capaci di insegnare. Ma è difficile avere l’una e gli altri se non c’è un patrimonio di valori e di saperi, diciamo pure una tradizione, ritenuta degna di esser tramandata”. C’è da riflettere sui fondamenti, ma non per guardare all’indietro, né per restaurare alcunché: per adeguarsi piuttosto ad un movimento tanto rapido quanto pieno di contraddizioni, che sembra consumare risorse più che produrre valore aggiunto in termini di senso e di sviluppo complessivo. E’ in gioco il dinamismo profondo di una società. “La sostanza dell’educare non è una tecnica per produrre qualcosa in qualcuno, ma un agire per attivare la capacità di azione in altri: in questo senso un agire generatore, che suscita l’identità attiva attraverso una relazione coinvolgente e comunicativa”.
Affermare la radice profondamente umanistica del processo educativo, significa rimettere in gioco e riaffermare le strutture portanti, i fondamentali, dell’esistenza dell’uomo e della donna, la relazionalità, il bisogno di amore, l’attitudine a capire e a valutare, la libertà. L’impegno tuttavia è non restare nell’empireo delle dichiarazioni di principio, ma cominciare a percorrere le possibili convergenti strade per fare zampillare, nelle scelte concrete, questi elementi di fondo.
E’ l’ambizione del progetto culturale della Chiesa italiana, che l’attuale pontefice invita a sviluppare ulteriormente, quando invita ad allargare gli orizzonti della nostra razionalità. E’ l’ambizione di suscitare le grandi questioni e su queste aprire costruire molteplici spazi, occasioni, cammini, proposte, di confronto e di intervento, e poi di possibile convergenza, con tutti.
FRANCESCO BONINI