Dal vasto mondo

CEI: PROGETTO CULTURALE
Per essere uomini

Il Rapporto-proposta e il “patto” tra le generazioni
“Troppo spesso, quando si parla della scuola e dei suoi problemi, si dimentica che essa è inserita in una società in trasformazione rapidissima, di cui è il larga misura lo specchio. La crisi del sistema scolastico è il riflesso di quella che, a vari livelli, coinvolge tutti noi”. E’ il punto di partenza del terzo capitolo del Rapporto-proposta della Cei, dedicato alla scuola, in un’epoca di “eclissi dell’educazione”. “Il dramma del nostro sistema educativo – vi si legge ancora – è di non riuscire più a dare punti di riferimento capaci di orientare la vita individuale dei giovani”. “Abbiamo bisogno di educazione, non tanto per essere buoni cittadini o buoni cattolici, ma semplicemente per essere uomini”, è una delle affermazioni di fondo del Rapporto. Ne abbiamo parlato con Luciano Corradini, docente di pedagogia all’Università ”Roma Tre”. Il Rapporto-Proposta, elaborato dal Comitato nazionale della Cei per il progetto culturale, è stato presentato il 22 settembre, a Roma, dal card. Camillo Ruini, presidente del citato Comitato, alla presenza – tra gli altri - del Ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini.

Educare, ed educarsi, ad “essere uomini”: quanto è importante, oggi, raccogliere questo invito?
“Quando penso al primato dell’educazione, c’è sempre un appello che mi risuona dentro: è quello contenuto nel preambolo alla Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo, scritto in un momento in cui l’emergenza educativa è stata vissuta in maniera molto limpida. Si usciva dalla guerra e dai disastri dei campi di concentramento, e si voleva non ricadere più in quelle condizioni di disumanità. Coloro che scrissero i 30 articoli della Dichiarazione sentirono il bisogno di indicare una premessa, prima ancora di parlare – all’articolo 26 – di educazione, sul dovere dell’educazione. E ne parlarono in questi termini: ‘al fine che ogni individuo ed ogni organo della società si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto’. L’educazione, quindi, come compito affidato non soltanto agli specialisti o ai politici, ma a tutti e a ciascuno”.

Come declinare questa “sfida” nei rapporti tra le generazioni?
“La Dichiarazione del 1948 valorizza sul piano educativo tutti i soggetti, in quanto si rivolge al potenziale educativo che c’è in ognuno di noi: compresi i bambini, che a volte hanno una capacità di ‘convincimento’ superiore a quella di un adulto. A mio avviso, libri come il Diario di Anna Frank sono più importanti delle grandi opere di strategia politica o militare. Nel diario l’autrice si rivolge all’uomo concreto, sulla base di sentimenti fondamentali presenti nell’animo umano, che a partire dalle emozioni educano a coltivare i propri sentimenti: l’occhio di Anna non vede solo le atrocità dei nazisti, ma anche la bellezza della natura, la possibile bontà degli altri, il sogno di una umanità buona…Gli adulti hanno una responsabilità educativa che risulta determinante ai fini della trasmissione di un patrimonio di valori, ma spesso perdono la capacità di ‘sintonizzarsi’ sui bambini, sui ragazzi, sui giovani: non per blandirli o consolarli, ma per fare loro proposte educative ‘alte’ che li aiutino ad operare un ‘decentramento’ su se stessi e da allargare gli orizzonti. ‘Nessuno educa nessuno, ma tutti si educano insieme con la mediazione della realtà’, diceva Freyre: l’educazione è un compito a tutto tondo, che richiede la pazienza dei tempi lunghi e la disponibilità ad andare incontro anche a qualche delusione. Ma non è detto che il tempo aspettato sia tutto da buttare via: spesso i risultati arrivano ‘in differita’…”.

Quali “buone pratiche” segnalerebbe nel mondo della scuola?
“Un esempio é il nuovo insegnamento ‘Cittadinanza e Costituzione’, che vuole formare delle persone, dei cittadini e dei lavoratori consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri, nell'ambito di cittadinanze diverse per contesti culturali, giuridici e politici di cui si è partecipi più o meno consapevoli e attivi. La proposta ministeriale di sperimentazione nazionale su tale materia, versione aggiornata di quella che un decreto firmato nel 1958 da Aldo Moro introduceva per la prima volta nelle scuole come educazione civica, è una proposta che si sviluppa attraverso il dialogo umanizzante fra le generazioni. Un compito, questo, che riguarda anzitutto ma non solo la disciplina specifica Cittadinanza e Costituzione: di qui la necessità di coniugare ‘disciplinarietà’ e ‘trasversalità’, inserendo tale nuovo insegnamento a pieno titolo nel novero delle discipline scolastiche. Non per delegittimarle o per esonerarle, ma per svolgere per tutte un ruolo di supporto e di raccordo fra principi e comportamenti e fra conoscenze ed esperienze, dal livello micro al livello macro”.
A CURA DI M. MICHELA NICOLAIS