Card. Bagnasco
Andare oltre
La cultura dello stare insieme. È con tono fermo, fiducioso e sereno che il cardinal Bagnasco ha aperto, con una prolusione molto attesa, i lavori autunnali del Consiglio permanente della Cei. Dalla gravità di un attacco a “una persona impegnata a dar voce pubblica alla nostra comunità” alla pillola Ru486, al fine-vita, dall’attentato di Kabul alla questione dell’immigrazione, all’ora di religione, il presidente della Cei squaderna tutti i temi di una attualità fibrillante. Lo fa senza indulgere ad alcuna notazione polemica, senza contrapposizioni, ma con grande chiarezza e per questa strada, in un atteggiamento di servizio prima di tutto al Paese, a questa Italia e agli italiani, tutti e ciascuno, che meritano, che richiamano “un supplemento di amore, un amore fiducioso anche nel coinvolgimento degli altri, un amore capace – nel discernimento sapiente – di inglobare pure le ragioni diverse dalle proprie, rinunciando innanzi tutto alla polemica pur di raggiungere un consenso sulla verità più generale”.
Questa è la chiave di un discorso molto puntuale, ampio, disteso, in cui è costante il confronto e il conforto del magistero di Benedetto XVI. Questa Italia ci appare ciclicamente attraversata da un malessere tanto tenace quanto misterioso, che non la fa essere talora una nazione serena e del tutto pacificata al proprio interno, perché attraversata da contrapposizioni radicali e risentimenti. È tempo, dice il cardinal Bagnasco, di andare oltre, di entrare in sintonia con il sentire profondo del Paese. Ma non si tratta solo di un appello alle buone intenzioni: la notizia che il presidente della Cei vuole ribadire è che una Chiesa di popolo, con passione, con costanza, con utilità, con determinazione, è a servizio della gente, del popolo italiano. Lo è in quanto tale e lo è nell’appello al laicato, e ai giovani in particolare, all’impegno sociale e politico. Non la partecipazione a quello che molti definiscono un teatrino di élites, ma con il forte senso di concretezza e una precisa esperienza dei bisogni reali del popolo.
La Chiesa in quanto tale, ribadisce il presidente della Cei, non fa politica, perché non ha alcun interesse in questo senso: certo “non potrà esimersi dal dire ciò che davanti a Dio ritiene sia giusto dire”. Con il solo obiettivo del bene comune, con un tono fattivo e positivo: “Anche quando annuncia una verità scomoda, la Chiesa resta con chiunque amica”. Ritorna così il cuore del ragionamento: “È urgente per tutti e per ciascuno guadagnare in serenità”.
Ci vogliamo provare sul serio? Per farlo è necessario traguardare cose importanti. Il presidente della Cei ne suggerisce due, oltre tutti i ritmi sincopati delle polemiche quotidiane: l’educazione e il prossimo anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Su questi temi la Chiesa, nelle sue molteplici articolazioni, così fortemente radicate nel Paese, è pronta, è disponibile, gratuitamente. È quella che il cardinal Bagnasco definisce “la cultura dello stare insieme”: un impegno di speranza per tutti.
FRANCESCO BONINI