ANGELUS. Tre semplici parole
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Tre semplici parole
La lezione del Papa e il gesto sempre nuovo dei ragazzi dell’Ac della sua diocesi


La parola di Gesù, cioè lo stesso Gesù che si rivolgeva ai contemporanei, stupiva, indubbiamente non per lo sfarzo retorico o perché catturava per magnificenza, ben altro richiamava all’ascolto e la sobrietà del lessico evangelico, se confrontato con quello della letteratura greca, lo dimostra. Talvolta, ad un orecchio abituato alla classicità anche disturba.
Dove allora trovare la ragione della magnetizzazione? Perché Gesù veniva ascoltato? Perché nei secoli continuiamo ad ascoltarlo?
Papa Benedetto traccia in sintesi due grandi direttrici nella storia, che solcano non solo le vite dei credenti ma anche quelle di ogni persona: “La parola che Gesù rivolge agli uomini apre immediatamente l’accesso al volere del Padre e alla verità di se stessi”.
Si spalanca e si dipana quel tracciato che manifesta il grande disegno di salvezza del Padre per ogni persona, in quel caleidoscopio sempre cangiante che è la storia degli umani, a qualsiasi parallelo o meridiano viva e consumi il tempo donatole.
Se però questo tracciato fosse solo dinamico e vario, potrebbe parere estraneo alla persona, ai suoi desideri, mentre puntando “alla verità su se stessi”, diventa parola che rende trasparenti con lo sguardo limpido.
Il male attanaglia le persone, sotto molteplici e diverse forme, subdole e rovinose, il “segno” che Gesù dona è quello della liberazione, non prodotta da ingegno umano, da pratiche mediche o da artifici. In gioco è ben altro: il concreto del vissuto è penetrato da un’opera divina. Qui il suo potere. Di ben altro timbro da quello nostro, tipicamente umano, perché “è il potere dell’amore di Dio che crea l’universo e, incarnandosi nel Figlio Unigenito, scendendo nella nostra umanità, risana il mondo corrotto dal peccato”.
Consideriamo le caratteristiche che papa Benedetto racchiude nel termine autorità, vocabolo così importante per chi la vuole ottenere o esercitare e così pesante e difficoltoso per chi se ne ritrova soggetto:
- possesso: l’accumulo di denaro, di “roba”, che denuncia uno stato sociale privilegiato;
- potere: avere l’ultima parola che determina l’esito di un’impresa o di una discussione e chiude la bocca all’altro;
- dominio: la sottomissione a sé, alle proprie idee o, addirittura, ai propri vizi, dell’altro, chiunque altro che sia più debole e inerme;
- successo: il plauso, la vanagloria troppo simile ai best-seller, meglio-venduti, che non corrispondo ai best-reader, ai meglio letti.
La lezione di Gesù papa Benedetto la declina in tre semplici parole conferendo così all’autorità un significato ben diverso:
- servizio: la dimenticanza di sé con gesti concreti di aiuto per sollevare, liberare chi fa fatica;
- umiltà: che riconosce che nulla viene da sé ma tutto è donato e ogni bene da noi fatto è ancora un dono dello Spirito che opera in noi... malgrado noi stessi e il nostro egoismo;
- amore: che concepisce la propria vita non come un bene da cui ottenere il massimo dei godimenti ma come uno sprecarsi, un lasciarsi spremere perché tanti soffrono, tanti hanno bisogno di una vicinanza gratuita.
Indubbiamente non è la logica che innerva la nostra società, è una postura che affonda altrove le sue ragioni e le sue opzioni ed esige un passo deciso ed energico per “entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi dei discepoli (cfr Gv 13,5), che cerca il vero bene dell’uomo, che guarisce le ferite, che è capace di un amore così grande da dare la vita, perché è l’Amore”.
Liberare le colombe, allora, con il gesto ampio di Noé negli splendidi mosaici veneziani, quale segno di pace ritrovata, di vita che nuovamente, per la bontà del Creatore, riprende il suo respiro, dimenticando l’incubo fragoroso delle onde e fissando lo sguardo su quell’arcobaleno che assicura l’umanità del Dio sempre Padre, non è un gesto spettacolare o folkloristico, ma il simbolo, da parte dei nostri ragazzi di Azione Cattolica, di affermare che la verità su loro stessi, sul mondo, sul loro futuro, si trova solo in questa logica dell’amore: dono di Gesù

CRISTIANA DOBNER