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Dal vasto mondo
Tariffe dell’acqua ed equità per le famiglie in Puglia
Il comunicato del Forum delle Associziazioni Familiari Comitato Regionale della Puglia sulla questione tariffe dell’acqua
Le tariffe dell’acqua sono aumentate tanto in Puglia. E’ stato insediato un tavolo tecnico a livello regionale per rivedere la tariffa. Il Forum delle Associazioni Familiari di Puglia ritiene che non si risolva il problema riducendo di un qualche centesimo di euro la tariffa o concedendo una elemosina alle “famiglie bisognose”, perché anzitutto si tratta di famiglie con diritto di cittadinanza che esigono di essere considerate in modo equo. Ed il modo equo è quello di inserire la dimensione familiare nell’applicazione dell’attuale sistema di tariffazione. L’acqua è sì un bene comune, ma con carichi tariffari iniqui per le famiglie, soprattutto per le famiglie “numerose”, quelle con 3 e più figli. Le famiglie con 3 o più figli sono 110-115 mila in Puglia, il 37% è classificata come povera, mentre il 9,4% ricade nella povertà assoluta, quindi oltre un terzo delle famiglie sarà costretta già a pagare le eccedenze. Se non si pongono adeguati correttivi nel regolamento di attuazione della legge appena approvata, si verifica una doppia iniquità rispetto alle famiglie con un numero maggiore di figli. La legge regionale per la ripubblicizzazione dell’acqua stabilisce che i costi per le eccedenze rispetto al quantitativo minimo saranno coperti con un sistema tariffario progressivo, differenziato per fasce di consumo e per usi (art. 1). Mettendo insieme questi aspetti la doppia iniquità per le famiglie con tre e più figli è evidente, contraddicendo il principio di equità sociale cui è ispirata la legge regionale Infatti, la prima iniquità è che si continua ad utilizzare un sistema tariffario per fasce di consumo e per utenza, indipendentemente da come è caratterizzata questa utenza: persona singola, nuclei monogenitoriali, nuclei familiari di piccola dimensione o di maggiore dimensione, con carichi familiari diversi, monoreddito, ecc.. Con l’attuale sistema di tariffazione applicata in Puglia una utenza domestica formata da una famiglia con 4 figli, che consuma il minimo vitale giornaliero per persona (50 litri/abitante/giorno), si colloca nella 1^ fascia (intorno a 110 metri cubi di consumo annuale) con una tariffa base di 0,87 centesimi di euro a mc, più del doppio di quella agevolata (fascia di consumo da 0 a 73 mc). Quest’ultima fascia di consumo è raggiungibile da una utenza domestica formata da due persone con un consumo giornaliero procapite di circa 100 litri! (il doppio del minimo vitale giornaliero per persona). Si realizza, pertanto, una situazione paradossale: una famiglia, in condizione di povertà assoluta, secondo la classificazione Istat, compensa la tariffa agevolata di una tipologia di utenza che difficilmente si colloca nella condizione di povertà assoluta. La seconda iniquità fa riferimento al fatto che il fondo di solidarietà regionale, con gli attuali meccanismi di applicazione delle aliquote addizionali IRPEF alle fasce di reddito imponibile, senza alcun correttivo (chiamiamolo “fattore famiglia”), può comportare che una famiglia monoreddito da 5-6 componenti in su e con reddito complessivo modesto, finanzi anche il fondo regionale di solidarietà per l’utenza domestica non necessariamente disagiata. Non si tratta di fare la guerra tra poveri, ma operare nella direzione di una corretta equità sociale accompagnata dalla solidarietà tra le persone ed i nuclei familiari. In questa direzione si avanzano due proposte: • per le “fasce di consumo domestico giornaliero superiore a quello minimo vitale si dovranno individuare fasce tariffarie articolate per scaglioni di consumo tenendo conto: del reddito familiare, della dimensione e composizione del nucleo familiare,della quantità di acqua erogata, dell’esigenza di razionalizzazione dei consumi e di eliminazione degli sprechi” (come da proposta di legge di iniziativa popolare del forum italiano dei movimenti per l’acqua, art.9); • per il fondo regionale di solidarietà, se la copertura viene garantita dalla fiscalità generale, questa deve essere in proporzione alla capacità contributiva del nucleo familiare, tenendo conto della sua dimensione e dei relativi carichi di spesa per le persone a carico dei percettori di reddito (applicazione del “fattore famiglia”, che è diverso dal “quoziente familiare”);
Si sottolinea che nella legge regionale 16 del 2006 “Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne e degli uomini di Puglia”, l’art.33, comma 3 afferma: “La Regione promuove misure specifiche in favore delle famiglie numerose, in termini di interventi di agevolazioni fiscali e tributarie, nei limiti delle competenze proprie e degli enti locali in materia e nei limiti delle risorse disponibili, nonché per accrescere le opportunità e le priorità di accesso ai servizi e per favorirne la partecipazione alla definizione delle politiche sociali e familiari”.
Già l’ex Autorità d’Ambito Ottimale aveva predisposta, nel marzo 2011, una bozza di “Regolamento attuativo per le agevolazioni tariffarie per utenze deboli”, in cui incominciava ad introdurre, sia pur timidamente, il reddito e la dimensione familiare nel pagamento delle tariffe. Si può riprendere e migliorare in termini di equità il percorso avviato. Gli strumenti ci sono, si tratta di applicarli con equità
Vincenzo Santandrea Forum delle Associazioni Familiari della Puglia
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