GIOVANI E FEDE. Le vocazioni nascono da testimonianze quotidiane di fiducia, impegno e gratuità.
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Rispondere nella gioia

Le vocazioni nascono da testimonianze quotidiane di fiducia, impegno e gratuità

 

Sono oltre 800, in rappresentanza di 170 diocesi, i partecipanti al Convegno nazionale vocazionale promosso in questi giorni, a Roma, dal Centro Nazionale Vocazioni (Cnv), sul tema: “Rispondere all’Amore…si può. Le vocazioni dono della carità di Dio”. Come è tradizione, l’appuntamento di gennaio è un momento forte per elaborare e approfondire il Messaggio del Papa per la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, in programma il 29 aprile. Sullo sfondo, gli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana e, in prospettiva, il prossimo “Anno della Fede”.  “Un’opportunità provvidenziale”, lo definisce don Nico Dal Molin, direttore del Cnv, sottolineando che “l’esperienza della fede è un grande gesto di fiducia, in Qualcuno che mi fa capire che vale la pena essere seguito. Una fede che passa attraverso testimoni, preti che ci hanno affascinato, persone molto significative che ci hanno insegnato a vivere la fede semplice, quella che ci aiuta ad abbandonarci nelle mani di Dio e a lasciarci condurre da Lui nel cammino”. Abbiamo chiesto al direttore del Cnv di “ripercorrere” il senso del convegno.

Vocazioni come risposta ad un amore con la “A” maiuscola: non è così scontato, in una società come la nostra…

“Il Messaggio del Papa per la prossima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni propone di riflettere su queste ultime come dono della carità, cioè dell’amore di Dio. Un tratto, questo, che riguarda tutte le vocazioni: se le vocazioni sono un dono, e ogni chiamata è un dono dell’amore gratuito di Dio,  tutti noi siamo chiamati liberamente e responsabilmente a dare una risposta, con le nostre forze, la nostra fragilità, la nostra vulnerabilità. Possiamo cercare di dare una risposta adeguata alla chiamata divina con la nostra umanità: per questo è essenziale la dimensione del rapporto tra divino e umano, la dialettica tra cielo e terra, tra l’amore infinito di Dio e l’amore fragile, molto delicato, talvolta malato dell’uomo, come ci mostra la nostra cultura”.

Ai giovani spetta un posto “in prima fila”?

“I giovani sono da sempre i destinatari privilegiati della pastorale vocazionale, che condivide sempre più con la pastorale giovanile e con la pastorale familiare l’attenzione ad aiutarli a crescere integralmente, alla luce di quanto suggeriscono gli Orientamenti della Cei. Ciò comporta l’impegno a far crescere la persona in tutta l’armonia delle sue componenti: razionale, volitiva e affettiva, fondamentali in ogni tipo di scelta. L’intervista di ieri a padre Gabriele Ferrari, missionario saveriano, è servita proprio a far emergere la dimensione umana e affettiva della vita consacrata, mentre la relazione della biblista Bruna Costacurta ci aiutato a cogliere la dimensione umana e divina del Cantico dei Cantici, dove la Parola di Dio si intreccia con le dinamiche  tipiche dell’amore umano. La relazione di frère Alois, successore di frère Roger alla guida della Comunità di Taizè, ha tratteggiato la dinamica dell’amore all’interno di una globalità che cerca di tener conto di tutto il nostro essere: la corporeità, la volontà, l’impegno, cercando di leggere tutto questo nell’ottica di una spiritualità non disincarnata, ma che si nutre della dinamica fondamentale della fiducia, attraverso la quale mi fido e mi affido a Dio per rispondere al disegno che egli ha su ciascuno di noi”.

Nei workshop viene dato ampio spazio alle “sinergie” tra i vari Uffici e ambiti della Cei…

“In questi anni, si è consolidata una sorta di ‘triade gioiosa’, che ha consentito alla pastorale vocazionale di lavorare insieme con la pastorale familiare e la pastorale giovanile. Partendo dal Cnv, sono stati fatti passi che hanno una ricaduta positiva nelle diocesi. Altre esperienze maturate sono quelle con il settore della catechesi, che già da qualche anno registra esperienze molto interessanti nei periodi dedicati alla catechesi più tipicamente vocazionale, nei tempi forti dell’anno liturgico. Gennaio, ad esempio, anche dal punto di vista liturgico è un’opportunità straordinaria per parlare di vocazioni. C’è poi il momento della Cresima, sacramento che può anche generare disaffezione, una volta ricevuto, ma in vista del quale sono in atto esperienze di catechesi in chiave vocazionale che fanno ben sperare per il futuro. Il terzo ambito che sta riscuotendo un certo interesse, grazie alla collaborazione con la pastorale scolastica, è quello dell’attenzione al traguardo dei 18 anni come momento di svolta, ‘critico’ in senso positivo, cioè di maturazione – nel passaggio dall’esame di maturità alla carriera universitaria – di scelte che possono rivelarsi decisive per la vita”.

Quali nuove strade per la pastorale vocazionale?

“La prima strada è quella della testimonianza: non possiamo fare nessun tipo di proposta, se non siamo testimoni, possibilmente gioiosi, altrimenti vanifichiamo tutto con i nostri atteggiamenti, dai quali troppo stesso traspare la tristezza. La testimonianza è un tema cruciale e molto delicato, non sempre facile da attuare: qualsiasi tipo di scelta, infatti, comporta momenti di fatica. La seconda strada è quella della formazione, per non rischiare di essere disattenti alla cultura che cambia e manda appelli diversi: non certo nei contenuti, che sono quelli del Vangelo, ma negli elementi di contesto e anche di linguaggio. La terza strada è, appunto, quella che consiste nel trovare sinergie tra gli ambiti pastorali”.

a cura di M. Michela Nicolais