|
Dal vasto mondo
GIORNATA MONDIALE PACE
Rompere il silenzio
Non c'è educazione senza adulti disposti a uscire dall'egoismo per riprendere il dialogo con i giovani
A pochi giorni dal nuovo anno la città di Brescia si prepara ad ospitare la 44ª Marcia nazionale per la pace, il tradizionale appuntamento organizzato il 31 dicembre da Caritas Italiana e Pax Christi, con la collaborazione della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Cei e, quest’anno, dalla diocesi bresciana. Un’occasione per riflettere sul tema scelto da Benedetto XVI per la 45ª Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2012): “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”. Nel 2010 la Marcia si era svolta nella città di Ancona. L’appuntamento per i partecipanti è, alle ore 17 di sabato 31 dicembre, al parcheggio delle X Iveco (tra via Volturno e via Baldassarre Zamboni). La partenza della Marcia, alle 18.30, sarà preceduta da un momento di preghiera ecumenica. Per ulteriori informazioni: www.diocesi.brescia.it, www.chiesacattolica.it/lavoro.
Il messaggio di Benedetto XVI per la XLV Giornata mondiale della pace sembra voler cogliere e rimarcare il valore della provocazione contenuta nei movimenti giovanili che nell’ultimo anno hanno rivelato un nuovo protagonismo dei giovani: dalla primavera araba al movimento degli indignati alle proteste americane contro la finanza, i giovani sembrano riaffacciarsi alla ribalta dopo anni di silenzio, per dire la loro distanza e la loro estraneità al modello di civiltà cui gli adulti hanno dato vita. Un modello che per altro si sta rivelando tutt’altro che vincente, se si considera la profonda crisi di oggi; crisi non solo finanziaria ed economica, ma culturale, etica, spirituale. La Giornata della pace invita tutti a riflettere sul fatto che non vi è possibilità di pace se non si ristabilirà una comunicazione significativa tra le generazioni. Quella adulta rischia di lasciare ai giovani i resti del proprio egoismo, che li ha fatti consumatori rapaci delle risorse del pianeta, senza curarsi di chi verrà dopo; li ha visti preoccupati solo di sé, delle proprie carriere, del proprio benessere, senza stima né disponibilità per la novità portata dai giovani, senza ascolto delle loro attese e della loro voglia di vivere, senza cura attenta e sensibile della loro crescita. Il silenzio in cui per tanto tempo i giovani sono rimasti li ha resi un pianeta pressoché sconosciuto; e d’altra parte la rapidità dei cambiamenti in atto nella società fa sì che la loro distanza dalle generazioni che li precedono sia sempre più ampia, accrescendo così la difficoltà di comunicare, di parlarsi, di capirsi. Tra un padre e un figlio oggi vi è una distanza ben maggiore di quella che lascerebbe supporre la generazione che li separa: come ristabilire un ponte, un filo di collegamento, l’adesione ad una comune responsabilità verso il mondo futuro? D’altra parte il mondo adulto ha volentieri accettato il silenzio dei giovani, ripiegato com’era /com’è sui propri problemi, sulle proprie fatiche, sul proprio bisogno di affermazione. Così i giovani sono rimasti senza interlocutori, senza nessuno che ascoltasse le loro attese e i loro pensieri, le loro esigenze e il loro modo di pensare la vita e il mondo. Sono rimasti ai margini della società come chi si sente estraneo ad essa, ma anche perché' lasciati fuori dalla possibilità di essere responsabili della propria vita: senza un lavoro, costretti a dipendere dalla famiglia di origine spesso per l’impossibilità di formarsi la propria. Non c’è pace senza solidarietà tra le generazioni. Per questo occorre allora assumere con nuova determinazione la responsabilità di educare, che non è un optional per qualche appassionato, ma è un compito inscritto nell’umanità, nella necessità che la vita continui. E l’unica condizione perché ciò accada? Chi è adulto si prenda a cuore il compito di trasmettere ai più giovani ragioni di vita e di speranza, come unica eredità che vale. Ma anche i giovani devono fare la loro parte, come afferma il Papa nel suo messaggio: “Devono avere il coraggio di vivere prima di tutto essi stessi ciò che chiedono a coloro che li circondano (…). Anch’essi sono responsabili della propria educazione e formazione alla giustizia e alla pace!”(n. 2). Occorre che siano interpreti intelligenti e creativi della novità di cui il mondo di oggi ha bisogno. Per vivere in pace il mondo ha bisogno di chi sappia educare i giovani alla giustizia, ed entrambe hanno bisogno di verità e di libertà, cioè di una visione alta della persona. La crisi di oggi è anche frutto del relativismo e di una diffusa concezione della libertà come possibilità di fare ciò che si vuole, senza alcun vincolo. Il futuro del mondo dipende da un mondo adulto che sappia tornare ad educare i più giovani ai valori della persona: dipende da un mondo giovanile non passivo, ma capace di protagonismo. I giovani non hanno bisogno di essere giudicati, ma piuttosto di sentire su di sé la fiducia del mondo adulto, in tutte le sue componenti; allora saranno aiutati a recuperare la fiducia in se stessi. Per questo, alla fine del suo messaggio, il Papa invita i giovani alla fiducia: lo fa con parole calde e accorate: “Cari giovani, voi siete un dono prezioso per la società. Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento... Non abbiate paura di impegnarvi... Siate coscienti di essere voi stessi di esempio e di stimolo per gli adulti...”(n. 6). Sentire su di sé la fiducia della Chiesa e le attese che essa nutre nei loro confronti può essere per i giovani un incoraggiamento a osare: la Chiesa crede nei giovani!
PAOLA BIGNARDI
|