|
Dal vasto mondo
Navi tossiche Ora basta!
“Aspettiamo che la magistratura ci dia maggiori informazioni su quanto sta avvenendo anche se dobbiamo dire che il problema dei rifiuti e della salvaguardia della natura riguarda tutto il nostro Paese ed in particolare la nostra regione, la Calabria”. E’ quanto dice al Sir mons. Domenico Graziani, arcivescovo di Crotone e Santa Severina e presidente della Commissione della Conferenza Episcopale Calabra per i problemi sociali e del lavoro e salvaguardia del creato, parlando del ritrovamento di una nave adagiata sul fondale antistante Cetraro (Cs), nel Tirreno cosentino, e che vede la zona di mare come possibile deposito di scorie tossiche. Adesso si tratta di risalire al contenuto delle nave per verificare se si tratta o meno di sostanze nocive. Crimini contro l’umanità. “Finalmente si sta dando il giusto rilievo al ritrovamento di una nave probabilmente carica di rifiuti tossici a largo delle coste di Cetraro”, afferma don Ennio Stamile, parroco di Cetraro (Cs) e direttore della Caritas regionale calabrese. “In realtà – aggiunge il sacerdote – ciò si sospettava da diversi anni ma le solite lentezze istituzionali hanno lasciato trascorrere tempo prezioso per la bonifica dei fondali”. Oltre due anni fa la capitaneria di porto di Cetraro – spiega il sacerdote - ha interdetto la pesca nella zona del rinvenimento del relitto, a circa 20 miglia dalla costa di Cetraro, perché nel pesce “risultavano presenti alcune sostanze tossiche oltre il limite consentito”. Il sacerdote “rilancia l’invito al pentimento e alla conversione lanciato anni fa da Giovanni Paolo II agli appartenenti alla mafia. Se si pensa di poter sfuggire al giudizio degli uomini di certo non si fuggirà a quello di Dio”. “Personalmente ritengo – aggiunge don Stamile - che tali reati dovrebbero essere ascritti tra i crimini contro l’umanità, da parte della comunità internazionale ovviamente”. Come parroco di Cetraro “sono “fortemente preoccupato per l’impatto che la notizia può avere sull’economia della città, sia per il turismo, sia per i pescatori”. Spiegare bene cosa è successo. “Siamo tutti in attesa di capire cosa c’è dentro questa nave per decifrare la gravità della cosa e i danni provocati al Sud e alla Calabria in particolare”, afferma Piero Fantozzi, docente presso l’Università degli Studi della Calabria, secondo il quale “sarebbe un danno indicibile se fosse materiale di un certo tipo come quello di cui parlano oggi i giornali con danni gravissimi per il turismo dell’intera Calabria. Speriamo che sia meno grave possibile”. Innanzitutto, per Fantozzi, occorre capire da chi è stato gestito e da chi viene gestito il materiale di cui si parla: “naturalmente in questo ci sono delle responsabilità da parte di chi aveva il compito di sovrintendere sul processo di smaltimento di questo materiale”. “Chi ha gestito questa cosa, chi ha portato qui quel materiale – spiega ancora Fantozzi - non ha per nulla considerato il danno che avrebbe causato alle popolazioni locali. Questo terrorizza perché non hanno considerato gli effetti collettivi e la portata di questi”. Per il docente universitario calabrese “adesso occorre avere la capacità di raccontare tutto e chiaro ai cittadini su quanto avvenuto: la gente deve capire concretamente quale male ci è stato fatto da un’operazione di questo genere. In questo un compito rilevante spetta ai media e a chi aiuta a leggere queste cose. E bisogna spiegarlo bene. Noi dobbiamo in qualche modo capire il male di quanto avvenuto. La gente spesso –conclude Fantozzi - si muove da un ambito particolaristico e non si rende conto del danno collettivo ricevuto. Occorre uscire dall’interesse particolare cercando di intessere discorsi sulla coscienza popolare, sul bene collettivo, sul bene comune”. La Calabria si ribella. “Adesso basta! La bella Calabria ha ricevuto da Dio tanta ricchezza nella bellezza delle sue coste, delle sue montagne, dei suoi mari”, afferma l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano mons. Salvatore Nunnari:“vogliamo gridare la nostra vibrata protesta contro chi brucia i nostri boschi e avvelena i nostri mari. Siamo stanchi – aggiunge il presule - di questo continuo latrocino ad opera di chi ruba i doni di Dio”. La Calabria “povera - afferma ancora il metropolita cosentino - si ribella e si deve ribellare contro questa maledetta piovra che allunga dovunque i suoi tentacoli”. La Chiesa “alza la sua voce ed esprime – conclude mons. Nunnari - tutta la sua vicinanza alla magistratura e particolarmente alla Procura della Repubblica di Paola che sta portando avanti questa difficile e complessa inchiesta. Attendiamo che sia punito chi giustamente alza la sua mano contro il creato e quindi contro i fratelli”. Cosa fare?: Prima di tutto “esercitare quel dovere minimo che ci è consentito che è quello della vigilanza: una vigilanza – spiega il presidente della Commissione Cec per la Salvaguardia del Creato, mons. Graziani - che va esercitata da tutti ed in particolare da chi è preposto ed eletto per responsabilità di governo”. Da questo punto di vista la Chiesa “fa una azione di vigilanza e di denuncia quando è necessario e nello stesso tempo, però – aggiunge - deve attrezzarsi perché i laici cristiani e quelli che hanno incarichi ed impegni politici diventino sensibili alle problematiche ambientali. Un discorso più generale – conclude mons. Graziani - la Chiesa lo può fare, e in modo particolare in Calabria, affinché maturi una coscienza di etica e di morale ambientale. E’ una delle sollecitazioni del tempo nostro”. A CURA DI RAFFAELE IARIA
|
|