|
Dal vasto mondo
TAIZÈ
Una città “simbolo”
Da ieri il 34° incontro europeo dei giovani a Berlino
Si è aperto ieri, per la prima volta a Berlino, il 34° "Pellegrinaggio di fiducia sulla terra" organizzato dai fratelli di Taizé. L’evento ha visto convergere nella capitale tedesca 30.000 giovani europei, che vengono ospitati in famiglia e in 160 parrocchie cattoliche protestanti e ortodosse fino al prossimo 1° gennaio (www.taize.org). Nel primo momento di preghiera comune nella “Sala del silenzio” della grande struttura della Fiera berilnese (Messegelände), il priore frére Alois ha rivolto i suoi ringraziamenti in particolare a coloro che hanno aperto le porte delle loro case senza appartenere a nessuna Chiesa, perché “l’ospitalità è una delle cose che più contribuiscono a costruire la pace”. Il religioso ha sottolineato che Berlino “è una città caratterizzata da una grande diversità, una città che guarda al futuro ma che sta anche cercando di integrare la memoria di un passato doloroso”. Quindi il ricordo dello scomparso fondatore della comunità, frére Roger, che venne a Berlino Est nel 1986, in piena Guerra Fredda, ed ebbe il permesso di organizzare l’incontro a condizione che non partecipasse nessun giovane di Berlino Ovest: “Quei giorni sono finiti – ha spiegato frére Alois – e Berlino è il simbolo di tutti coloro che, nel mondo, cercano di oltrepassare i muri che dividono con la forza della fiducia”. Il religioso ha notato che “i muri non esistono solo tra persone e continenti ma anche tra le persone e nel cuore umano: proprio per abbattere simili muri, in questi giorni proveremo e trarre nuova vitalità dalle sorgenti della fede”. Quest’anno nello spazio della preghiera comune, dove i giovani seduti per terra in totale silenzio meditano insieme ai fratelli con un gruppo di musicisti e coristi internazionali che intonano i famosi “canoni” di Taizé, è riportata la copia della Madonna col Bambino di Stalingrado. Si tratta di un’immagine disegnata dietro una mappa militare da un soldato tedesco per celebrare Natale: è stata scelta come una delle raffigurazioni significative di questo evento per il suo significato storico e anche perché, come ha ribadito frére Alois nella sua meditazione, è la testimonianza della “fame di pace e giustizia nel mezzo della peggiore oscurità della guerra”.
Stare con loro. I giovani arrivati per il “Pellegrinaggio di speranza” provengono da quasi tutti i Paesi europei: oltre alla presenza di 10.000 tedeschi e 6.000 polacchi, notevole è la rappresentanza di francesi, italiani e croati (2.000 persone per ciascun gruppo) e sorprendente è la partecipazione di 700 bielorussi. I momenti di preghiera comune alla Fiera sono due, a conclusione del pranzo e subito dopo cena; alla mattina ci sono gli incontri nelle parrocchie e nel pomeriggio i vari workshop che affrontano argomenti sociali, di fede e di approfondimento storico o culturale. I giovani arrivano in gruppo ma ci sono anche famiglie. Claudio Smet, ad esempio, accompagna 8 ragazzi della diocesi di Trieste tra cui suo figlio diciottenne: “Sono un volontario che lavora con ragazzi con problemi mentali – racconta – e comunicare con i giovani non è facile. L’esperienza di Taizé mi ha molto aiutato perché stare con loro, pregare con loro, vivere con loro per un po’ di tempo fa capire anche i loro problemi”. Smet si dice molto soddisfatto di partecipare all’incontro con il figlio ma soprattutto di vedere i ragazzi che accompagna “innamorati della preghiera”. Adam Makis, 27 anni, ungherese, è figlio di un pastore luterano e sono già tre anni che partecipa agli incontri di fine anno proposti da Taizè. Ricorda che “all’inizio ero attirato dai canti e dalla preghiera poi mi sono piaciuti i valori della pace e della solidarietà che si respirano in questo contesto”. Il giovane, che vive in Irlanda, dice di vedere in questo Paese, come in Inghilterra, “una grande violenza, che potrebbe diffondersi in altri Paesi del Continente. Le cose più importanti della vita sono l’amore, la famiglia, e a queste bisogna dedicare più tempo, altrimenti i contesti sociali peggiorano e degradano”.
La paura del futuro. Per l’austriaco Marko Pandel, che da sette anni partecipa al Pellegrinaggio, “queste sono occasioni in cui hai più tempo per pregare e puoi pensare ai tuoi problemi, a cosa è importante per te nella vita. A volte nella mia parrocchia non si ha un momento per pregare, capire, ascoltare se stessi”. Pandel trova in questi incontri anche quei valori di “solidarietà e fraternità” che in tempi di crisi sono più che mai necessari. “Tra noi giovani europei è diffuso un sentimento di paura per il futuro. Ma io credo che bisogna avere più fiducia - aggiunge - e penso che ci sono tante cose che si possono provare a fare”. Per Markus Sonnenenberg, berlinese della Chiesa battista, si tratta invece della prima esperienza di un incontro europeo di preghiera. Il giovane si è sentito “attirato” dalla possibilità di conoscere tanti coetanei in un contesto così particolare: “Certo per la città è strano accogliere tutti questi cristiani e i ragazzi di Berlino in questo periodo sono in vacanza o presi dall’organizzazione delle feste per l’ultimo dell’anno. Nelle parrocchie non ci sono tanti gruppi di giovani, soprattutto gruppi di preghiera, così credo che questa sia un’opportunità unica”.
Simona Mengascini, inviata SIR Europa a Berlino
|