SUDAN. Il mistero del male
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Il mistero del male

Una testimonianza in vista della Giornata mondiale della pace

“Il primo lunedì di Avvento con la piccola comunità che frequenta la messa quotidiana avevamo appena sentito le parole del profeta Isaia: ‘Forgeranno le loro spade in vomeri’, ovvero attrezzi agricoli, quando il rombo di un aereo da guerra ha iniziato a farsi sentire in lontananza. In effetti il velivolo Antonov, ben noto in Sud Sudan, è un modello russo generalmente destinato al trasporto di merci, ma da più di vent’anni viene usato dal governo di Khartoum per bombardare aree abitate da popolazione ribelle. Nel caso in questione l’aereo sorvolava il cielo di Malakal diretto all’ovest del Sudan, verso il Darfur, dove da anni è in corso una rivolta armata contro il Governo centrale. Oppure l’aereo si dirigeva verso i Monti Nuba, dove lo scorso giugno è iniziato un conflitto armato fra il movimento SPLA Nord e l’esercito di Khartoum”.
È questa la testimonianza di suor Elena Balatti, missionaria comboniana a Malakal, in Sud Sudan, raccolta da “Il Settimanale della diocesi di Como” in vista della Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio. Proprio dai Monti Nuba, già al centro di una pesante repressione negli anni novanta, si è alzato nelle scorse settimane un nuovo appello per porre fine alle violenze, mentre migliaia di sfollati continuano a varcare il confine verso sud.

Il rumore dei bombardieri. “Il contrasto fra la profezia di pace di Isaia e la realtà del rombo dell’Antonov era stridente”, riflette la missionaria direttrice di radio “Voice of love”, emittente del Sudan Catholic Radio Network. “In un momento di scoraggiamento – aggiunge - una si può domandare: ma quando si avvereranno quelle parole? Fino al luglio 2011 il Sudan era il Paese più grande dell’Africa. Con l’indipendenza del Sud, dopo mezzo secolo di guerra, è stato fatto un grande passo avanti sulla via di una pace. Tuttavia non tutte le maggiori questioni sono risolte”. La missionaria ricorda come dopo la proclamazione di indipendenza del Sud sia crescita l’instabilità in altre regioni del Sudan, specialmente lungo il confine: “Il Sud gode ora di una relativa pace, ma altre aree della Repubblica del Sudan sono in fermento; per la maggior parte di esse si può parlare di uno stato di guerra aperta con il Governo centrale. Ecco allora i velivoli Antonov che attraversano illegalmente lo spazio aereo del Sud Sudan e possono essere visti e sentiti anche a Malakal”.

Chi ferma la guerra? “La pace – continua suor Elena - rimane dunque un sogno lontano per le popolazioni dei Monti Nuba o del Darfur, e questa situazione di conflitto ai confini toglie ai Sud Sudanesi parte della gioia dell’indipendenza. Comunque un dialogo con un’anziana signora della parrocchia ha dato una risposta di fede alla mia domanda sulla profezia del profeta Isaia. La questione dibattuta era la differenza fra la situazione attuale e gli anni scorsi. Alcuni giovani commentavano come durante la loro infanzia pensavano che la guerra non sarebbe mai finita. Anche al momento della firma dell’accordo di pace del 2005 erano rimasti guardinghi, ma avevano cominciato a credere nella pace quando avevano visto la rimozione dei posti di blocco alle porte della città e quindi le celebrazioni con canti e tamburi. L’anziana signora intervenne: ‘Sì, la guerra è stata fermata.’ Al che io domandai: ‘Chi può fermare la guerra?’, e lei rispose senza esitazione: ‘È Dio che ferma la guerra’”.

In preghiera per la pace. Una pace invocata a lungo dalla popolazione durante gli oltre vent’anni di combattimenti tra l’esercito e i ribelli sudisti del Sudan People Liberation Army. “È convinzione di molti in Sud Sudan che la loro lunga supplica a Dio abbia avuto un ruolo determinante nell’ottenere la tanto sospirata pace. Effettivamente non ricordo una messa domenicale senza una preghiera per la pace”. Allora i notiziari informavano dei vari negoziati, dei loro progressi e regressi. Fino al referendum di gennaio e alla successiva indipendenza. “Sicuramente – continua suor Balatti - alcuni compromessi di natura economica sono stati necessari per arrivare alla firma del cessate il fuoco, ma non credo che questo sia tutto. Ugualmente in questi mesi seguiti all’indipendenza i negoziati sono continuati ma non hanno prodotto risultati evidenti. L’assegnazione di alcune aree contestate e la divisione dei proventi del petrolio rimangono questioni irrisolte. I toni si stanno riscaldando e la parola ‘guerra’ è stata qui e là menzionata”.

Una prospettiva più grande. “Riflettevo – conclude suor Balatti - all’inizio di questo tempo di Avvento come il Salvatore sia più che mai necessario alla nostra storia umana. Come hanno intuito molti sud sudanesi, la pace non è solo frutto di dialoghi politici, dove l’interesse prevale. Anche i dialoghi meglio intenzionati devono fare i conti con ‘il mistero del male’. All’interno dei negoziati ci deve essere qualcuno che a un certo punto lascia perdere quello che è un interesse politico o economico limitato per lasciare spazio a una prospettiva più grande, rispettosa di almeno qualcuno dei valori umani. Solo la presenza dello Spirito di Dio può dare vera pace a questa vita”.