Nel rispetto dell'ambiente. Intervista al prof. Postiglione.
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PostiglioneNel rispetto dell’ambiente


Una riflessione del Professor Amedeo Postiglione,giudice emerito della Corte di Cassazione,esperto sulle questioni ambientali come un bene comune

Ho incontrato il professor Amedeo Postiglione a Cuneo nel corso del Forum Internazionale per la Salvaguardia della Natura di Greenaccord. Ho constatato la preparazione e la determinazione sulle questioni ambientali.Il professor Amedeo Postiglione, di origine salernitana, è giudice emerito della Corte di Cassazione, è membro della Direzione del Centro Elettronico di Documentazione della Corte suprema. E’ promotore e coordinatore del Gruppo di lavoro su Ambiente e Territorio della Corte suprema e docente di Diritto Ambientale presso l'Università di Roma "La Sapienza".  Ha scritto: Il villaggio globale senza regole , 1992. Tribunale Internazionale dell'Ambiente , 1992. L'Informatica Giuridico Ambientale in Italia, realizzazioni e Prospettive , 1992. Industria e Compatibilità Ambientale , 1991. Attualmente è direttore dell'ICEF,è Presidente onorario aggiunto della Corte Suprema di Cassazione italiana e Vice Presidente del Forum Europeo dei Giudici per l'Ambiente .

Nel corso del 9° Forum Internazionale dell'Informazione per la Salvaguardia della Natura di Greenaccord, Lei ha parlato de: ”La responsabilità ambientale verso le generazioni presenti e future“: queste quali sono ?

L’ecosistema terrestre ospita la vita per gli uomini e per le altre specie viventi. L’uomo, essere intelligente e libero, è in grado di assumere responsabilità non solo verso i suoi simili ma anche verso l’ambiente che lo circonda. Le generazioni future, in qualche modo, già oggi sono presenti perché esiste o deve esistere un continuum della vita sulla Terra. In parole essenziali, la sostenibilità della vita sulla Terra riguarda sia le generazioni presenti che le generazioni future: il problema della sostenibilità della vita riguarda i grandi pilastri che reggono la vita stessa (biosfera, idrosfera, atmosfera). La responsabilità verso le generazioni future non nasce da un mandato di queste verso le generazioni presenti, ma nasce da un’etica nuova che le generazioni presenti stanno già assumendo. La responsabilità ambientale ha una dimensione spaziale per le generazioni e i popoli di oggi, ma ha anche una dimensione temporale verso la vita che continua e che coinvolge insieme nel futuro i nostri figli, i nostri nipoti, l’ambiente in cui essi saranno chiamati a vivere.

Quali sono le finalità dell’ICEF ?

La Fondazione ICEF, che è Ente morale senza finalità di lucro, si occupa dal 1989 di promuovere la istituzione, a livello mondiale, di organi permanenti e specifici per l’ambiente, sia di tipo amministrativo (un’agenzia internazionale dell’Onu), sia a livello giudiziario (una vera Corte internazionale per l’Ambiente).

L’interesse economico, che è quello politicamente più recepito, ha già a livello mondiale delle istituzioni, come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, il WTO ed altri organismi su base regionale. L’ambiente significativamente ha solo tante norme in sede internazionale, ma non ha istituzioni ad hoc di protezione.

Quali sono le prossime attività di questa ONG ?

La Fondazione ICEf ha svolto un’attività di promozione in Italia ed all’estero, che è documentata da oltre 25 pubblicazioni in lingua italiana e inglese, e che è reperibile presso il sito www.icef-court.org. L’esame di queste pubblicazioni merita di essere fatto in modo approfondito, perché esse sono il segno di una vera e propria esperienza di anticipazione culturale  e di maturazione in parallelo con l’evoluzione politica e sociale della comunità internazionale. L’ultima iniziativa ICEF si è avuta a Roma presso il Ministero degli Affari Esteri, con la Conferenza del 20-21 maggio 2010 dal titolo “Global Environmental Governance”. La Fondazione ICEF non ha delle prossime attività da compiere, perché ha già svolto il suo compito: oggi la palla passa ai governi, perché il discorso della governance globale dell’ambiente è eminentemente un discorso politico, cioè dei governi e della comunità internazionale. La Fondazione ICEF non è una ONG come le altre, perché non si limita a denunciare problemi, ma domanda ai governi con forza di assumere le responsabilità giuridiche e politiche che sono proprie, anche in base alla più recente evoluzione del diritto internazionale dell’ambiente. Certo, sarebbe opportuno un coordinamento di ONG come fattore di pressione, ma quello che è decisivo è di non interpellare solo esperti, ma andare direttamente al cuore del problema, che è quello di “costringere” i governi a iniziare un vero percorso politico, per dare alla comunità internazionale un quadro stabile di vera governance. La Fondazione ha notato ha notato, con vivo rammarico, che al di là delle rassicurazioni cortesi e formali, il governo italiano non si è mai impegnato effettivamente a livello politico su questi temi a livello internazionale, dimenticando che l’ICEF è nata in Italia e ha dato prova di serietà e continuità dell’azione apprezzata a livello esterno al nostro Paese.

Quali sono le azioni che si dovrebbero mettere in atto per la tutela dell’ambiente?

Oggi, l’ambiente richiede una visione etica nuova in termini di responsabilità. La responsabilità verso l’ambiente è un dovere delle realtà sociali, delle istituzioni scientifiche e religiose, e del mondo delle imprese. Nella sostanza, non basta più il rapporto bilaterale pubbliche amministrazioni-soggetti obbligati (sistema di command and control). La realtà sociale e la realtà economica devono essere chiamate in prima persona a farsi carico del problema ambientale nel momento decisorio, proprio facendo valere una responsabilità comune. La governance ambientale richiede il concorso congiunto di tutti i soggetti coinvolti, pur nella specificità del loro ruolo.

E le realtà sociali? E la Chiesa ?

La società civile deve risparmiare le risorse comuni, deve essere coinvolta in prima persona nel riciclo dei rifiuti, deve utilizzare energie rinnovabili, deve introdurre stili di vita sobri ed eco-compatibili. E’ difficile fare una lista dei doveri, perché è una filosofia nuova che si deve instaurare ed un’etica nuova che si deve realizzare.

La nuova filosofia è quella dei doveri verso l’ambiente, e riguarda indistintamente tutti i soggetti, compresi quelli della società civile. La Chiesa ha un patrimonio attuale ed interessante di principi, ma i suoi fedeli devono realizzare come credenti e cittadini prassi rispettose dell’ambiente. Esistono peccati contro la morale tradizionale. Occorre evidenziare che esistono peccati anche contro l’ambiente, cioè contro il valore del Creato.

Parliamo di stili di vita, secondo Lei, quanto possano favorire un corretto utilizzo delle risorse ambientali?

Come si è già anticipato, gli stili di vita sono fondamentali per la tutela ambientale: la produzione di massa si accompagna a consumi di massa. Occorre considerare il ruolo della pubblicità, dei media, dei centri commerciali, dei problemi legati all’urbanizzazione ecc.  Le scelte a livello di famiglie sono condizionate dai meccanismi del consumo di massa, che si sono già instaurati e che occorre in qualche modo correggere e mitigare. Una politica per il risparmio energetico, per il riciclo dei rifiuti, è prioritaria.

La pianificazione dei Comuni deve assolutamente evitare l’occupazione indiscriminata del suolo. Gli stili di vita cambiano se sono facilitati e accompagnati da scelte politiche conseguenti e mirate verso la sostenibilità dei consumi. Esiste oggi una maggiore sensibilità per i problemi ambientali. Quello che è importante è il coinvolgimento dell’uomo comune nelle cose veramente utili per una svolta economica eco-compatibile. Certo la politica deve offrire uno spettacolo di sobrietà e rigore in prima istanza, attraverso esempi concreti e tangibili di comportamenti etici rispettosi dell’ambiente e delle sue problematiche, e mostrando di essere al servizio del bene comune: privilegi ed abusi non possono essere giustificati dal cosiddetto “ruolo politico”. La politica non deve dare lavoro, né tantomeno lavoro a vita; ciascuno è chiamato a giustificare davanti ai propri elettori come è autonomo con il suo lavoro, e come l’attività politica non abbia gravato sulla collettività in modo improprio, diventando fonte di reddito personale principale.

Ancor di più questo discorso vale per ONG e politici che si richiamano espressamente ai valori ambientali. L’ambiente è un servizio e tale deve rimanere.

La marginalità ecologica, anche politica, che si riscontra in Italia, trova fondamento nella mancanza di una cultura di servizio.

Giuseppe Faretra

 


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