|
Dal vasto mondo
GIORNATA PACE 2012
Il coraggio di scegliere
Il messaggio attraverso sette frasi chiave
“Cari giovani, voi siete un dono prezioso per la società. Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento di fronte alle difficoltà e non abbandonatevi a false soluzioni, che spesso si presentano come la via più facile per superare i problemi. Non abbiate paura di impegnarvi, di affrontare la fatica e il sacrificio, di scegliere le vie che richiedono fedeltà e costanza, umiltà e dedizione. Vivete con fiducia la vostra giovinezza e quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di amore vero! Vivete intensamente questa stagione della vita così ricca e piena di entusiasmo”.
È un passaggio particolarmente intenso del Messaggio di Benedetto XVI per la XLV Giornata mondiale della pace, intitolato Educare i giovani alla giustizia e alla pace. A ben vedere, ne è il cuore: l’invito ai giovani a guardare in alto, a pensare in grande, senza paura del futuro, inseguendo gli ideali che vengono dalla scoperta della piena dignità della vita e della persona umana.
“L’educazione (…), riguarda la formazione integrale della persona, inclusa la dimensione morale e spirituale dell’essere, in vista del suo fine ultimo e del bene della società di cui è membro. Perciò, per educare alla verità occorre innanzitutto sapere chi è la persona umana, conoscerne la natura”
La questione educativa parte dalla prima responsabilità nei confronti della verità, la verità sulla natura della persona umana. Muove, l’educazione, dalla comprensione dell’uomo come assetato di infinito, creato a immagine e somiglianza di Dio.
“La prima educazione consiste nell’imparare a riconoscere nell’uomo l’immagine del Creatore e, di conseguenza, ad avere un profondo rispetto per ogni essere umano e aiutare gli altri a realizzare una vita conforme a questa altissima dignità”.
La dignità della persona umana è dunque all’inizio dello sforzo educativo e, in un certo senso, ne è anche il fine: educare significa portare la persona a compimento, promuoverne lo sviluppo. La persona tutta intera, nelle sue diverse dimensioni, compresa quella spirituale e trascendente. La persona viene prima di ogni altra cosa, di ogni interesse economico, sociale, individuale o collettivo.
“Solo nella relazione con Dio l’uomo comprende anche il significato della propria libertà. Ed è compito dell’educazione quello di formare all’autentica libertà”.
Il richiamo alla libertà è decisivo per l’educazione. L’uomo è relazione e lo è anzitutto con Dio, ribadisce l’insegnamento del Papa. E all’interno di questa relazione ha senso il richiamo alla libertà, che non è quella dell’individuo autoreferenziale, chiuso su se stesso nell’illusoria pretesa di essere il padrone di sé e del proprio destino. Libertà e verità restano un binomio inscindibile, antidoto a quel “relativismo” che spesso caratterizza la contemporaneità.
“Quali sono i luoghi dove matura una vera educazione alla pace e alla giustizia? Anzitutto la famiglia, poiché i genitori sono i primi educatori. La famiglia è cellula originaria della società. È nella famiglia che i figli apprendono i valori umani e cristiani che consentono una convivenza costruttiva e pacifica. È nella famiglia che essi imparano la solidarietà fra le generazioni, il rispetto delle regole, il perdono e l’accoglienza dell’altro”.
Il papa insiste sul ruolo primario della famiglia nell’educazione. Pur senza dimenticare le difficoltà che proprio le famiglie incontrano oggi, in una situazione di crisi non solo economica, pressate da esigenze di lavoro, da tempi sempre più ristretti. Eppure è nel nucleo familiare, con la presenza dei genitori, che si toccano i tasti delicati della crescita e dello sviluppo. Genitori, non perdetevi d’animo, chiede il Papa.
“Vorrei rivolgermi anche ai responsabili delle istituzioni che hanno compiti educativi: veglino con grande senso di responsabilità affinché la dignità di ogni persona sia rispettata e valorizzata in ogni circostanza. (…)
Mi rivolgo poi ai responsabili politici, chiedendo loro di aiutare concretamente le famiglie e le istituzioni educative ad esercitare il loro diritto-dovere di educare (…) Offrano ai giovani un’immagine limpida della politica, come vero servizio per il bene di tutti”.
Nell’odierna società, i mezzi di comunicazione di massa hanno un ruolo particolare: non solo informano, ma anche formano lo spirito dei loro destinatari e quindi possono dare un apporto notevole all’educazione dei giovani.
Dalla famiglia, le responsabilità dell’educazione arrivano, a cascata, su istituzioni, politica e mass media, perché si pongano al servizio del bene di tutti. La libertà di scelta educativa, l’opportunità di buoni esempi, la possibilità di condividere una strategia a supporto di famiglie e giovani: queste le strade da seguire.
“Anche i giovani devono avere il coraggio di vivere prima di tutto essi stessi ciò che chiedono a coloro che li circondano. È una grande responsabilità quella che li riguarda: abbiano la forza di fare un uso buono e consapevole della libertà. Anch’essi sono responsabili della propria educazione e formazione alla giustizia e alla pace!”.
Ecco che torna l’invito ai giovani, che nel processo educativo giocano le proprie responsabilità. Cercando la giustizia, speiga il Papa, che è cosa diversa dalle tendenze diffuse a ricorrere esclusivamente ai criteri dell’utilità, del profitto e dell’avere. Promuovendo la pace, che non è possibile senza giustizia, perché essa si ritrova nell’orizzonte della piena umanità, nella tutela dei beni delle persone, nella libera comunicazione tra gli esseri umani, nel rispetto della dignità delle persone e dei popoli, nell’assidua pratica della fratellanza . La pace che, ribadisce il Papa, frutto della giustizia ed effetto della carità è anzitutto dono di Dio. Ma è anche opera da costruire.
Alberto Campoleoni
|