Giovani e società. Le attese delle nuove generazioni nel messaggio del Papa
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Donare pace

Le attese delle nuove generazioni nel messaggio del Papa

“Le preoccupazioni manifestate da molti giovani in questi ultimi tempi, in varie Regioni del mondo, esprimono il desiderio di poter guardare con speranza fondata verso il futuro”, si legge all’inizio del messaggio di Benedetto XVI per la 45ª Giornata mondiale della pace.

Sono i movimenti di giovani che hanno portato nelle piazze di tanti Paesi nell’Europa, negli Stati Uniti, come nel Maghreb, domande rispetto al futuro del nostro pianeta e delle nostre società che balbettano di fronte alle crisi economiche, ambientali e politiche.

Non possono essere prese sottogamba dagli adulti. Nel messaggio si chiede loro di gettare le basi per il futuro in modo nuovo.

È sufficiente il titolo del messaggio per capire la novità: “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”.

Agli adulti stavolta è chiesto di pensare agli altri, pensare ai loro figli, per guardare con speranza.

La sfida per le generazioni più mature è quella di uscire dal proprio protagonismo, un po’ egocentrico, per mettersi al servizio delle prossime.

Il nuovo messaggio del Papa può essere un’occasione per approfondire anche alcune questioni che rivelano un malessere giovanile, interrogano il nostro Paese e mostrano i limiti di un sistema formativo complesso che passa per la famiglia, la scuola, le università, le associazioni e così via.

Più volte, infatti, si devono registrare comportamenti e atti di violenza da parte di alcuni giovani.

Gli avvenimenti più gravi e drammatici rimangono fortunatamente circoscritti.

Tuttavia va denunciato un atteggiamento diffuso che emerge in modo quasi ordinario.

Si potrebbe partire dal linguaggio. Se ci fermassimo un momento in ascolto degli e delle adolescenti, noteremmo un’aggressività nei toni e nelle parole dalla quale emerge, più che una voglia di sopraffare l’amico o l’amica di turno, il desiderio di affermare sé stessi.

Purtroppo si può proseguire con alcune azioni. Un indicatore è il bullismo, che oggi si riscontra tra maschi e femmine in egual misura, cresce soprattutto nelle scuole e rivela una certa incapacità di gestire e di vivere le relazioni tra coetanei.

Prendono piede, poi, alcuni atti di violenza contro sé stessi: l’anoressia e la bulimia rivelano uno stato di forte sofferenza e impreparazione rispetto alla vita.

Comprendiamo quindi che donare ai giovani la pace è un impegno duplice, riguarda sicuramente il bene comune e le prospettive per costruire una società migliore, ma tocca anche la vita di ogni singola persona, perché abbiamo bisogno di trovare serenità interiore per vivere la giustizia e la pace.

Il compito educativo diventa estremamente importante perché non considera solo le strutture sociali o i cambiamenti istituzionali, ma punta all’accompagnamento di ogni persona, e in particolare di ogni giovane. Per questo si può raccogliere l’auspicio del Papa che “ogni ambiente educativo possa essere luogo di apertura al trascendente e agli altri; luogo di dialogo, di coesione e di ascolto, in cui il giovane si senta valorizzato nelle proprie potenzialità e ricchezze interiori, e impari ad apprezzare i fratelli. Possa insegnare a gustare la gioia che scaturisce dal vivere giorno per giorno la carità e la compassione verso il prossimo e dal partecipare attivamente alla costruzione di una società più umana e fraterna”.

Andrea Casavecchia