Dal vasto mondo

Chiesa e comunicazione
Dire sempre la verità

Avere un linguaggio “chiaro, semplice e comprensibile”, “dire sempre la verità, anche di fronte alle domande difficili”, “servire la serietà e l’approfondimento dell’informazione”, “animare e incoraggiare l’uso e lo sviluppo degli strumenti di comunicazione sociale” riconoscendoli come “fondamentali per la costruzione della comunità cristiana”. Sono alcuni degli spunti offerti dal direttore della Sala Stampa vaticana, p. Federico Lombardi, nel suo intervento alle Giornate nazionali delle comunicazioni sociali del Portogallo (10-11 settembre), tenutesi a Fatima sul tema “Uffici stampa nella Chiesa: lusso o necessità?”.

Servitori del bene. Preoccuparsi “che i contenuti che comunichiamo e il modo in cui li comunichiamo siano coerenti” con il Vangelo, “siano pervasi dall’amore di Dio e delle persone umane, dalla ricerca del loro vero bene” è una priorità per quanti hanno la responsabilità di un ufficio stampa ecclesiale. “Noi – ha esordito p. Lombardi – non siamo dei propagandisti politici, degli avvocati d’interessi particolari, o dei semplici professionisti del giornalismo. Siamo anzitutto dei credenti e dei cristiani”. In quanto tali, ha precisato, “dobbiamo essere assolutamente convinti che siamo servitori del bene dei nostri fratelli e sorelle e che se sosteniamo a volte delle posizioni che sembrano andare controcorrente lo facciamo solo per il vero bene e la vera felicità della gente a cui la Chiesa si rivolge”. Già “il modo di comunicare, il linguaggio rispettoso e veritiero, devono rispecchiare l’amore di Dio per il mondo”. Ecco dunque che, tra l’altro, “è importante saper coltivare la virtù della riservatezza”, dicendo “le cose quando vanno dette”.

Aperti, ma non ingenui. Una riservatezza che, però, non vuol dire ostilità verso i giornalisti interlocutori. “Noi – ha sottolineato il portavoce vaticano - siamo dei servitori dei nostri colleghi comunicatori e perciò dobbiamo fare tutto il possibile per aiutarli a fare bene il loro lavoro”. L’invito è per “un atteggiamento aperto e positivo anche se prudente e non ingenuo”. “Non dobbiamo partire dal presupposto – ha aggiunto – che i giornalisti sono insidiosi o maldisposti. Dobbiamo essere consapevoli che vi sono giornalisti di ogni tendenza e atteggiamento e che dobbiamo cercare di dare ad ognuno un aiuto per fare un passo nella direzione giusta”, mettendolo in condizione “di fare una buona informazione” se vi è “la buona disposizione”.

Chiesa e mondo in dialogo. L’ufficio stampa, come lo raffigura p. Lombardi, è “una porta aperta” per “il dialogo tra la Chiesa e il mondo”. Se da una parte c’è “un flusso comunicativo di informazioni, messaggi, risposte che esce”, dall’altra “vi è anche un flusso di domande, di opinioni, di reazioni, che entra e che manifesta attese, bisogni, problemi, che interpellano la Chiesa e di cui noi ci dobbiamo fare interpreti per ottenere e presentare le risposte possibili od opportune”. Il direttore della Sala Stampa vaticana ha evidenziato l’importanza della “dimensione umana nei rapporti con le persone”, vedendo i colleghi “come uomini e donne”. “Dovremmo riuscire a vivere il nostro servizio ai colleghi comunicatori – ha precisato – anche come un servizio pastorale, umano e spirituale, anche se con la dovuta discrezione”: a tal fine “la partecipazione ai momenti più importanti della loro vita – gioia e dolore – è essenziale per costruire la comunità dei comunicatori”.

Le caratteristiche del buon comunicatore. “Bisogna essere sempre veritieri e schietti”, anche “di fronte alle domande difficili”; essere disponibili perché ciò genera “credibilità e fiducia”; rispondere con “tempestività” per evitare di “far crescere ondate di agitazione, o non lasciare diffondere ampiamente informazioni false o inesatte che poi sono difficili da rettificare”; usare “un linguaggio chiaro, semplice e comprensibile” se vogliamo “che un messaggio «passi» e rimanga nella memoria di chi ci ascolta”. Queste le caratteristiche chiave dell’impegno di un buon comunicatore che lavora in ambito ecclesiale. A fianco di questi imperativi, p. Lombardi ha invitato pure a “cercare di servire la serietà e l’approfondimento dell’informazione”, pur sapendo che “molto spesso la comunicazione è troppo breve, rapida e superficiale”.

Un valore che richiede energie. Da ultimo, il direttore ha ribadito l’importanza della collaborazione e del collegamento tra gli “strumenti di comunicazione sociale cattolici”, elementi “fondamentali per la costruzione della comunità cristiana e della più ampia comunità umana”. Per questo vale la pena investire e “dedicare risorse economiche o cercarle per aiutare la comunicazione non solo dal punto di vista della disponibilità degli strumenti materiali, ma anche e ancor prima dal punto di vista della formazione degli operatori qualificati e capaci”. E ciò sapendo che “la comunicazione – soprattutto nella Chiesa – è un valore che richiede energie e comporta costi, ma difficilmente genera introiti economici”.