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Dal vasto mondo
DENTRO LA TV
Simonetta e l’audience
Il delitto Cesaroni in prima serata tv
Sono passati più di vent’anni da quando Simonetta Cesaroni, una ragazza romana che lavorava come segretaria contabile, è stata trovata morta nell’ufficio di via Poma in cui svolgeva le sue mansioni. Il suo assassinio ha aperto uno dei casi giudiziari più lunghi e controversi della recente storia giudiziaria italiana, passando alle cronache come il delitto di via Poma e trovando una svolta soltanto negli ultimi tempi, quando è stato condannato come autore dell’omicidio l’ex fidanzato della giovane, Raniero Busco.
Nel corso degli anni le indagini hanno imboccato diverse strade, molte delle quali non hanno portato a niente di concreto. Sotto la lente degli inquirenti sono finiti a turno tutti coloro che in qualche modo avevano rapporti o contatti con Simonetta, dal citato ex fidanzato al portiere dello stabile, dal datore di lavoro ai clienti dell’ufficio in cui lavorava.
Soltanto il ricorso alle più moderne tecniche investigative, non ancora disponibili vent’anni fa, ha permesso di riaprire le indagini e – attraverso complessi esami scientifici – stringere il cerchio intorno a quello che per il momento è stato giudicato colpevole dell’omicidio: Raniero Busco è stato condannato in primo grado a 24 anni di reclusione e ora è in corso l’iter giudiziario del processo d’appello.
Il caso è tutt’altro che chiuso e ulteriori possibili sviluppi potrebbero cambiare le carte in tavola, ma questa circostanza non ha impedito al regista Roberto Faenza e al produttore Pietro Valsecchi di realizzare un film-tv, andato in onda in prima serata su Canale 5. La produzione ripercorre le tappe principali della vicenda giudiziaria attraverso le peripezie di un ispettore di Polizia che prova a districarsi fra indizi, depistaggi, sospetti e reticenze in cerca dell’assassino.
Il film ha ottenuto un buon successo di pubblico e parte della critica ne ha apprezzato il piglio investigativo e lo stile romanzato. Ma, al di là degli eventuali meriti narrativi, la scelta di produrre e mandare in onda questa fiction apre un delicato versante sul piano dell’opportunità: quale scopo ha una produzione come questa su un caso che è ancora aperto sotto il profilo giudiziario e, di conseguenza, mediatico? Troppo facile e quasi scontata la risposta: agli autori non interessa rendere o meno un servizio alla verità dei fatti o a quanto accertato finora dagli inquirenti, piuttosto è loro preoccupazione sfruttare l’emotività popolare e la curiosità del pubblico verso le vicende di sangue per fare audience, secondo la migliore tradizione del piccolo schermo.
Il delitto è stato raccontato da Faenza con una spiccata vena romanzesca, con uno stile audiovisivo che si colloca in quella terra di mezzo a metà fra il documentario e la finzione, mescolando elementi di realtà e rappresentazione per ottenere una miscela ad alto contenuto spettacolare.
La messa in onda del film-tv su via Poma ha abbattuto definitivamente la barriera che consiglierebbe di non utilizzare vicende ancora aperte di cronaca nera come spunti per produzioni di fiction. A questo punto, non possiamo che aspettarci a breve altri “instant movie” sul delitto di Garlasco, sul giallo di Avetrana, sull’omicidio di Yara Gambirasio e su altre simili vicende di cronaca nera ancora insolute o misteriose. Il rischio è che, così facendo, si confondano ancora una volta non soltanto le acque ma anche la capacità degli spettatori di distinguere tra i fatti veri e le loro rappresentazioni televisive.
Homo Videns
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