Dal vasto mondo

CHIESA E COMUNICAZIONE

Parole che non si consumano
Non si è profeti per se stessi ma per un popolo

Si avverte la necessità, in questo clima culturale e sociale che viviamo, di recuperare parole nuove e nel contempo antiche. Parole come giustizia, correttezza, onestà, autenticità, e tante altre, sono state evocate in queste ultime settimane, con le vicende di stampa sofferte e burrascose. Quando l'acqua è torbida bisogna saper attendere che si decanti nel tempo per poter vedere più chiaro.

Sotto i nostri occhi abbiamo assistito, ultimamente, al potere delle parole e la loro capacità distruttiva verso le persone, le realtà di lavoro. I nostri bambini impareranno, forse, nel tempo ciò che è accaduto. Quali parole, allora, useremo per spiegare loro gli eventi? Nelle nostre mani e nel nostro cuore la responsabilità di non interrare queste parole che sono state capisaldo e spina dorsale per innumerevoli uomini e donne che nella Chiesa, come laici e consacrati, hanno amato, servito, edificato il Regno di Dio. Questi uomini e donne chiedono a noi, e alla nostra epoca, di recuperare quella grammatica pulita ed onesta, valida per ogni tempo. La Parola di Dio pare che scompaia in questo marasma; ed invece è sempre lì come sentinella e luce per illuminare le genti e la coscienza dell'uomo. Sappiamo ridonarla con perseveranza e umiltà ai nostri bambini e ragazzi, giovani e adulti, tra sacerdoti perché sia di riferimento nella ricostruzione e recupero della loro esistenza. Un servizio da vivere con passione e tutta la genuinità che ognuno ha dentro di sé.
L'invito è di non lasciarsi andare al pessimismo o al pensiero che la Chiesa, questa Chiesa, fatichi ad essere segno e faro. La profezia è data dagli uomini e le donne che lo Spirito Santo suscita, sempre. Ogni cristiano, nel proprio ambiente e ruolo, è chiamato a vivere con onestà e passione il servizio ricevuto facendo risplendere sempre il bene, il buono, il vero. Per essere profeti è necessario avere un popolo perché non si è profeti di se stessi, ma immersi con l'umanità. Lo dobbiamo alla nostra gente, alla Chiesa. Le parole, pertanto, come giustizia, correttezza, onestà, autenticità, e tante altre non cadranno nel vuoto e calpestate nel fango, ma troveranno (e trovano nell'oggi) uomini, donne, comunità, realtà aggregative che di tali parole vivono, si nutrono, condividono, sperimentano sul campo che danno gioia, amore, pace nel cuore. Da sempre: ecco perché antiche. In profondità.
GIACOMO RUGGERI