Italia.Il futuro è nell'antico? Rapporto Censis.
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Il futuro è nell’antico?

Rapporto Censis: quattro attenzioni per ripartire

Dalla recente presentazione del 45° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese si possono trarre alcune indicazioni per il futuro.

Nella situazione di crisi e nella consapevolezza di vivere dentro un “mare in tempesta” si possono estrarre quattro nuclei sotto pressione da sostenere e incentivare, perché tradizionalmente fertili per il nostro Paese.Così oltre a tappare le falle di una nave da riparare, forse si potrebbe ripartire proprio prestando attenzione ad alcune risorse indebolite.

Dalla rilevazione si segnala, in primo luogo, una forte sensibilità alla coesione nazionale, molto probabilmente anche incentivata dai festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Il 46% si sente legato allo “spirito nazionale”, mentre soltanto il 31% è legato al territorio (poi un altro 15% si percepisce come cittadino globale e un 7% pensa solo a se stesso). Queste percentuali poi, specificano i ricercatori, sono spalmate su tutto lo Stivale. Molti cittadini si dichiarano disponibili a fare qualche sacrificio se fosse in prospettiva di un progetto. E qui si evidenzia il primo affaticamento: l’ultimo quindicennio è stato vissuto nell’incertezza di una politica dal respiro corto che non era capace di alzare lo sguardo oltre la tornata elettorale.

Il secondo nucleo in affanno è la famiglia che tuttora è la centrale operativa della solidarietà. Sui nuclei familiari incombono numerosi servizi di assistenza e di cura. Allo stesso tempo, però, denuncia l’Istituto, la famiglia non è più la stessa. Da una parte ha cambiato la sua morfologia sia a seguito di fattori demografici, sia a seguito di fattori culturali, dall’altra parte ha cambiato la sua dimensione economica. Gli italiani, infatti, non riescono più a risparmiare e da famiglie capaci di investire si passa a famiglie capaci di re-distribuire sottolineando la forza solidale della rete parentale, ma anche l’impossibilità di accrescere i patrimoni.

Il terzo riguarda la produzione. Il Censis sottolinea che se l’Italia è riuscita in questi ultimi due anni a mantenere le sue quote di mercato nell’export e, dunque, è riuscita a sostenere la sua produzione, non è invece riuscita a riorganizzarsi, mantenendo una scarsa produttività. Il confronto con gli altri Paesi è impietoso. Basta notare che un ora frutta in media 32 euro in Italia a fronte dei 42 euro in Germania. Un importante indicatore che mostra come bisognerebbe investire in una migliore efficienza. Il Censis inoltre indica che la difficoltà maggiore è nel terziario. Proprio lì non cresciamo e non siamo riusciti a “internazionalizzarci”. Proprio in quel settore cresce il lavoro sommerso e l’evasione fiscale.

Il sistema formativo è il quarto nucleo. Dal Rapporto emerge come il nostro sia fuori centro. Denuncia il Censis la debolezza della fascia intermedia dell’istruzione (la scuola secondaria), quella utile ai giovani per l’inserimento lavorativo. Le difficoltà sono diverse: il disorientamento in mille rivoli tra istituti, enti di formazione e licei che spesso sono separati dal mondo produttivo; la forte dispersione scolastica che rivela la fragilità dell’accompagnamento di molti giovani nel loro percorso di studi; e, infine, l’altissima licealizzazione e la bassissima professionalizzazione che porta poi ad un gap tra le esigenze della domanda e la preparazione dell’offerta nel mercato del lavoro.

In fondo, secondo l’ultimo Rapporto Censis, si evince che per il futuro bisognerebbe tornare all’antico: coesione nazionale, famiglia, impresa e formazione diventano i quattro nuclei su cui investire perché l’Italia possa ripartire.

Andrea Casavecchia