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Dal vasto mondo
CRISTIANI IN EUROPA
Un canto che manca
La speranza, la crisi, la direzione della storia
"Non è forse vero che l'Occidente, i Paesi centrali del cristianesimo sono stanchi della loro fede e, annoiati della propria storia e cultura (...)?".
La domanda di Benedetto XVI, ripresa dall'omelia del 21 aprile scorso, si riaffaccia oggi a un tornante difficile della storia comune europea.Non è estranea alle gravi questioni economiche che tengono con il fiato sospeso e alimentano un'incertezza che da tempo scava come un tarlo nella vita personale e sociale degli europei.Non a caso psicologi e sociologi segnalano una crescita di amarezza, di depressione, di smarrimento. La spirale della sfiducia e della non speranza, aggiungono, sta risucchiando uomini e donne di diverse generazioni.
Per altri motivi la stanchezza e la noia hanno varcato o stanno varcando la soglia di molte case.Uno scenario certamente troppo fosco ma che interroga la coscienza. Quali risposte? Qualcuno può ancora indicare la via della bellezza e della bontà della vita? Il cristiano, in particolare, è ancora capace di "fare la differenza" tra la speranza e la non speranza e di comunicarla non tanto con i concetti quanto con il linguaggio dei giorni? Come rendere comprensibile il messaggio del Vangelo in un rincorrersi vertiginoso di annunci che, nello stesso luogo e nello stesso tempo, vengono da culture e religioni diverse?
Di fronte a tanta complessità il cristianesimo, dice qualcuno, non ha più la forza di reggere, di stare in piedi. È incamminato sul viale del tramonto, si sta chiudendo il capitolo di una grande storia. Tutto è cambiato, mentre il cristianesimo è rimasto fermo. Con la domanda sulla stanchezza e sulla noia, Benedetto XVI coglie questo pensiero crepuscolare, ne inverte la direzione e lo rilancia all'Occidente per scuoterlo. Nessuno scoraggiamento o resa di fronte alla complessità.
In un tempo di grave crisi, non solo economica, i cristiani sono chiamati a dire le ragioni della speranza che è in loro con un supplemento di dolcezza, rispetto e retta coscienza. Con un linguaggio in cui anche il sacrificio, necessario per raggiungere il bene comune, prende il sapore del dono, della condivisione, del futuro. L'annuncio del Vangelo della speranza, che in termini assai poco giornalistici si definisce nuova evangelizzazione, è atteso. Un'attesa che non viene detta ma che è percepibile perfino nelle parole, nei progetti e nelle scelte della politica.
Il cristiano, allenato a leggere i segni dei tempi, dovrebbe prenderne atto con un supplemento di responsabilità e con un deciso distacco dai cori dello scetticismo, della paura, del piccolo cabotaggio. Natale, ormai alle porte, richiama un supplemento d'anima e d'impegno. Il richiamo, quest'anno, può essere riassunto nel canto umilissimo e straordinario del Magnificat.
A questo Occidente che appare stanco e annoiato manca il Magnificat. Forse anche la nuova evangelizzazione si riassume nel canto di una giovane donna che ha accolto la Parola, ha custodito la Parola, ha comunicato la Parola. Immagine che appare assai lontana dalla realtà, dalle questioni sociali, economiche e culturali che giustamente riempiono i giornali e animano i discorsi della gente. Pensieri che sembrano totalmente fuori dalla storia eppure in quella notte il Pensiero, che si è fatto creatura fragilissima, ha cambiato la direzione della storia.
Paolo Bustaffa
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