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tvMASS MEDIA E DINTORNI

Una brutta storia

Erika, Omar e l’informazione

Era il 21 febbraio 2001 quando Erika De Nardo, insieme al fidanzatino Omar Favaro, uccise brutalmente a coltellate sua madre e il fratellino a Novi Ligure, in uno dei delitti più inspiegabili e tragici degli ultimi anni. Condannata a 16 anni per duplice omicidio aggravato, la ragazza ha scontato la sua pena dapprima nel carcere minorile Beccaria di Milano e poi in quello di Verziano, alle porte di Brescia. Dopo alcuni mesi nella comunità Exodus nel Bresciano, Erika adesso torna libera. Lo stesso era successo nei mesi scorsi a Omar, condannato a una pena inferiore (14 anni, di cui 9 trascorsi in carcere) e protagonista in tempi recenti di una massiccia presenza in televisione e sui giornali.

Nell’imminenza della sua libertà, la ragazza – oggi 27enne – ha sentito il bisogno di mandare una lettera aperta a Omar, accusandolo di speculare su sua madre e suo fratello in cerca di popolarità e invitandolo con decisione a smetterla. Nella sua invettiva, pubblicata in esclusiva su “QN Quotidiano Nazionale”, scrive: “Per farti dei soldi ti sei fatto fotografare al cimitero da loro, hai reso un sacco di dichiarazioni false. Spero che tu abbia capito che devi vivere senza continuare a legarti alla mia famiglia. È ora che tu spenga i riflettori su di noi”.

La richiesta della ragazza in sé è legittima e, quali che siano le ragioni che l’hanno spinto a farlo, è vero che Omar nelle recenti (e crescenti) apparizioni pubbliche non ha risparmiato dettagli drammatici ed emozionanti ripercorrendo la vicenda e tracciando il proprio autoritratto di giovane in cerca di una possibilità per ricominciare. D’altro canto, il delitto di Novi Ligure è uno di quelli che sono passati alla storia non soltanto per l’efferatezza del crimine ma anche per la grande esposizione mediatica di cui è stato oggetto per lungo tempo, prima di finire nel dimenticatoio per qualche anno e poi tornare sotto i riflettori in occasione della scarcerazione dei due giovani assassini.

Ove ve ne fosse stato bisogno, furono proprio Erika e Omar a cercare i media subito dopo aver compiuto il delitto per provare ad allontanare i sospetti degli inquirenti, affermando che a uccidere la madre Susanna e il fratellino Gianluca era stata una feroce banda di ladri di origine straniera.

Per un quotidiano la pubblicazione della lettera di Erika in esclusiva è certamente uno scoop, di quelli capaci di attirare la curiosità morbosa dei lettori facendo salire, almeno per un giorno, le vendite e assicurando alla testata anche una certa pubblicità trasversale grazie alla ripresa della notizia da parte degli altri media. Ma alle cronache sul delitto e sulle successive vicende dei protagonisti non aggiunge molto.

Di fronte alla cronaca nera, la curiosità del pubblico scatta inevitabilmente. Il comune sentire rimane colpito e attonito di fronte all’assurdità del male e alle sue conseguenze, ma questo non è un buon motivo per alimentare una speculazione mediatica che non giova a nessuno: non al pubblico, non al corso della giustizia, non ai diretti interessati. E neppure, al di là di qualche picco di vendita o di ascolto, ai media che ne fanno oggetto di strumentalizzazione.

Marco Deriu

 

fiorello_checcoDENTRO LA TV

Non c’è confronto

La comicità di Checco Zalone e quella di Fiorello

Dopo gli esordi cabarettistici e lo sbarco al cinema, Luca Pasquale Medici – in arte Checco Zalone – è approdato in prima serata su Mediaset, con “Resto Umile World Show” (Canale 5, venerdì ore 21.10). La trasmissione è un “one man show”, che lo vede esibirsi nei suoi pezzi forti: imitazioni, parodie e duetti con cantanti, personaggi dello spettacolo e gag con ospiti vari. Nella prima puntata è stata Laura Pausini a duettare con lui, eseguendo una delle sue canzoni parodistiche tra il serio e il faceto.

Parte della critica televisiva ha sentito la naturale urgenza di paragonare il programma del comico pugliese a quello di Fiorello (“#ilpiùgrandespettacolodopoilweekend”, Rai1, lunedì ore 21.10), partendo dalla constatazione che entrambi sono mattatori della scena e si lanciano in una molteplicità di situazioni, dal canto al ballo, dall’imitazione alla caricatura. Ma i due sono troppo diversi, come differente è la struttura delle trasmissioni cucite su misura per loro.

Fiorello è un presentatore e un caratterista, Checco Zalone è un cantante da macchietta ma sa anche suonare (bene) il pianoforte e la chitarra. Mentre Fiorello imita e rifà i pezzi più noti dei cantanti personalizzandoli, Zalone è diventato famoso scrivendo ex novo brani musicali che richiamano nei contenuti e nel modo di cantare i protagonisti della discografia nostrana. Fiorello conduce stando ben attento a rispettare i canoni sacri del varietà e non si lascia andare a volgarità di alcun tipo. Zalone è sboccato e usa volutamente il linguaggio scurrile per suscitare risate come si fa con le barzellette di Pierino. I monologhi non sono il suo forte, mentre sono uno dei cavalli di battaglia di Fiorello, che li usa per infilarci anche un po’ di satira capace di far pensare.

La diversità di ruolo e di presenza scenica trova conferma anche nella scelta del nome d’arte: Fiorello non ha fatto altro che mantenere il suo cognome, mentre lo pseudonimo Checco Zalone rimanda all’espressione dialettale barese “che cozzalone!”, traducibile con “che tamarro!”. Tanto triviale, in realtà, non è, se è vero che ha una laurea in giurisprudenza e che ha all’attivo diverse esibizioni con musicisti jazz di un certo livello.

A dargli il successo è stata la parodia dei cantanti neomelodici che al Sud usano esibirsi durante comunioni e matrimoni e con le sue apparizioni a Zelig ha pian piano conquistato l’attenzione del pubblico. Fra i registri comici cui ha fatto ricorso negli anni, oltre a quello della parodia musicale, anche l’ambiguo ruolo di ex galeotto che racconta le sue avventure presentandosi come vittima della società ma essendo in realtà un delinquentello da strada.

Fiorello, come si sa, è diventato famoso conducendo per anni il karaoke televisivo sulle piazze d’Italia e probabilmente questa attitudine gli ha consentito di sviluppare la sua qualità migliore, quella di duettare con l’ospite canoro di turno. Una volta raggiunto il successo, è riuscito a conquistarsi una connotazione meno popolare e più ricercata nell’immagine, così da poter calcare le scene nei panni del bravo presentatore.

Zalone, al contrario, quando ha scoperto che l’immagine volgarotta e “tamareggiante” poteva essere vincente agli occhi del pubblico, si è adeguato e ha scelto questa via senza mediazioni, accentuandone gli aspetti più grotteschi. Le sue esibizioni si concretizzano in siparietti e gag veloci, con cui vorrebbe strappare la risata all’istante. A volte ci riesce e a volte no. Certamente il suo pubblico e quello di Fiorello sono diversi e anche per questo non regge il confronto che qualcuno a tutti i costi ha voluto proporre.

Homo Videns