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Dal vasto mondo
teologia
L’armonia tra fede e ragione
Una riflessione di Benedetto XVI
Dal 28 novembre al 2 dicembre si è tenuta in Vaticano l’annuale sessione plenaria della Commissione teologica internazionale, sull’approfondimento dello studio di tre temi: la questione metodologica nella teologia odierna; la comprensione del monoteismo e il significato della dottrina sociale della Chiesa. A conclusione dei lavori della plenaria, il 2 dicembre, nella Sala dei Papi del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre ha ricevuto i membri della Commissione e ha rivolto loro un discorso.
I lavori di questa sessione hanno coinciso quest’anno con la prima settimana d’Avvento, “occasione che ci fa ricordare – ha detto il Papa – come ogni teologo sia chiamato a essere uomo dell’avvento, testimone della vigile attesa, che illumina le vie dell’intelligenza della Parola che si è fatta carne”. La conoscenza del vero Dio, cui tende la teologia, si nutre costantemente di quell’“ora” sconosciuta, in cui il Signore tornerà. “Tenere desta la vigilanza e vivificare la speranza dell’attesa non sono, pertanto, un compito secondario per un retto pensiero teologico, che trova la sua ragione nella Persona di Colui che ci viene incontro e illumina la nostra conoscenza della salvezza”.
Il Santo Padre ha, poi, offerto un personale contributo sui tre temi che la Commissione teologica internazionale sta studiando negli ultimi anni. Il primo, come è stato ricordato, riguarda la questione fondamentale per ogni riflessione teologica: la questione di Dio e, in particolare, la comprensione del monoteismo. A partire da questo ampio orizzonte dottrinale i membri hanno approfondito anche un tema di carattere ecclesiale: il significato della dottrina sociale della Chiesa, riservando poi un’attenzione particolare a una tematica che oggi è di grande attualità per il pensare teologico su Dio: la questione dello status stesso della teologia oggi, nelle sue prospettive, nei suoi principi e criteri.
Il monoteismo cristiano si nutre della fede del popolo di Israele: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico Dio è il Signore” (Dt 6,4) e, nello stesso tempo, della rivelazione donata dal Figlio unigenito. Il monoteismo del Dio unico si è illuminato con una luce completamente nuova: la luce trinitaria. E nel mistero trinitario s’illumina anche la fratellanza fra gli uomini. La teologia, in fecondo dialogo con la filosofia, può aiutare i credenti a prendere coscienza e a testimoniare che il monoteismo trinitario mostra il vero volto di Dio, e questo monoteismo non è fonte di violenza, ma è forza di pace personale e universale.
Quali i principi o i criteri per la teologia cattolica? Il Papa ha ricordato che punto di partenza di ogni teologia cristiana è l’accoglienza di questa Rivelazione divina: l’accoglienza personale del Verbo fatto carne, l’ascolto della Parola di Dio nella Scrittura. Su tale base di partenza, la teologia aiuta l’intelligenza credente della fede e la sua trasmissione. “Tutta la storia della Chiesa mostra però che il riconoscimento del punto di partenza non basta a giungere all’unità nella fede. Ogni lettura della Bibbia si colloca necessariamente in un dato contesto di lettura, e l’unico contesto nel quale il credente può essere in piena comunione con Cristo è la Chiesa e la sua Tradizione viva”. È importante ancora ricordare che la teologia cattolica, sempre attenta al legame tra fede e ragione, ha avuto un ruolo storico nella nascita dell’Università.
La Commissione teologica sta studiando, poi, la relazione fra la dottrina sociale della Chiesa e l’insieme della dottrina cristiana. “L’impegno sociale della Chiesa – ha ricordato il Santo Padre – non è solo qualcosa di umano, né si risolve in una teoria sociale”. La trasformazione della società operata dai cristiani attraverso i secoli è una risposta alla venuta nel mondo del Figlio di Dio: lo splendore di tale Verità e Carità illumina ogni cultura e società. I discepoli di Cristo Redentore sanno che senza l’attenzione all’altro, il perdono, l’amore anche dei nemici, nessuna comunità umana può vivere in pace; e questo incomincia nella prima e fondamentale società che è la famiglia. “Nella necessaria collaborazione a favore del bene comune anche con chi non condivide la nostra fede, dobbiamo rendere presenti i veri e profondi motivi religiosi del nostro impegno sociale, così come aspettiamo dagli altri che ci manifestino le loro motivazioni, affinché la collaborazione si faccia nella chiarezza”. Chi avrà percepito i fondamenti dell’agire sociale cristiano vi potrà così anche trovare uno stimolo per prendere in considerazione la stessa fede in Cristo Gesù.
La Chiesa – ha concluso il Papa – ha bisogno della competente e fedele riflessione dei teologi sul mistero del Dio di Gesù Cristo e della sua Chiesa. Senza una sana e vigorosa riflessione teologica la Chiesa rischierebbe di non esprimere pienamente l’armonia tra fede e ragione. Al contempo, senza il fedele vissuto della comunione con la Chiesa e l’adesione al suo Magistero, quale spazio vitale della propria esistenza, la teologia non riuscirebbe a dare un’adeguata ragione del dono della fede.
Marco Doldi - Membro della Commissione teologica internazionale
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