No a cittadini dimezzati
Una prospettiva alta per la “polis globale del XXI secolo”
Tre giorni di confronto per interrogarsi su un tema di grande attualità: “Cittadini in-compiuti. Quale polis globale per il XXI secolo”. Al 42° Incontro nazionale di studi, promosso dalle Acli a Perugia dal 3 al 5 settembre, si sono alternati esperti e uomini politici per discutere di cittadinanza in un mondo globalizzato. Tante le presenze anche nell'ultimo giorno di lavori, da mons. Angelo Casile, direttore dell'Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, a mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas italiana, da Lorenzo Caselli dell'Università di Genova a mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa.
Il contributo dei credenti. Da mons. Angelo Casile è stato rivolto un invito alle Acli affinché “sostengano una rinnovata cultura della cittadinanza fondata sulla testimonianza cristiana, sul rispetto di ogni persona, sull’impegno per il bene comune e sull’autentico valore del lavoro”. “Il nostro primo impegno – ha detto - è quello di vivere e testimoniare la nostra fede nella società odierna per amore del Signore. In quanto cristiani accogliamo il dono del Vangelo nella nostra vita, annunciamo la verità dell’amore di Cristo nella società, testimoniamo Gesù risorto con coraggio e generosità nel campo del lavoro, del creato, della politica, della giustizia e della pace”. La seconda attenzione è quella “di riscoprire la dignità della persona, di ogni persona, di tutta la persona”. Il terzo compito, è “impegnarsi per il bene comune”. Infine, “spetta a ciascuno di noi, vivere in modo pieno il proprio lavoro, la propria occupazione”. “Lo sguardo sull’Italia, nell’ottica della promozione del bene comune, impegna ad affrontare con sapienza e coraggio la questione demografica, i problemi e le risorse dell’immigrazione, le sfide della questione giovanile”: è l'opinione espressa da mons. Vittorio Nozza. È parimenti necessario “evidenziare la centralità della persona nelle scelte economiche e il senso di responsabilità nei confronti del lavoro, far sì che si dispieghi fattivamente il ruolo sociale della famiglia, contrastare il dilagare dell’illegalità, prendersi a cuore delle future generazioni con una doverosa cura del creato, superare i divari interni al Paese, aiutandolo ad aprirsi agli orizzonti della pace e dello sviluppo mondiale, sfruttando le opportunità positive della globalizzazione e promovendo un ordine più giusto tra gli Stati”. In questo cantiere aperto “il contributo dei credenti, sul piano etico e spirituale, culturale, economico e politico è essenziale”.
Un salto qualitativo nella fraternità. Per Lorenzo Caselli, “occorre porre all’ordine del giorno la questione della cittadinanza globale”. Cittadinanza globale “fondata sulla interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani e democratici. Cittadinanza da conseguire attraverso la faticosa e mai definitiva realizzazione di livelli successivi di partecipazione e solidarietà da città a regione, a stato, a grandi aree continentali fino ad un universale ove 'l’altro' non è un avversario ma un partner al servizio di un progetto condiviso”. “Se in Europa abbiamo maturato la laicità è grazie al cristianesimo”. Si è rifatto al “fondamento della laicità” costituito dalle celebri parole di Gesù su Dio e Cesare mons. Aldo Giordano.
Parlando del “ruolo per i cristiani nella società civile europea”, è tornato sul mancato riferimento alle radici cristiane nel preambolo del Trattato di Lisbona: “Per alcuni citare il cristianesimo significava dividersi una torta di potere. Per altri era uno schiaffo agli amici musulmani. Per altri ancora, specie i francesi e i belgi, un pericolo per la laicità”. In realtà, “si usava la parola cristianesimo senza che ci fossero i veri contenuti del cristianesimo”, che invece può aiutare un’Europa “in cerca d’identità” a ritrovare un senso. Mons. Giordano ha anche sottolineato “l’urgenza di un salto qualitativo nella fraternità”.
Un nuovo appello. “Non chiudete le porte ai nuovi italiani”. È stato rivolto direttamente al ministro dell’Interno Roberto Maroni l’appello delle Acli nell’ultima giornata dell’Incontro nazionale di studi. Da Perugia il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, ha chiesto “una nuova legge sulla cittadinanza che introduca il diritto dello jus soli – chi nasce in Italia è italiano – e dimezzi da 10 a 5 anni il tempo di residenza necessario agli stranieri per poter chiedere di diventare cittadini italiani”. Anticipando poi i contenuti di un Manifesto che sarà mandato alle province delle Acli, Olivero ha affrontato la questione del lavoro annunciando per ottobre l’avvio di una campagna nazionale per un nuovo “Statuto dei lavori”, che “garantisca i diritti di cittadinanza di tutti i lavoratori ancorandoli alla vita delle persone, a prescindere dal tipo di contratto”. Sul tema della “cittadinanza familiare” ha sfidato il governo a “mantenere gli impegni elettorali per l’introduzione del sistema fiscale italiano del quoziente familiare”. Sulla “cittadinanza economica”, Olivero ha sollecitato l’elaborazione di nuove “forme di accesso dei lavoratori al capitale sociale e agli utili di impresa”. Infine, il presidente delle Acli ha fatto un nuovo richiamo al tema dell’informazione come diritto di cittadinanza, ricordando l'adesione alla manifestazione del 19 settembre promossa dalla Federazione nazionale della stampa italiana.
a cura di Gigliola Alfaro