Non solo incubo greco. Vigilia del vertice di Cannes
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G20_Cannes_2011Non solo incubo greco

Alla vigilia del vertice di Cannes

“Siamo di fronte ad operatori lucidi e spregiudicati, che lucrano sulle debolezze della politica. La mancanza di senso dello stato e dell'Europa di molti leader europei rende questo gioco possibile”.

I venti paesi economicamente più forti stanno per incontrarsi a Cannes per mostrarsi aturoevoli di fronte alla crisi, ma due giorni prima del vertice il primo ministro greco Papandreu decide di condividere le pesanti riforme economiche richieste dall'Europa con i suoi concittadini e i mercati impazziscono. Le conseguenze peggiori si vedono in Italia dove Piazza Affari sfiora il -7% e il tasso di interesse sui titoli dello stato italiano supera abbondantemente il 6%.

Perché succede tutto questo? Il capo del governo greco è stato pesantemente criticato per aver annunciato il referendum. In realtà le riforme sono particolarmente gravose, con una riduzione della spesa pubblica che passa anche attraverso un programma di licenziamenti pesantissimo. Peraltro si tratta di programmi la cui efficacia non è completamente garantita: se lo stato licenzia, la sua spesa si riduce, ma si strozza anche l'economia che perde i consumi domandati dai licenziati. Per questo Papandreu vuole coinvolgere i cittadini.

Il premier greco non è del tutto responsabile di questa situazione, provocata dal governo precedente che aveva falsificato i dati contabili per entrare nell'euro. Aveva denunciato il problema e chiesto instancabilmente aiuto all'Europa, spiegando che la situazione per lo stato greco, con la crisi economica, sarebbe stata insostenibile. La Merkel inizialmente rifiutò ogni intesa, quindi accettò la discussione e solo recentemente ha accettato che la Germania partecipi al Fondo di stabilità europea. Trovata finalmente unità l'Europa ha offerto aiuto in cambio di riforme. Peccato che farlo ora costi molto, molto di più. Il premier greco avrebbe potuto andare avanti, ma dopo gli scontri di piazza ha offerto la parola ai cittadini.

In tempi normali questo avrebbe anche potuto essere un passaggio ragionevole. Ma non viviamo tempi normali e i mercati hanno senza esitazioni letto l'annuncio come una fuga dalla responsabilità, convinti che i greci certamente voteranno contro i sacrifici. Non vi è alcuna certezza naturalmente che questo avvenga, ma le borse sono crollate rapidamente, tanto più in un giorno di apertura limitata come quello del 1 novembre.

Quando qualcuno vende c'è sempre qualcuno che compra. Difficile che siano i risparmiatori normali a vendere in questi casi. Questi, al massimo, vendono allarmati dai ribassi, amplificandoli. E' ragionevole sospettare che chi compra siano gli stessi operatori che hanno venduto a inizio mattinata. Si provocano i ribassi per poter acquistare a valori particolarmente convenienti, contando sul recupero in tempi relativamente brevi. Non per nulla il giorno dopo gli enormi ribassi le borse hanno segnato rialzi: riprendono gli acquisti, e chi aveva acquistato ieri, avendo provocato i ribassi, oggi contabilizza guadagni piuttosto lauti.

Siamo insomma di fronte ad operatori lucidi e spregiudicati, che lucrano sulle debolezze della politica. La mancanza di senso dello stato e dell'Europa di molti leader europei rende questo gioco possibile. Ne è un parziale indice il fatto che l'annuncio di Papandreu abbia provocato la caduta peggiore nella borsa di Milano, cioè nella nazione che ha meno legami con l'economia greca. Il segnale di sfiducia lanciato dagli operatori finanziari è stato usato con maggiore profitto (ha determinato cioè i maggiori ribassi) sulla piazza italiana, dove il governo è considerato meno capace di uscire dalla crisi rispetto agli altri partner europei. In Spagna Zapatero ha avviato un programma di riforme impegnativo e ha annunciato che non si sarebbe ulteriormente candidato alle prossime elezioni. Gli indignados hanno comprensibilmente reagito contro gli attori della finanza che cercano di non condividere il peso della crisi, ma l'economia ha reagito e lo spread dei titoli spagnoli è oggi decisamente migliore di quello italiano. In Italia si è scritta una lettera di impegni per il vertice europeo della settimana scorsa e si cercano affannosamente nuovi segnali da offrire al G20.

Il G20 da assise finanziaria si sta trasformando per affrontare l'agenda globale, come faceva il G8. Ma a Cannes la crisi sta monopolizzando tutto. Nessuno può permettersela oltre. Non la vuole l'Europa, che con costi troppo elevati vedrebbe minata la sua solidarietà interna. Non la vogliono gli Usa, che dalla crisi vedrebbero ulteriormente ridotto il proprio ruolo di superpotenza. Non la vuole la Cina, che senza acquisti da parte di americani ed europei vedrebbe la sua ricchezza afflosciarsi pericolosamente.

Per questo aumenteranno le pressioni internazionali sull'Italia, il punto più vulnerabile. Ma non saranno più pressioni per le riforme. Saranno pressioni per ottenere nuova credibilità.

Riccardo Moro