Dal vasto mondo

PIO XII
Un fatto teologico

Reazioni da Gerusalemme sul decreto relativo a Pio XII
Il 19 dicembre scorso Benedetto XVI ricevendo mons. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha autorizzato la promulgazione dei decreti riguardanti, tra gli altri, le virtù eroiche del Servo di Dio Pio XII (Roma, 2 marzo 1876 – Castelgandolfo, 9 ottobre 1958). La decisione ha suscitato reazioni e polemiche, soprattutto in ambito ebraico, dove pesa la valutazione storica sull’operato di papa Pacelli durante il secondo conflitto mondiale. Un dibattito che vede impegnati studiosi sia di fede cattolica sia di fede ebraica e che non deve far dimenticare che una simile decisione ha soprattutto una valenza teologica, come da più parti, nella Chiesa cattolica viene fatto notare. A partire da Gerusalemme.

Accuse infondate.
In questo senso va segnalato il commento del vicario patriarcale per i cattolici di espressione ebraica, padre David Neuhaus: “Rigettiamo la diffamazione e le accuse di viltà e persino di antisemitismo e collaborazionismo rivolte contro Pio XII. Sono assolutamente prive di fondamento. Allo stesso modo rigettiamo le interpretazioni che vedono qualsiasi venerazione di Pio XII come un minimizzare l’importanza della Shoah o come un passo indietro nei progressi compiuti nel campo delle relazioni tra ebrei e cattolici negli ultimi decenni”. Ricordando come la vocazione dei cattolici di espressione ebraica “sia quella di sentirsi sia parte della Chiesa sia di Israele e, quindi, cercare di essere un ponte tra i due” il gesuita riconosce che questa decisione “ferisce gli ebrei” ma spiega anche che “la promulgazione di Benedetto XVI non si focalizza sul periodo della Shoah e non chiude le porte alle ricerche degli storici”. Il decreto, infatti, evidenzia l’attività di papa Pacelli “in molti diversi campi”: “Pio XII – annota padre Neuhaus – aprì le porte alla ricerca scientifica biblica che oggi unisce ebrei e cristiani e che influenza grandemente la definizione della loro comune eredità, nominò vescovi da nazioni non europee in Africa e Asia, incoraggiò la riforma liturgica e il dialogo tra scienza e fede. Ebbe a che fare con le persecuzioni della Chiesa nelle nazioni comuniste”.

L’impegno della Chiesa.
“Comprendiamo – dice il vicario – lo sconforto di molti nostri fratelli ebrei che affermano che il Papa non fece abbastanza per salvare gli ebrei nel momento della Shoah. Alla luce di ciò comprendiamo la domanda ‘poteva il Papa fare di più?’, domanda legittima e comprensibile, ma non c’è risposta umana. Solo Dio sa. Siamo testimoni – prosegue padre Neuhaus – di molte ricerche sugli sforzi diplomatici messi in campo da papa Pacelli per porre fine alla guerra e al terrore contro gli ebrei”. “Conosciamo molte storie sulle istruzioni date dal Papa per aprire chiese, monasteri, così da dare rifugio agli ebrei in fuga, per fornire loro falsi documenti e per portarli via di nascosto dalle zone pericolose”. “Dobbiamo commemorare – conclude padre Neuhaus – il ruolo di uomini e donne nella Chiesa, di eroici ‘giusti delle nazioni’ che, sotto l’autorità del Papa, si attivarono in Italia e in Europa per aiutare gli ebrei, pagando in alcuni casi con la loro vita. Continuiamo a pregare affinché nella Chiesa e tra gli ebrei si continui a ricercare la verità così da educare i nostri bambini al reciproco rispetto e fratellanza”.

Un distinguo necessario.
“Capisco la sofferenza dei nostri amici ebrei e la tragedia che su di loro si è abbattuta nella Seconda guerra mondiale” ma quella di Benedetto XVI “è una decisione opportuna”. Così padre Roberto Spataro, decano della facoltà di teologia dell’Istituto teologico “Salesianum” di Gerusalemme, interviene nel dibattito sul decreto riguardante le virtù eroiche di Pio XII. “L’eroicità delle sue virtù – afferma – era un fatto acclarato grazie alla scrupolosa indagine storica condotta dalla Congregazione per le cause dei santi”. Il decano si dice convinto che “all’interno del mondo ebraico si sappia ben distinguere l’aspetto morale e spirituale di Pio XII, dalle questioni storiche che sono ancora al centro di discussione”. “L’indagine storica – aggiunge – potrà mettere in luce aspetti che sono attualmente non del tutto noti ed avvalersi di ulteriore documentazione. Tuttavia, ciò non inficia la scelta del Papa di dichiarare Pio XII venerabile. L’indagine storica mostra che Pio XII agì in modo eroico per salvare il maggior numero di ebrei in quegli anni tragici”. Per Spataro, quindi, “non è in forse il prosieguo dei rapporti interreligiosi e nemmeno l’amicizia tra ebrei e cattolici”. A ribadire la dimensione teologica della decisione di Benedetto XVI è anche padre Gianni Caputa, docente di teologia al “Salesianum”: “La procedura canonica richiede il rigoroso esame dei dati. Ci sono state nel corso di decenni commissioni varie di storici, medici e teologi che hanno esaminato i fatti, scrutato i documenti e in coscienza, sotto giuramento, hanno testimoniato come si sono svolti i fatti. I miracoli attribuiti all’intercessione di Pio XII mettono un sigillo sulla sua santità. Questo è un fatto teologico di straordinaria importanza. La beatificazione di un uomo non riguarda solo lui ma l’intervento di Dio nella storia. Dio ha dato il suo parere, operando un miracolo per intercessione di papa Pacelli. Accogliamo con gioia questa notizia e prepariamoci a festeggiare con gioia”.

A CURA DI DANIELE ROCCHI