Dal vasto mondo

EBREI-CATTOLICI
Il dialogo va avanti

Con una maggior conoscenza della figura e dell’opera di Pio XII
“Il dialogo va avanti perché l’amicizia tra ebrei e cattolici è salda”. Così padre Innocenzo Gargano, priore del Monastero camaldolese di S.Gregorio al Celio e grande conoscitore del mondo ebraico, commenta lo stato di salute del dialogo ebraico-cattolico, all’indomani della decisione presa da Benedetto XVI e comunicata sabato 19 dicembre di riconoscere le virtù eroiche di papa Pio XII, sbloccando così il processo per la causa di beatificazione. Immediate sono state le reazioni delle comunità ebraiche di tutto il mondo. Secondo il rabbino David Rosen, la decisione di firmare il decreto su Pio XII “non mostra grande sensibilità nei confronti delle preoccupazioni della comunità ebraica”, mentre il rabbino Giuseppe Laras, presidente dell’Assemblea rabbinica italiana, ritiene che “non sia una questione che riguarda l’ebraismo e gli ebrei”. In una nota congiunta il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e i presidenti dell’Ucei, Renzo Gattegna, e della Comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, pur esprimendo alcune riserve sulla questione, hanno dichiarato di non voler “in alcun modo interferire su decisioni interne della Chiesa che riguardano le sue libere espressioni religiose”. Ma sui quotidiani nazionali c’è chi mette in dubbio la visita del Papa alla Sinagoga di Roma in programma il 17 gennaio 2010, nello stesso giorno in cui in Italia, alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, si celebra la “Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei”. Ne parliamo con padre Gargano.

Padre Gargano, che ne pensa?
“Ci vuole tantissima comprensione umana. Sulle reazioni politiche, purtroppo si può fare molto poco perché sono livelli che superano le nostre stesse capacità e possibilità. Mentre dal punto di vista dei rapporti umani ci vuole una enorme comprensione per chi ancora sente la ferita della Shoah e sente la ferita di una certa scelta eccessivamente diplomatica compiuta da Pio XII. Nello stesso tempo, bisogna anche dire che sta crescendo all’interno del mondo ebraico una maggiore consapevolezza delle difficoltà oggettive in cui papa Pio XII è venuto a trovarsi. Ha fatto in questo senso abbastanza impressione ‘L’inverno più lungo’, l’ultimo libro di Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio nonché storico. So di alcuni miei amici ebrei che lo hanno letto e lo hanno molto apprezzato. È un libro scritto sulle scelte che ha dovuto fare la Chiesa durante i mesi di presenza nazista a Roma, con il rastrellamento del ghetto. La cifra che propone Andrea Riccardi è abbastanza significativa: dalla sua ricostruzione, su una presenza di 12 mila ebrei, 10 mila furono salvati dalla Chiesa e dalla popolazione, ma in gran parte dalla Chiesa. E questo lo si deduce da documentazioni storiche significative. Gli ebrei, quindi, pur restando profondamente segnati dalle ferite dell’Olocausto, cominciano a considerare che in fondo c’è stato un impegno, sia pure ai livelli in cui Pio XII era in grado di prenderlo. C’è una maggiore attenzione”.

In questa delicata fase di passaggio in cui si sta lavorando per riallacciare gli strappi, quale l’atteggiamento migliore da assumere?
“Intanto, non rispondere ad ogni battuta con un’altra battuta. Mettersi nei panni dell’altro che si è sentito ferito da questa decisione e attendere con estrema delicatezza”.

E il dialogo, come ne uscirà da questa storia?
“L’ultimo colloquio ebraico-cristiano è andato benissimo. È venuto persino l’ambasciatore di Israele presso al Santa Sede e un 15% di ospiti su 160 partecipanti erano ebrei. Ed erano ebrei che dialogano e dialogano con molto coinvolgimento personale. A noi sfugge cosa realmente succede dietro a tante decisioni che vengono prese. Insomma, sono difficoltà che non devono assolutamente condizionare il nostro impegno di dialogo. Io, in questi 30 anni, in cui ho portato avanti i colloqui ebraico-cristiani, ho fatto di tutto per non farmi condizionare da queste specie di docce scozzesi che di tanto in tanto arrivano. E anche i miei interlocutori ebrei sono d’accordo. Proseguiamo su questa strada, continuiamo a tracciare il solco del dialogo”.

Il 21 dicembre, nel discorso alla Curia Romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi, il Papa ha ricordato la sua visita allo Yad Vashem. Vuol dire che è stata un evento che lo ha colpito profondamente?
“Certo. Le ripeto, il cammino in avanti c’è e si sta sviluppando e, quindi, non bisogna avere paura delle difficoltà”.

A CURA DI MARIA CHIARA BIAGIONI