Dal vasto mondo

COLPO D’OCCHIO
C’é solo la befana

Il “befano” è scomparso dai vocabolari
A parte il personaggio benefico che porta i regali, il cui nome andrebbe sempre con la maiuscola, Befana, il termine (con la minuscola) ha assunto nella lingua italiana il significato estensivo e figurato di donna “vecchia”, “brutta” o “bruttissima”, “sgraziata”, “trasandata”. Gli aggettivi si sprecano. Tra i vocabolari Garzanti è il più impietoso perché aggiunge “antipatica” e “insopportabile” e dà come sinonimi “strega” e “racchia”. Le frasi esemplificative riportate sono eloquenti: «Come avrai fatto a sposare quella befana?» (Devoto-Oli; «Sua suocera è diventata proprio una befana» (Zingarelli); «Ha sposato una befana» (Sabatini-Coletti); «Con quei capelli sembra proprio una befana» (Palazzi-Folena); «Con tutte quelle befane, la festa è stata un mortorio» (De Felice-Duro). Qualche vocabolario registra anche l’aggettivo “befanesco” , sempre, ovviamente, con significato negativo e per lo più riferito al femminile, alle donne. Hanno ragione le donne quando lamentano un uso sessista della lingua italiana. Nel caso della “befana” sinonimo di “donna brutta” il termine è rimasto e persiste in tutta la sua validità.
Curiosamente, invece, è scomparso o comunque è disusato il termine “befano”, sinonimo di “uomo brutto”. Appena cinquanta anni fa “befano” era registrato dai vocabolari (vedi vecchie edizioni del Melzi e dello Zingarelli). Ma poi si sa come vanno queste cose. Poiché anni addietro i curatori dei vocabolari erano quasi esclusivamente uomini, hanno pensato bene di eliminare il befano, l’uomo brutto, termine forse ritenuto offensivo per l’intera categoria maschile. Ed è rimasta solo la befana, la donna brutta.

P.I.