Dal vasto mondo

CHIESA E PERSONA
Un’unica passione

Etica della vita ed etica sociale non si possono separare
Questo è il punto, e qui sta la risposta all’obiezione che appunto da oltre quarant’anni ritorna: come può il magistero della Chiesa essere “progressista” in termini sociali e così “retrogrado” sui temi relativi alla vita, alla procreazione. Probabilmente mostra progressivamente la corda un certo progressismo, che si fonda appunto sulla frammentazione, non solo delle culture, ma dello stesso concetto di persona.
“Ciò che è in questione oggi, aveva detto il cardinal Bagnasco aprendo il forum del progetto culturale sull’educazione – è il concetto stesso di essere umano”.
Allora, contro gli atteggiamenti riduzionistici, che rilanciano la vecchia idea dell’”uomo ad una dimensione”, la sfida è proprio considerare l’essere umano nelle sue diverse articolazioni e relazioni, colte appunto in una pluralità viva e vitale. Non è possibile separare etica della vita ed etica sociale perché oggi, come ha ribadito lo stesso Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate, “la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica”. Ecco dunque l’attenzione alle relazioni, a partire da quella che fonda la società, quella tra gli sposi. E da qui consegue l’affermazione che “l’apertura alla vita è il centro del vero sviluppo”. Così si possono mettere in fila le questioni e si può ritrovare la molteplicità delle dimensioni e delle relazioni che qualificano, caratterizzano e definiscono la persona. In questo quadro naturalmente si colloca anche la relazione religiosa: di più, la relazione dell’uomo con Dio, per i cristiani un Dio che si è fatto uomo.
Per questa via si arriva e si ritorna al bene comune, cioè a quella vita sociale più umana che tutti vogliamo, ma per costruire la quale è necessario anche andare in controtendenza rispetto a tanti schemi, per ritrovare la semplice sostanza delle cose.

FRANCESCO BONINI