|
Dal vasto mondo
CATALDO NARO Sorpreso dal Signore
A tre anni dalla morte A tre anni dalla scomparsa prematura di mons. Cataldo Naro, arcivescovo di Monreale e personalità di spicco della Chiesa italiana, il Centro Studi Cammarata, da lui diretto per quasi vent’anni, lo ha ricordato a San Cataldo con un convegno, divenuto ormai appuntamento annuale. Il tema di riflessione scelto per l’occasione è stato “Sorpreso dal Signore. Linee spirituali emergenti dalla vicenda e dagli scritti di mons. Naro”. Che mons. Cataldo Naro fosse convinto che una delle pagine più belle della storia della Chiesa fosse quella relativa ai santi è stato più volte evidenziato negli interventi e nelle riflessioni di chi in questi anni lo ha ricordato con convegni e celebrazioni eucaristiche, non in ultimo il suo successore, l’arcivescovo di Monreale mons. Salvatore Di Cristina. “La santità era da lui vissuta – ha più volte evidenziato il presule - come misura alta della vita cristiana, ma a portata di tutti. Mons. Naro è stato unitamente profondo conoscitore della storia della Chiesa e persona di grande fede e di grande spiritualità”.
Sorpreso dal Signore. “E’ una frase che ricorre negli scritti di mons. Cataldo Naro, ed è il cuore di un manoscritto ritrovato dopo la sua morte e custodito nella sua scrivania. La sorpresa, la meraviglia per la grandezza e la bellezza del rapporto con un Dio che non lascia mai l’uomo solo, ma gli è vicino, gli dà forza e coraggio è il sentimento che egli provava dinanzi alla fatica del suo ministero. Non la meraviglia che, ai piedi della croce diventa dolore e suscita scandalo, e tarpa le ali, ma quello stupore che nella Bibbia diventa meraviglia credente che apre la via all’incontro e all’approfondimento della conoscenza del Signore”. Così don Massimo Naro, fratello del compiano presule e attuale direttore del Centro Cammarata, spiega la scelta della traccia di riflessione per ricordare Cataldo Naro. “Pur tra le fatiche, mons. Naro si sentiva sorpreso dalla grazia e dalla forza che Dio gli concedeva nello svolgere il ministero. Anche il suo motto episcopale, “Mi ricorderò sempre delle misericordie del Signore”, era rivolto ai “mirabilia” che il Signore compie. Per questo, nel voler tracciare le linee spirituali del suo essere uomo e uomo di Chiesa non potevamo non partire dalla sorpresa”.
Uomo del suo tempo, uomo del suo Dio. L’obiettivo dei lavori in memoria di mons. Cataldo Naro era “illustrare il profilo spirituale emergente dai suoi scritti e dalla sua vicenda di intellettuale e di pastore che ben seppe interpretare il senso della presenza ecclesiale in un’epoca di radicali metamorfosi come quella in cui viviamo. E le linee spirituali che disegnano il profilo cristiano di mons. Cataldo Naro – dice don Massimo - incrociano due importanti orizzonti: quello della Parola di Dio, da cui sorge ogni vera esperienza credente, e quello della storia in cui il cristiano tenta di incarnare, quotidianamente, il dirsi di Dio coerentemente al Vangelo di Cristo. Del resto – aggiunge il docente di Teologia sistematica presso la Facoltà teologica di Sicilia - l’esperienza autenticamente cristiana ha sempre un duplice profilo: quello cronologico, perché essa non è mai astratta, astorica, disincarnata, e quello kairologico, perché essa deriva innanzitutto dall’intervento della grazia del Signore e non solo dall’impegno religioso ed etico del credente. È ciò che accade alle personalità spirituali eminenti a quelli che lo stesso mons. Naro, nei suoi numerosi studi storici sui santi siciliani, amava chiamare ‘amici di Dio’. Ora anche mons. Naro è stato ricordato nel suo rapporto d’amicizia con Dio, come “uditore della Parola” e come interprete della storia all’interno della quale gli uomini diventano “concittadini di Dio” – continua don Massimo Naro, spiegando la scelta di ricordare il fratello arcivescovo – chi lo ha conosciuto sa come Cataldo Naro non si sia limitato a studiare, da storico esperto qual era, i santi, ma li abbia pure sentiti vicini a sé, come suoi compagni di viaggio: non è un caso che, nel convegno, sia stata illustrata anche l’amicizia spirituale che mons. Naro intrattenne con uno degli ultimi grandi mistici del cattolicesimo italiano contemporaneo, Divo Barsotti. Il loro carteggio epistolare si compone di circa 80 lettere”.
A testa alta. Nell’ultima parte dei lavori sono stati presentati gli atti del convegno tenutosi a Caltanissetta il 18 ottobre del 2008. Un lavoro curato da Chiara Canta e da Salvatore Rizza, e intitolato “Non facciamo come lo struzzo. L‘impegno intellettuale di Cataldo Naro tra ricerca storica, analisi sociologica e ripensamento della prassi”. Il titolo del libro è citazione di una frase di mons. Cataldo Naro, secondo cui “il rischio, per chi è impegnato nella cura pastorale, è di affondare la testa nella sabbia, per non vedere i veri problemi e per non cambiare nulla nei propri metodi, diventando così la pastorale scarsamente incisiva, disattenta alla concreta situazione delle persone, soltanto retorica”.
A CURA DI M. CHIARA IPPOLITO
|