Dal vasto mondo

MURO DI BERLINO

E’ necessario ricordare
9 novembre 1989 - 9 novembre 2009

Un evento atteso, ma inaspettato: così è stata la caduta del muro di Berlino, il 9 novembre di vent’anni fa. Non solo come grande fatto storico in sé, ma anche nelle conseguenze che si dispiegano nell’Europa e nel mondo, per molti anni, fino si può dire ad oggi.
Si chiude un ciclo, il ciclo della grande guerra europea, iniziato nel 1914, e se ne apre un altro, quello della globalizzazione, con i suoi equilibri e le sue dinamiche, ancora aperte. Cade una frontiera: questo è il dato più macroscopico. Su questa frontiera, che risaliva al 1917, in alcune sue radici, e in altre al 1945-47, si era costruito un mondo e l’Europa aveva preso una forma particolare. Da un lato un’Europa atlantica, quella delle democrazie prospere ed avanzate, dall’altra il cosiddetto socialismo realizzato… alla sovietica. Cade il muro e l’Europa faticosamente riprende a respirare, come voleva il grande papa Giovanni Paolo II, con due polmoni. Si creerà l’Unione Europea nel 1992, progressivamente allargata e in via di ulteriore allargamento verso l’area balcanica.
In Europa la caduta del muro si è prodotta nel vivo di quello che è stato definito il “tornante neo-liberale”, con effetti immediati nei paesi ex comunisti. Gli anni novanta anche all’ovest sono stati un momento di forte ristrutturazione. In particolare questo è stato evidente proprio qui in Italia, il solo grande paese occidentale, oltre la Germania, ad essere stato attraversato, anche se non in senso geografico, salvo il caso drammatico delle terre giuliano-dalmate, dalla frontiera della guerra fredda. In Italia è cambiato il sistema politico e anche il cosiddetto sistema delle partecipazioni statali.
Ma la caduta della frontiera dentro l’Europa ha anche cambiato gli equilibri geo-politici globali, con l’emergere di un’unica superpotenza da un lato e dall’altro il profilarsi del ruolo planetario dell’unico grande paese formalmente comunista, la Cina. L’11 settembre a sua volta ha sfidato gli Stati Uniti e l’occidente da un altro profilo, quello di un certo islamismo.
Insomma, vent’anni dopo il mondo del muro è sempre più lontano, anche se è necessario ricordare. E’ necessario ricordare a quanto può arrivare la mistificazione ideologica, ma anche quali sono i suoi limiti strutturali, perché alla base del comunismo, come di ogni totalitarismo, c’è un “errore antropologico”, come scrisse Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus. E prima o poi viene a galla. Ecco: il Papa è stato un grande protagonista di questa storia accelerata, perché ha accettato la sfida, ha portato la sfida a tutto campo, prima e dopo la caduta del muro, sulla base di una fede incarnata nella storia. Rileggiamo il quinto capitolo dell’enciclica Centesimus Annus: c’è una linea per sostenere la sfida del cambiamento, e proiettarla appunto sul nuovo orizzonte globalizzato, che ancora oggi è una bussola precisa per tutti.

FRANCESCO BONINI