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dalla scure che si è abbattuta sull'editoria no profit ma anche dalla carenza delle risorse a inserire più numeri in uno soltanto), se non redatto due editoriali che abbiamo fatto girare in internet, uno dei quali pubblicato dal Servizio Informazione Religiosa della CEI. Anche noi di “In Comunione”, che ora va in stampa, vogliamo unirci, non importa se ad oltre due mesi di distanza, al grande coro di quanti - tra singoli, gruppi, associazioni, istituzioni, diocesi e parrocchie, ecc… - hanno espresso solidarietà, vicinanza, occasioni di riflessione e rievocazione, momenti di preghiera, anche civile manifestazione. Siamo convinti che - e così pian piano ci introduciamo al secondo elemento, quello della didascalia nella copertina - quel crollo con le sue tragiche conseguenze debba continuare a tenere desta la memoria storica di ciascuno e della società civile con un rinnovato impegno a porre sulla sommità delle priorità, delle scelte personali, dei valori individuali e sociali, la dignità della persona umana. Sì, perché, senza entrare nei particolari dell’accaduto sul quale sono in via di svolgimento le indagini della Magistratura, a nostro avviso quella disgrazia è l’esito di una serie di leggerezze, superficialità, scelte e valutazioni errate, in cui in qualche modo si è verificato un oscuramento del grande imperativo per cui la dignità della persona umana va sempre tutelata, a qualsiasi costo. Ovunque ci giriamo, nella cronaca di tutti i giorni, in alcuni proclami della politica, in non poche espressioni culturali, scientifico-tecniche ed anche etiche, troviamo serpeggiare, in maniera più o meno evidente, il tarlo della secondarietà della persona umana, perché l’utile, il vantaggio personale, il proprio particolare, il successo, il denaro, il potere, diventano valori assoluti. Questo quadro potrebbe consolidarsi a causa di un porsi in maniera sbagliata anche dinanzi all’attuale crisi economica: ci sono pochi soldi, e così taluni dalla veduta corta potrebbero ragionare nel modo seguente: allora risparmiamo, anche sulla pelle della vita umana, dello straniero, del Sud rispetto al Nord. Forse ci dobbiamo dotare di uno sguardo lungo, quello che sa chiedersi circa quale società e quale mondo consegneremo ai nostri figli e ai nostri nipoti. Alla luce di questo sguardo, capace di proiettarsi lontano, forse porremo le premesse per risolvere i problemi di oggi. Ma ciò richiede sforzi comuni, il sacrificio di tutti, il rispetto reciproco, l’abbattimento degli steccati, la rinuncia a qualcosa di proprio. E questo è un modo diverso di dire la ‘solidarietà’.
Riccardo Losappio
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