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LETTERA DAL BRASILE DI DON MARIO PELLEGRINO
SACERDOTE FIDEI DONUM
Si trasmette il testo integrale della lettera dal Brasile di Don Mario Pellegrino, sacerdote fidei donum, nativo di Bisceglie
Natale del Signore: due logiche a confronto
Eccoci finalmente ad un nuovo Natale che risveglia nel cuore del mondo le emozioni più belle, facendo una grande festa in cui però, anno dopo anno, sempre più persone si dimenticano il vero Festeggiato.E così arriva il Natale con le solite pance piene e i cuori vuoti; arriva il Natale dei regali all’ultimo minuto senza dare almeno un minuto al vero Regalo. La notte di Natale ha tutto il suo fascino: dalla solenne celebrazione al presepe, dalla cena in famiglia alla consegna dei regali, dagli auguri ai propositi buoni.
No. Noi non possiamo cedere al passo del mondo. La nostra fede non è un insieme di emozioni e sensazioni, simili a luci intermittenti che vanno e vengono.
Per un momento vorrei invitarvi a fare un tentativo: uscire dal “nostro” Natale per provare a guardarlo con gli occhi di Dio; impresa ardua, ma doverosa per ciascun credente.
Il testo evangelico di Luca, è attento a evidenziare che “in quel tempo” tutti i giudei furono chiamati da Cesare Ottaviano Augusto per un censimento.
Il motivo di tale azione è da ricercarsi nell’efficientismo della macchina burocratica imperiale: l’imperatore ha sconfitto il suo nemico (Antonio, nella battaglia di Azio del 31 a.C.) e, come segno del ritorno alla stabilità, ordina i conteggio delle persone presenti dell’impero, come segno di riorganizzazione. Censire rientra pertanto nella logica umana e, se ci pensiamo un attimo, fa parte anche del nostro natale.
Proviamo ora, come vi dicevo, a guardare il Natale con gli occhi di Dio:
1. Augusto inizia la “pace” imperiale con il censimento, Dio inizia a donare la Sua “pace” con la nascita di suo Figlio;
2. l’imperatore esercita il suo dominio universale conteggiando le ricchezze, Dio esercita il suo dominio nell’assoluta povertà;
3. Giovanni Battista nasce in un gioioso clima familiare, Gesù nasce nella più imprevedibile quotidianità.
Prima del 25 dicembre, ciascuno di noi ha bisogno di “censire” le spese da affrontare, il cibo da consumare, i regali da acquistare. Deve essere tutto pronto, perché a Natale arrivano i parenti, ci si deve ricordare delle persone care, si attendono i regali. Eppure, l’evangelista ci ricorda che Dio inizia a “censire”, cioè a conteggiare il cuore dell’uomo, a partire dalla sua capacità di riconoscere quella luce che promana dal luogo apparentemente più oscuro, per ritrovarsi innanzi il dono più bello di Dio: se stesso.
Torniamo al “nostro” Natale: abiti eleganti, case addobbate a festa, luci e colori dappertutto. Eppure, Dio viene a dirci, in questa notte, che la luce del Natale non è nel luccichio dei nostri addobbi, ma nella fasce che avvolgono un bambino in una grotta. Il “Natale” di Dio non si ritrova nel nostro sistema organizzativo fatto di luci fredde e appariscenti, ma nel buio di una stalla, non è nei vestiti caldi, ma sopra un po’ di paglia, non è nella visita dei super mercati, ma nella capacità di accogliere un bambino. Il testo lucano prosegue con la narrazione della vicenda dei pastori. Anche in questo caso, possiamo rivedere il “nostro” Natale. I pastori simboleggiano coloro che anche a Natale sono costretti a pensare al proprio lavoro, o indaffarati per altri motivi: non tutti possono far festa, altrimenti chi garantisce i servizi essenziali?
La prospettiva del “Natale” di Dio, invece, si racchiude nell’invito dell’angelo: vi annuncio una grande gioia. Anche per i pastori è nato il Salvatore; anche per chi è costretto a non festeggiare il Natale per lavoro, per malattia, per qualsiasi altro motivo, è nato il Salvatore. Allora è proprio vero che Dio ci annuncia una grande gioia: Gesù nasce per tutti, anche per chi non può o non vuole accoglierlo. Il Signore ci chiede solo di festeggiare il “Suo” Natale, non il “Natale” imposto dal tempo che scorre.
Non chiudiamo il cuore dopo aver calcolato tutto ciò che occorre, dimenticandoci che Dio ci può sorprendere in ogni momento; non rifiutiamo l’accoglienza, perché la luce di Dio si manifesta nei luoghi e nei momenti che non pensiamo; soprattutto, non restiamo fermi a vegliare sul gregge delle nostre sicurezze, ma accogliamo la Parola di Dio, la “grande gioia”. Abbiamo sempre il coraggio e il desiderio di alzarci, di andargli incontro, per riassaporare il Natale vero … quello voluto da Dio.
I Vangeli del Natale segnano quasi un crescendo nell’affermare proprio questo: dal testo della genealogia di Gesù (messa della vigilia) allo splendido racconto di Luca della nascita di Gesù e del cammino dei pastori verso Betlemme (messa della notte) al ritorno dei pastori che glorificano Dio (messa dell’aurora), fino alla Messa del giorno, con il mirabile prologo del quarto vangelo. Quando Giovanni, ultimo tra gli evangelisti, scrive il suo libro non ha più bisogno di raccontare la nascita del Signore. I credenti del primo secolo ne sono già informati, conoscono quanto è avvenuto a Betlemme, sanno di Maria e di Giuseppe, degli angeli, dei pastori. Matteo e Luca hanno già offerto tutti gli elementi essenziali del Natale. Ora c’è bisogno della contemplazione del mistero.
Oggi accade più o meno così: oltre a molti che festeggiano il Natale senza più sapere perché, ce ne sono altri che lo sanno bene, ma che hanno perso il gusto, il coraggio, il tempo di contemplare.
Oggi, più che mai, abbiamo bisogno dello sguardo di Giovanni: è lo sguardo del credente che non solo si ferma con emozione davanti a un Dio bambino, ma lo chiama il “Verbo della vita”, ossia il senso di tutto; guarda la stella e non vede solo un segno del cielo, ma un riflesso della vera Luce che illumina ogni uomo, Gesù Cristo; guarda alla nascita e non vede solo una vita ma la Vita. Abbiamo più che mai bisogno di ritornare a questa sorgente di Vita e di Luce che è Cristo, che dà un valore nuovo all’intera creazione.
Il v. 14 è il culmine del prologo: il Verbo diviene carne e viene ad abitare tra gli uomini, designando con il termine “carne” l’uomo nel suo aspetto terreno e mortale. Qui è il centro di tutto, il misterioso scambio tra un Dio che si fa uomo, per porre l’uomo accanto a Dio.
In un Natale di alcuni anni fa, il Papa ci invitò a toccare da vicino questo mistero: Nella stalla di Betlemme cielo e terra si toccano. Il cielo è venuto sulla terra. Per questo, da lì emana una luce per tutti i tempi; per questo lì s’accende la gioia; per questo lì nasce il canto. Il cielo non appartiene alla geografia dello spazio, ma alla geografia del cuore. E il cuore di Dio, nella Notte santa, si è chinato giù fin nella stalla: l’umiltà di Dio è il cielo. E se andiamo incontro a questa umiltà, allora tocchiamo il cielo. Allora diventa nuova anche la terra. Con l’umiltà dei pastori mettiamoci in cammino, in questa Notte santa, verso il Bimbo nella stalla! Tocchiamo l’umiltà di Dio, il cuore di Dio! Allora la sua gioia toccherà noi e renderà più luminoso il mondo.
Se vogliamo vivere in pienezza il mistero del Natale dobbiamo fare come Giovanni: passare dal guardare al contemplare. E allora, tra le pieghe della nostra vita quotidiana, fatta di abitudini, preoccupazioni, entusiasmi, delusioni, fatiche, riprese, potremo contemplare lo spettacolo inaudito di un Dio che cammina con noi. Oggi. Sempre.
Il Dio che “nessuno ha mai visto” ora ci è rivelato, si racconta, si dona, dando luce anche alle nostre situazioni più drammatiche, come ha dato luce ad una misera stalla nella notte.
Se ci fermiamo alle nostre emozioni Dio passerà senza fermarsi. Se ci affidiamo alle sensazioni tutto quello che è aria di festa si può tradurre in nostalgia dei tempi andati, in vuoti di persone che non ci sono più, in momenti di gioia che poi finiscono come nascono o, ancor più banalmente, in numeri della tombola che non escono.
Se ci fermiamo a contemplare, invece, non vivremo questo Natale pensando ai Natali passati, ma augurandoci di vivere presto il Natale futuro, quando il Signore compirà la sua ultima e definitiva venuta.
E allora, buon Natale, con l’augurio di sperimentare ancora una volta la vicinanza di Dio e di impegnarci a portarLo agli altri in concreti atti d’amore.
Con affetto, il Vostro sacerdote fidei donum Mario Pellegrino
Missionario in Brasile
10 dicembre 2011
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