ALL'INTERNO DELLA CRISI ECONOMICA. Intervista al prof. Luciano Canova
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Domenica 06 Novembre 2011 15:23
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ALL'INTERNO DELLA CRISI ECONOMICA

intervista al prof. Luciano Canova

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Luciano Canova è attualmente docente di economia ed economia sperimentale alla Scuola Mattei di Enicorporateuniversity, si occupa di economia sperimentale e della felicità. Di ritorno, in Italia ,dopo due anni di esperienza alla Paris School of Economics, nell’unità Microsimula (valutazione delle politiche pubbliche), ha conseguito il dottorato in Modelli Quantitativi per la Politica Economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore e, in precedenza, un Master of Arts in Development Economics alla University of Sussex. E’ anche autore del volume “Una gabbia andò a cercare un uccello –L’ambiente e il suo valore”, (Libri Scheiwiller, Gruppo Sole 24H), collabora,tra l’altro, con http://lavoce.info. Vedendo l’attualità socioeconomica in atto, gli abbiamo posto dei quesiti, per avere una maggiore chiarezza dei processi in atto.

-Ci può spiegare in modo semplice e chiaro come è iniziata la crisi economica in atto?

La crisi e' cominciata nel 2008 e ha un'origine finanziaria. Il fallimento della Lehman Brothers si e' trasferito a catena su altri istituti finanziari e, in seguito, sull'economia reale. Il fallimento della banca fu dovuto ai cosiddetti mutui subprime: le banche concedevano crediti rischiosissimi a soggetti con alta probabilità di non ripagare il debito. Questo avveniva perché esistevano ed esistono titoli tossici (i credit default swap) che assicurano le banche contro investimenti rischiosi. La finanza si e' farcita nel tempo di questi titoli altamente nocivi, che mostrano un primo colossale problema: eliminare il rischio dall'attività bancaria riduce i margini di attenzione con cui una banca promuove i suoi investimenti. E sgancia l'attività economica dalla realtà. Con tutte le conseguenze nocive che sono sotto gli occhi di tutti.

- Quale può essere il ruolo dell'economia sociale "nell'ammorbidire" la crisi ?

Per esempio, ed e' già un'impresa improba, promuovendo proprio un'idea di rapporti tra economia e società reali, per l'appunto, con attenzione preventiva verso le bolle e il liberismo selvaggio. Legalità, regolamentazione, rule of law: e' tempo di lasciare spazio all'etica e alle istituzioni. Appare sempre più come una necessita'.

. Come può aiutare la green economy nel rilancio dell'economia ?

Lo mostrano le immagini dell'alluvione alle 5 Terre di questi giorni. Come sempre, il post e' un crogiuolo di "quel villaggio non doveva essere costruito li'", "il rispetto del vincolo ambientale e' venuto meno per l'allentarsi della legislazione", etc. Il cambiamento climatico e' un fatto scientifico che pone un nuovo problema: l'aumento della frequenza degli eventi estremi si traduce in un incremento dell'imprevedibilità. E dove c'è imprevedibilità, c'è necessita' di etica ambientale e adozione del principio di prudenza. Così che, ex ante, si ragioni su un nuovo modello di sviluppo che consenta, piu' che di anticipare la catastrofe, di pensare oltre la stessa. La green economy coniuga innovazione e rispetto del limite.

- Quanto la sobrietà e la parsimonia possono contribuire ad un tenore di vita decoroso ?

Molto, perché l'idea di limite e' prima di tutto portatrice di una teoria del rispetto, di cui il sistema globale necessita. L'economista John Stuart Mill, già nel diciannovesimo secolo, anticipava l'idea di decrescita quando ancora l'Inghilterra si avventurava nel primo sviluppo industriale. A dimostrazione che una sana consapevolezza del limite, mi ripeto, affonda le sue radici in una concezione dell'uomo come persona che e' molto distante dall'individuo auto-interessato e amorale al centro dei modelli economici. E' tempo di reinserire la complessità e ricchezza umana nelle teorie di noi economisti.

- Come si può favorire una crescita economica sostenibile ?

Inevitabilmente facendo riferimento ad una qualche teoria di giustizia. Gli accordi internazionali, sempre più, dovranno mettere al centro la questione distributiva: su questo e' inutile nascondersi dietro a un dito. Non si può pretendere dalla potenza cinese un intervento a favore dell'eurozona per sostenerne il debito, senza cedere in cambio qualcosa (leggi: potere decisionale nelle grandi istituzioni internazionali, come l'FMI). Crescita sostenibile significa appunto più opportunità e risorse per chi non le ha avute finora, con la consapevolezza che una crescita smodata, nel medio periodo, mette in gioco questa volta la sopravvivenza dell'intero pianeta.

-Com'è possibile risparmiare ?

Una risposta molto keynesiana sarebbe che si risparmia, senz'altro, consumando di meno. Quindi, se si consuma troppo, come negli Stati Uniti (lo mostrano dati decennali), si risparmia troppo poco, e si alimentano i deficit della bilancia commerciale. Le famiglie italiane, invece, risparmiano tradizionalmente molto, ma ora sono messe a dura prova da una politica mediocre che fa gravare il costo del risanamento in modo sostanzialmente regressivo. Alimentando il malcontento.Il risparmio e' privato, ma anche pubblico, per esempio con quella spending review (promossa dal compianto Padoa Schioppa) che prevedeva di ridurre e razionalizzare gli sprechi della spesa pubblica. Sono tempi in cui un gesto della classe politica teso a ridurne i privilegi sarebbe visto come di buon esempio dal cittadino comune. Ma non mi pare di vedere molta oculatezza, all'orizzonte.

- Quale indicatore,secondo Lei,potrebbe superare il PIL verso un sistema economico più equo ?

Non sono un fanatico degli indicatori, anche se ne esistono tanti e da tanto tempo: l'indice di Sviluppo Umano, basato sull'approccio di Amartya Sen; il Better Life Index promosso dall'Ocse. Entrambi aggregano molte dimensioni del benessere per dare una misurazione più completa e rotonda della ricchezza.Per quanto mi riguarda, il Pil e' un indicatore importante, purché vi si riconosca solo la natura e la funzione che ha: quella di una statistica di contabilità nazionale che da' un'informazione sintetica della produzione di un'economia.Oltre a ciò, pero', c'è il dominio della politica e della comunità, che devono integrare i numeri con una visione multidimensionale del benessere, che tenga conto della felicita' e della realizzazione di una vita degna.

- In che modo, un governo può cercare di raccimolare più danaro cercando di dare un pò di fiato alle casse pubbliche ?

Innanzitutto, e mi sembra un must, chiedendolo a chi ne ha di più: patrimoniale sui redditi alti, per esempio, che non ha gli effetti depressivi temuti. Poi eliminando la logica dei tagli lineari ai ministeri, concentrando le risorse sulle determinanti strutturali della crescita di lungo periodo: istruzione e ricerca.Una possibilità evocata da Draghi e' quella di rimodulare il carico fiscale, spostandolo dalle persone e dal lavoro alle cose. In Italia, in modo particolare, scriviamo forte e chiaro che va fatto molto in termini di cultura della legalità e di lotta all'evasione fiscale: se si stima un'evasione di 100 miliardi di euro, si intuisce la portata del problema.

- E' più conveniente effettuare una manutenzione periodica del territorio o pagare il costo delle periodiche calamità naturali ?

Come detto prima, le catastrofi sono imprevedibili e, data la loro bassa probabilità di verifica, tendono a produrre comportamenti disattenti, quando non controproducenti. L'urgenza ambientale si affronta con l'etica e la pratica quotidiana del rispetto. Che producono cultura.

- Come si sta evolvendo il mondo del lavoro in un contesto globalizzato ?

Il lavoro a livello globale contribuisce a scollare da un lato l'attività economica dalla realtà. Quanti prodotti sono "made in Italy, assemblati in Cina, riassemblati in Italia con la supervisione di Pinco Pallino"? Un mercato globale produce spinte centrifughe che favoriscono la deresponsabilizzazione: non sono pero' tra quelli che negano l'importanza e le opportunità di un contesto globale, laddove appunto si accompagni l'attività economica con politiche, in questo caso del lavoro, che mettano al centro la persona. Esempi come quelli di Altromercato e Commercio Equo mostrano sia quanto la strada sia lunga, ma anche quanto sia stimolante la battaglia per una promozione della cultura della solidarietà.

Giuseppe Faretra

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