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Domenica la giornata mondiale delle migrazioni
Una riflessione del direttore della Commissione diocesana Migrantes

“Domenica 17 gennaio , in tutta la Chiesa universale si celebrerà la Giornata Mondiale delle Migrazioni sul tema “Il minore migrante e rifugiato, una speranza per il futuro” e sarà effettuata una colletta per sostenere progetti di sostegno ai migranti. Di seguito , si propone il testo integrale di una riflessione di Riccardo Garbetta, Direttore della Commissione diocesana Migrantes

“IL MINORE MIGRANTE E RIFUGIATO,
UNA SPERANZA PER IL FUTURO”

Carissimi,
domenica prossima, 17 gennaio 2010, vivremo la Giornata Mondiale delle Migrazioni, che ha per tema: “Il minore e rifugiato, una speranza per il futuro”.
Spero abbiate ricevuto il materiale di sussidio pastorale, inviato dalla CEI, riguardante il Messaggio del Papa, alcune piste di riflessione, il manifesto della Giornata.
A questo materiale sicuramente molto utile per approfondire il tema del minore migrante, inserito a pieno titolo nella nostra società, accludo alcuni dati statistici circa la presenza di immigrati sul nostro territorio regionale.
Sarebbe stato di grande aiuto la conoscenza delle presenze extracomunitarie nella nostra Arcidiocesi ma, essendomi insediato da circa due mesi, mi è stato difficile avviare la Commissione Migrazioni in tutte le sue specificità, una fra tante, la convocazione dei referenti parrocchiali per le Migrazioni che, sono sicuro, avrete già individuato all’interno del Consiglio Pastorale Parrocchiale delle vostre Parrocchie.
Confidando nella vostra sensibilità alla realtà migrante, tenendo presente i cinque ambiti che compongono il mondo migratorio, ovvero: Immigrati, Emigrati, Sinti e Rom, Circensi e Lunaparkisti, Marittimi e Aeroportuali, accludo due brevi tracce di approfondimento, maturate alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno interessato il mondo della mobilità umana.

Popolazione residente 4.079.702
Cittadini stranieri residenti: 73.848
Minori iscritti a scuola 11.607
Incidenza stranieri su totale 1,8%
Incremento 2007\2008 15,6%
Presenza di minori 20%

Dati forniti da: Immigrazione dossier statistico 2009.

Questa può essere una prima chiave di lettura della Giornata. La convinzione (o forse sarebbe più opportuno dire la speranza) che accompagna i nostri giorni è che il nostro mondo sia ormai immobile, bloccato, con i suoi ritmi così rassicuranti, sempre uguali.
Ciò, chiaramente, non risponde a realtà; basti pensare alle innumerevoli scoperte in campo medico, scientifico, ai tanti piccoli “ritocchi sociali” che ci danno l’illusione di una nostra compartecipazione agli eventi.
E accettiamo malvolentieri tutto quello che, nel mondo, si tinge di precarietà, di incertezza, vivendo il terrore che tali cambiamenti si avvicinino troppo alla nostra sfera vitale.
Ma “Rosarno” ha bussato alle nostre porte, ha invaso le nostre tranquille pause-pranzo e le nostre cene con una crudezza che pensavamo relegata in vecchi films sulle intolleranze razziali americane o sudafricane.
Il tutto è scoppiato in pieno clima natalizio, a ridosso della festa dell’Epifania, ricorrenza di solito usata in parecchie diocesi per vivere la “Festa dei Popoli”.
Cercare di capire le ragioni della repressione immigratoria di Rosarno, ora suonerebbe di dietrologia; interroghiamoci magari su quanti, di coloro che hanno partecipato alle varie rappresaglie contro gli immigrati, hanno poi potuto partecipare in piena coscienza cristiana alla Messa domenicale, recitando magari con trasporto la preghiera del “Padre nostro”.
Scusate questa mia piccola digressione ma sentivo il dovere di ricordare tali avvenimenti che sono tuttora in divenire; anche perché, il brano che guiderà la Giornata Mondiale delle Migrazioni di quest’anno, tratto dal libro del profeta Amos, dice testualmente: “Io dissi, Dio, perdona! Come potrà resistere Giacobbe? È tanto piccolo” (Am 7, 2-5).
Di fronte all’invasione delle cavallette, che divoravano l’erba della seconda mietitura, il profeta implora Dio affinché risparmi il popolo eletto dalla fame: Dio interviene.
In quel di Rosarno, nei primi tempi, l’accoglienza dell’immigrato è stata spontanea da parte dei cittadini; basti pensare alla mensa per gli immigrati organizzata spontaneamente e aiutata dai giovani volontari del paese.
Senza dimenticare l’accondiscendenza delle autorità civili, delle forze dell’ordine e delle istituzioni regionali, giustificando, in tal modo, l’impiego di manovalanza irregolare nell’agricoltura locale.
Quelli che su certa stampa sono diventati “negri” lavoravano alla raccolta dei mandarini e delle olive, subendo anche dei taglieggiamenti da parte della criminalità locale, ma questo fa parte del nostro malcostume italico.
Ciò che è cambiato nei rapporti fra i rosarnesi e gli immigrati è proprio il rapporto di aggregazione, molto forte in tutti gli immigrati ma ormai solo un pio ricordo nella nostra società, così votata all’individualismo e all’individualità.
Questo rende i circa 2500 extracomunitari un gruppo pericoloso agli occhi di chi vuole mantenere la disgregazione o meglio, mutuando il linguaggio di alcuni sociologi eminenti, la “condizione coriandolo” della nostra società, ovvero una moltitudine di persone con interessi completamente diversi dagli altri, come appunto i coriandoli.
Poi tutto si ammanta di ideologie più o meno xenofobe e tutto il resto è cronaca.
Quella proposta dalla Fondazione Migrantes riguarda la presenza dei minori immigrati sul nostro territorio nazionale e regionale.
Tale presenza non deve solo tener conto delle presenze irregolari o con permesso di soggiorno temporaneo ma anche la moltitudine di minori che, figli di immigrati ormai stanziali, sono arrivati in Italia in tenerissima età o, addirittura, nati nel nostro Paese e quindi in possesso della cittadinanza italiana.
Questo particolare non li mette al riparo di discriminazioni, attenzioni particolari o, ancor peggio, disattenzioni da parte del mondo della scuola e del lavoro (se pensiamo ai figli dei primi immigrati albanesi giunti nella nostra Puglia quasi vent’anni fa).
Ascoltando le cronache politiche di questi ultimi giorni, mi è rimasto impresso il ddl, presentato in Parlamento dal Ministro dell’Istruzione, riguardante, fra l’altro, il tetto massimo di alunni stranieri per classe, tetto fissato nella misura del 30%. Tale misura ha trovato giustificazione nella difficoltà che hanno i bambini immigrati nell’apprendere la lingua italiana e tante altre amenità italiche le cui acquisizioni sembrerebbero quasi innate nei bambini italiani.
Ma i problemi di gestione di un tale evento sarebbero realmente avvilenti e discriminanti per quei bambini e ragazzi che, vivendo in zone la cui percentuale di stranieri è superiore alla media, si vedrebbero distribuiti in classi di livello di insegnamento inferiore rispetto ai pari età italiani. Sarebbe a dire che, in un plesso scolastico in cui la media di stranieri supera il 30%, gli esuberi retrocederebbero alla classe inferiore, sempre in ragione di quel benedetto 30%. Se questo non è discriminante…
Ma occorre altresì tener presente che, pur con i nostri ciclopici sforzi di limitare lo spazio di interazione degli immigrati, saremo sempre e in ogni caso di fronte ad un numero sempre maggiore di presenze straniere regolarizzate.
Il nostro futuro apparterrà di conseguenza anche e soprattutto a loro, a quel piccolo “Giacobbe” che avrà il diritto di esprimere la sua vitale esistenza sul nostro territorio che è anche il loro.
Ecco la necessità di un impegno urgente a riqualificare la nostra vita di fede alla luce di un mondo che è in continuo divenire, nel quale noi diveniamo sempre più comprimari, a cui è chiesto di condividere quanto abbiamo ereditato e avendo sempre presente la responsabilità di quello che lasciamo alle generazioni future.
Cristo si è radicato in mezzo a noi nei volti di chi accogliamo o di chi rifiutiamo: non perdiamo questo appuntamento con la grazia.

Riccardo Garbetta
Direttore Commissione Migrantes

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